"Rita Atria" - News
25/05/2008 - Ustica: La sapevate questa? Intervista al Generale di Corpo d'Armata dei Carabinieri Nicolò Bozzo
L'infaticabile Laura ci invia una email in cui ci segnala una interessante intervista al Gen. Nicolò Bozzo. Chi conosce l'argomento e soprattutto le abitudini espositive dei militari potrà cogliere in un discorso per noi ampiamente depistatnte segnali interessanti. Una delle tecniche dei lessici militari è quella di dirle "grosse" e di lasciar libera la fantasia per fini a noi ufficialmente ignoti (ma non ufficiosamente) e di mettere in mezzo brandelli di verità. In Italia ci si esercita da ormai 60 anni ad interpretare le verità "nascoste". Buona lettura. Se non altro servirà a dimostrare che il mondo è bello perché e "vario".
Riceviamo da Laura Picchi: 25 maggio 2008
Nonostante che il generale Bozzo dei Cc su Ustica riparla dell'ipotesi francese, americana o libica per Ustica, per me ovviamente depistanti, ci dice un paio di cose(le evidenzio di rosso) che fanno venire correre un grosso brivido sulla schiena su quello che Dalla Chiesa sapeva su Ustica. Ecco la sua intervista:
Intervista al Generale di Corpo d'Armata dei Carabinieri Nicolò Bozzo
Intervista realizzata a Savona il 30/04/03 dagli studenti dell'istituto "Tesauro" di Fossano (M. Macciò, C. Roccia, S. Maccagno, A. Totaro)
Generale, in che modo la sua storia si incrocia con la Strage di Ustica?
In un certo senso si può dire che inizi il 26 giugno '80: è in quel giorno che io e mio fratello siamo partiti in traghetto da Genova per Bastia. In quel periodo ero in servizio a Milano, comandante della sezione antiterrorismo. Il mio superiore diretto era il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa che, dopo due anni di servizio ininterrotto (domeniche comprese) mi aveva concesso una settimana di vacanza. Mio fratello, appassionato di foto di soggetto militare mi aveva consigliato Solenzara, dove lui era già stato, dicendo che vi era una spiaggia magnifica e una base da dove si potevano vedere gli aerei. Per me andava bene, visto che volevo soltanto dormire. A Solenzara siamo arrivati nella tarda mattinata del 27 giugno. Verso le 11.00-11.30 del mattino i movimenti degli aerei erano molto intensi. L'albergatrice, che parlava perfettamente italiano, mi aveva detto di non preoccuparmi perché alle 14.00 il movimento sarebbe finito. Dopo una pennichella post-pranzo, siamo scesi in spiaggia. Gli aerei verso le 14.00 hanno smesso, ma hanno ripreso nel tardo pomeriggio. Verso sera mio fratello mi ha detto: ti porto in una pizzeria accanto alla base dove fanno una pizza favolosa. Ma alla pizzeria ci hanno detto che se volevamo mangiare dovevamo fare in fretta e furia perché le sale sono tutte prenotate dai piloti degli aerei. Una volta arrivati in albergo, gli aerei hanno continuato a volare fino alle 2.00-3.00 di notte. La mattina dopo l'albergatrice si è scusata dicendo che un fatto del genere non era mai successo e ha ricollegato la circostanza a un aereo italiano che era disperso. Il 28 giugno, in effetti, gli aerei hanno volato solo fino alle 14.00, idem gli altri giorni.
Che tipo di aerei ha visto la sera del 27 giugno?
Io ho visto Mirage, F-104 e forse aerei di un terzo tipo che non ricordo. I piloti erano francesi ma anche belgi, tedeschi e, mi sembra di ricordare, olandesi. Mio fratello mi aveva spiegato che, anche se la Francia non faceva parte della NATO militare, poteva capitare che aerei di altre nazioni trovassero ospitalità o facessero esercitazioni insieme a quelli francesi.
Cosa è successo al suo rientro a Milano?
Una settimana dopo, quando sono tornato al lavoro, Dalla Chiesa mi ha chiesto se avevo sentito dell'aereo. Naturalmente avevo letto i giornali, ma allora non ho assolutamente collegato la caduta del DC9 con Solenzara. Piuttosto, il generale Dalla Chiesa mi aveva detto qualcosa del tipo: in quell'aereo ho rischiato di esserci io. Il figlio Nando, infatti, era ed è sposato con una palermitana e lui il 27 doveva raggiungerlo proprio a Palermo. Per motivi di prudenza, Dalla Chiesa faceva sempre prenotare il volo da tre aeroporti diversi (il 27 giugno erano Bologna, Malpensa e Torino). Quel giorno aveva deciso - o, meglio: aveva pensato - di prendere l'aereo a Bologna, ma non lo aveva detto a nessuno. Poi all'ultimo momento aveva rinunciato per motivi di lavoro. Sul fatto c'era stato uno scambio di informazioni con Roma (l'Emilia, per quanto riguarda i carabinieri, è sotto la giurisdizione dell'Italia Centrale) ma io non avevo avviato nessuna indagine particolare.
Arriviamo in Calabria ...
Nel frattempo sono diventato colonnello e nel '90 sono comandante della Legione di Catanzaro. Il giudice Priore mi telefona per dirmi che deve venire in Calabria per quel Mig libico precipitato sulla Sila. Va bene, ho risposto e quando sono arrivati Priore e il procuratore Salvi (attualmente membro del CSM). ho messo i carabinieri a disposizione e li ho accompagnati nei sopralluoghi. Dopo la ricognizione hanno voluto fare il punto della situazione e siamo andati al Comando di Crotone; io faccio per allontanarmi ma loro mi pregano di restare. A un certo punto Salvi e Priore parlano della Francia e del fatto che da Solenzara potrebbero essere partiti aerei con una parte di rilievo nella vicenda. Ma, dice Priore, i francesi hanno dichiarato che dal primo pomeriggio del 27 giugno non era decollato nessun aereo da Solenzara. Questo non è vero, dico io tra lo stupore generale e a quel punto racconto quanto era accaduto il 27 giugno dell'80.
Lei, però, all'inizio non viene interrogato ufficialmente da Priore ...
E' vero: sono io che ho chiesto al giudice di non chiamarmi subito a deporre. Tra l'altro, mio fratello poteva essere molto più utile di me: lui, infatti, teneva un diario aggiornatissimo, quasi ora per ora, di tutti i viaggi che faceva, compreso quello a Solenzara, e aveva anche scattato delle fotografie. Le foto di mio fratello sono state analizzate da periti per conto del giudice: risulta che sono state scattate nel tardo pomeriggio. E nel '90, quando è cominciata a circolare la notizia che i giudici erano andati sulla Sila, mi ha telefonato un uomo, direi un professionista, raccontandomi che il 27 giugno, mentre dalla finestra di casa scattava delle foto ai figli, ha visto un aereo che planava e l'ha fotografato. Io ho subito consigliato di rivolgersi al giudice.
A un certo punto Priore ha sentito anche lei...
Sì: ad un certo punto Priore mi ha detto: che era necessaria anche la mia deposizione. Penso fosse per dar più forza alla testimonianza di mio fratello. Comunque, ho risposto di buon grado alle domande.
Passiamo a Krizmancic.
Krizmancic era un geometra jugoslavo che lavorava in un'impresa specializzata nella costruzione di aeroporti militari. Qualche tempo prima, mentre lavorava a Sofia aveva conosciuto la cameriera dell'Ambasciata italiana e aveva finito per sposarla. Così, all'inizio del 1980 lui voleva la cittadinanza italiana. Dalla Chiesa lo aveva saputo e mi aveva spedito a casa sua a Serravalle Scrivia. Il generale voleva sapere se in qualche base di Gheddafi si addestrassero terroristi italiani. La prima volta avevo potuto parlare solo con la moglie: Krizmancic non c'era perché in quel periodo lavorava in una base militare libica. Vedo per la prima volta Krizmancic nel gennaio dell'80 e gli chiedo della presenza di italiani. Lui mi risponde di non averne visto nessuno ma promette di controllare e di riferirmi al prossimo incontro. Il geometra, tra l'altro, conosceva benissimo l'arabo perché con la sua impresa aveva lavorato in vari paesi africani (Egitto e Algeria tra gli altri). Inoltre, era considerato dai libici una persona di sicuro affidamento: basti dire che Krizmancic, nelle basi libiche dove lavorava, era ammesso al Circolo Ufficiali. Del resto, la sua impresa era jugoslava, il presidente jugoslavo Tito era il leader dei paesi non allineati e, quindi, non solo un alleato ma una sorta di idolo per la Libia. Vedo la seconda volta Krizmancic verso maggio dell'80. Mi conferma di non aver visto nessun italiano ma dice anche di aver colto qualcosa che forse mi può interessare: da una breve conversazione di due ufficiali dell'Aeronautica libica (poi confermata da un'altra breve indicazione) ha avuto l'impressione che si stesse organizzando un colpo di Stato contro Gheddafi. L'obiettivo era di intercettare l'aereo di Gheddafi in volo e di buttarlo giù. eri Nicolò Bozzo
Generale, quanto Lei sta dicendo è di una gravità inaudita: i Servizi Segreti italiani avrebbero saputo di un attentato aereo a Gheddafi due mesi prima della vicenda di Ustica.
Ripeto: non ho la certezza, ma è del tutto verosimile che Dalla Chiesa abbia trasmesso il rapporto ai Servizi Segreti a maggio dell'80.
A questo punto ci deve dare la sua interpretazione su quanto è accaduto a Ustica.
All''epoca con Dalla Chiesa avevamo sviluppato un'ipotesi, che sembra aver trovato qualche conferma. Dunque: il 27 giugno è previsto un volo di Gheddafi da Varsavia a Tripoli, che deve passare sopra il Tirreno.L'abbattimento di Gheddafi non interessava solo l'Aeronautica libica: c'era la Francia, c'erano gli Stati Uniti ... Il piano prevedeva che due aerei libici "rinnegati" abbattessero Gheddafi e poi andassero ad atterrare a Gioia del Colle o, in alternativa, a Crotone. L'ordine originario, quindi, era quello di tener sgombro il basso Tirreno da altri aerei. Può essere successo che gli aerei libici siano partiti ma Gheddafi, mentre era già in volo, ha ricevuto un messaggio radio in cui qualcuno (i Servizi, probabilmente) lo informava dell'attentato. Va ricordato che nei Servizi Segreti italiani esistevano due anime, che facevano capo a Miceli e Maletti (non so in quale ordine): una filoaraba e una filoamericana. Qualcuno della prima corrente può aver avvertito Gheddafi. L'aereo di Gheddafi (sembra, tra l'altro, che il leader libico si servisse di un DC9 per i suoi spostamenti) devia e stranamente non torna in Libia ma atterra a Malta, dove rimane ospite di Dom Mintoff per una settimana
Pensa a qualche "regolamento di conti" per il mancato golpe?
Può darsi. Ma torniamo a Ustica: a quel punto si è inserito il DC9 Itavia, che era in ritardo di quasi due ore, per cause naturali. Da Solenzara e da Grosseto si sono alzati molti aerei per tentare di far deviare o rientrare il DC9. Uno di questi aerei, tra l'altro, aveva ai comandi due piloti morti a Ramstein nell'87. Ma, nonostante i tentativi, il DC9 arriva fino al punto Condor dove viene colpito da un missile. L'aereo che stava sotto il DC9, se questo scenario (che, lo ripeto, è una mia supposizione) è vero, potrebbe non essere libico ma un caccia alleato che tenta di far atterrare il DC9. Subito dopo un aereo libico ha avuto qualche noia e ha puntato sull'aeroporto di Crotone. Ma per qualche causa (mancanza di carburante o altro) ha deviato ed è andato a sbattere sulla Sila.
A questo punto si ritorna al Mig del 18 luglio...
Nel '90, più che altro per curiosità, mi ero letto i documenti che riguardavano il Mig. Dagli atti risultava che l'aereo fosse caduto il 18 luglio, ma non c'era nessuna prova a riguardo e io alla data non ho mai creduto. Il problema è che le indagini sono state fatte male: del caso doveva occuparsi la magistratura attraverso gli organi di polizia giudiziaria, non il SIOS e la CIA. I pochi carabinieri che dieci anni dopo erano ancora presenti in Calabria mi avevano raccontato che invece quasi subito era intervenuta una Commissione dell'Aeronautica e i carabinieri erano stati ben contenti di lasciare in mano a qualcun altro le indagini.
E' una prassi usuale quella di lasciare campo libero all'Aeronautica Militare in questi casi?
Sì, visto che si tratta di un aereo militare.
C'è anche la questione del pilota ...
Risultava che il pilota del Mig era in stato di avanzata putrefazione.
Secondo lei, è verosimlle che il pilota fosse morto il 18 luglio?
Per carità! Io di cadaveri ne ho visti tanti: non è concepibile che fosse caduto in quella data.
Qualcuno ha affermato che la putrefazione fosse dovuta al caldo torrido calabrese di giugno.
E' una sciocchezza: Castelsilano è sulla Sila, cioè in montagna. La sera a giugno sulla Sila ci si mette il maglione, altro che caldo torrido!
Nel '90 a Timpa delle Magare si trovavano ancora pezzi del Mig libico.
E' vero, ed è una cosa inaudita. La giustificazione che avevo desunto era che nessuno aveva ordinato di toglierli.
Sui giornali dell'epoca era stata fatta l'ipotesi che i resti fossero stati ributtati a Timpa nel '90, per chissà quale motivo...
No, non è possibile che siano stati buttati di proposito dieci anni dopo. Può darsi che chi nell'80 ha partecipato alle ricerche si sia portato via qualche pezzo minuscolo come "souvenir" ma che siano stati ributtati a Timpa delle Magare pezzi di maggiori dimensioni mi sembra assolutamente improbabile. Tra l'altro, sono stato a capo dei Carabinieri in Calabria dal settembre dell'89 a maggio del '93 e come comandante della Legione io ero informato su pressoché tutto quello che succedeva. Ripeto, sarei venuto a saperlo. I pezzi ritrovati nel '90 erano rimasti lì per dieci anni.
Ma è credibile che un aereo caschi il 27 giugno e per 20 giorni nessuno si accorga del relitto?
Certo che è possibile. Timpa delle Magare è un canalone estremamente scosceso, è difficile arrivarci anche solo a piedi ed è impensabile che qualcuno ci possa andare se non sta cercando qualcosa. In questo è simile a parecchie zone dei massicci della Calabria,il Pollino, la Sila, le Serre Catanzaresi, l'Aspromonte. Se un aereo cade in queste zone può non essere visto da nessuno per chissà quanto tempo.
In sintesi: che giudizio dà della vicenda del Mig di Castelsilano?
A mio avviso qualcuno da Roma ha fin dall'inizio ordinato ai carabinieri in Calabria di stare fermi e di passare la mano ai Servizi e alla CIA. A ricevere questo tipo di ordini e a dare direttive ai sottoposti non può essere stato che il comandante della Legione di Catanzaro. Nell'80 il colonnello in questione era Angiolo Livi che in seguito è passato a lavorare per il SISMI.
Generale, lei conosce l'allora capitano Gaetano Inzolia?
Si, conosco Inzolia.Che giudizio dò del suo comportamento? E' chiaro che Inzolia ha ricevuto ordini dall'alto. Nell'80 era un giovane capitano dei Carabinieri e ha ricevuto dei comandi che ha eseguito. Chi poteva dargli ordini? Ripeto: il Comandante della Legione, ossia Livi, che a mio avviso ha a sua volta avuto direttive.
Grazie, Generale: ci è stato davvero molto utile.
Dunque Dalla Chiesa sapeva prima della Strage di Ustica e secondo Bozzo lo comunica ai servizi che c'è un progetto di golpe in Libia per rovesciare Gheddafi. Viene a sapere anche del viaggio di Gheddafi quella sera verso Varsavia. Bozzo non risponderà mai, Dalla Chiesa è stato ucciso ma comunque si pongono altri interrogativi:
-Aveva capito Dalla Chiesa che la clearance l'aveva data il generale Tascio per quel viaggio di Gheddafi a Varsavia, in un giorno in cui non gli poteva essere data, vista la presenza ufficiale proprio dei francesi a Varsavia e il grosso attrito che c'era tra Libia e Francia, dopo la sonora sconfitta francese ad opera dei libici nella guerra in Ciad appena conclusa?
-Sapeva il generale Dalla Chiesa che Gheddafi aveva chiesto la clearance su una rotta e il generale Tascio aveva autorizzato il volo su un'altra rotta tutta interna al nostro paese?
-Perchè Cossiga accusa falsamente Dalla Chiesa di essere massone e appartenente alla loggia P2?
Tanti, troppi interrogativi a cui se davvero si volesse dare verità e giustizia alle vittime di Ustica e del dopo Ustica si dovrebbe a livello politico e giudiziario rispondere. Laura
19 luglio 2009:
Oggi il generale Tascio è defunto e quindi ogni eventuale responsabilità è estinta.
Veniamo alle altre domande:
a) Falcone e Borsellino collaborarono nell'ultimo periodo della loro vita con il giudice Rosario priore su Ustica, ma anche chiedevano con insistenza nuove indagini su Gladio, sui delitti Pio la Torre, Mattarella e sulla strage Dalla Chiesa. Dove erano arrivati?
b) perchè gli uomini dei servizi legati a Giulio Andreotti avvertirono Gheddafi e non fermarono la strage di Ustica?
c) fin dove era arrivato il gruppo di Dalla chiesa sulle responsabilità eventuali della politica sull'omicidio Moro e sulle cause del terrorismo e dello stragismo in Italia?
Laura Picchi