USTICA: MINISTERI CONDANNATI A RISARCIRE PARENTI 4 VITTIME

PALERMO, 30 MAG - Il giudice della seconda sezione civile del tribunale di Palermo, Gianfranco Di Leo, ha condannato i ministeri dei Trasporti e della Difesa al risarcimento, per complessivi 980 mila euro, di 15 familiari di quattro delle 81 vittime della strage di Ustica: Gaetano La Rocca, Francesco Volanti, Elvira De Lisi e Salvatore D'Alfonso Ai quattro parenti di La Rocca sono stati assegnati, in quote diverse, 460 mila euro. Ai 4 familiari di Volanti 200 mila euro. Ai tre familiari di De Lisi 180 mila euro. Ai 4 parenti di D' Alfonso 140 mila euro. Gli avvocati di Palermo, Vincenzo e Vanessa Fallica, e di Bologna, Giorgio Masini, che rappresentavano i familiari di La Rocca e Volanti, non avevano seguito l'iter del processo che si era concluso in Cassazione il 10 gennaio scorso e nel 1990 avevano citato in sede civile la presidenza del Consiglio, il ministero dei Trasporti, e il ministero degli Interni, rappresentati dall' avvocatura distrettuale dello Stato, per ottenere il risarcimento per la morte dei due passeggeri del Dc9 Itavia precipitato a largo dell'isola palermitana il 27 giugno '80. A loro, successivamente, si erano aggiunti nella richiesta i familiari di De Lisi e D'Alfonso. La Suprema corte, nel gennaio scorso, aveva chiuso la vicenda del processo penale per la strage di Ustica dichiarando inammissibile il ricorso del procuratore generale della Corte d' Appello di Roma che aveva chiesto una riformulazione della sentenza di assoluzione dei due generali dell'Aeronautica coinvolti. Respingendo il ricorso la Cassazione aveva precluso la possibilità di riaprire il processo per i risarcimenti ai familiari delle vittime. L'avvocato Vincenzo Fallica aveva chiesto per i soli eredi di La Rocca 1.149.633,05 euro (in base allo stipendio annuo della vittima agli interessi e alla rivalutazione del danno materiale) e 309.874,13 euro per danni morali. Il legale nella comparsa conclusionale aveva sostenuto, così come il legale di Marco Volanti (e non Francesco come scritto in precedenza), che «è ormai pacifico e processuale che il Dc 9 è caduto per un' esplosione, e non importa se l'ordigno era dentro l'aereo o se la caduta sia stata provocata da un missile». «Se l' aereo è esploso per una bomba a bordo - scriveva - c'è responsabilità degli organi preposti dallo Stato per il controllo della sicurezza dei voli. Seguendo l'ipotesi che l' ordigno sia esploso dall'esterno non appare dubbio che essa debba considerarsi connessa all'esercizio dell' attività militare svolta dalle Forze armate in ordine ad eventuali esercitazioni o di controllo di attività militari straniere». «Sulla prescrizione - continuava - non vi è nulla da dire perchè il termine è stato interrotto dal giudizio già instaurato dalla dante causa degli odierni attori con atto di citazione del 30 settembre 1984». (ANSA)

USTICA: AVV. FALLICA, IMPORTANTE RICONOSCIMENTO DI RESPONSABILITÀ

Palermo, 30 mag. - «Ritenevamo che la competenza fosse di Palermo e non di Roma, dal momento che la strage del Dc 9 Itavia è avvenuta nei celi di Ustica, oggi, arriva dopo la sentenza della Cassazione dello scorso gennaio un importante riconoscimento di responsabilità dello Stato in quel disastro». Così Vincenzo Fallica, legale dei familiari di Gaetano La Rocca, commenta con l'ADNKRONOS la sentenza di condanna al risarcimento dei familiari delle vittime emessa dal Tribunale di Palermo nei confronti dei ministeri dei Trasporti e della Difesa. «A Roma l'iter giudiziario- aggiunge il legale- è durato 30 anni e si è concluso con un nulla di fatto. È stato un processo dispersivo spesso oggetto di contrastanti interpretazioni, di molteplici segnali ed interventi di ogni genere ampliamente pubblicizzati dalla stampa». Per gli eredi di La Rocca l'avvocato Fallica aveva chiesto 1.149.633,05 euro (in relazione allo stipendio annuo percepito dalla vittima e agli interessi e alla rivalutazione del danno materiale), oltre a 309.874,13 euro per danni morali. Il giudice della seconda sezione civile del Tribunale di Palermo ha stabilito per i quattro parenti di La Rocca un rimborso complessivo di 460 mila euro. In particolare ai quattro familiari di Gaetano La Rocca il giudice Di Leo ha assegnato complessivamente 460 mila euro. Ai quattro familiari di Marco Volanti complessivamente 200 mila euro; ai tre familiari di Elvira De Lisi 180 mila euro. Infine ai quattro parenti di Salvatore D'Alfonso 140 mila euro. (Adnkronos)

USTICA: FISSATO APPELLO PROCEDIMENTO CIVILE PER VITTIMA

PALERMO, 30 MAG - È stata fissata per il prossimo 17 giugno l' udienza del processo civile d'appello relativo al risarcimento stabilito nel maggio dell'anno scorso dal giudice Giovanni Inzerillo per i familiari, padre, madre e due sorelle, di Rita Guzzo una delle 81 vittime della strage del Dc9 Itavia, al largo di Ustica il 27 giugno 1980. Nel primo processo il ministero dei Trasporti venne condannato a risarcire 123 mila euro ai parenti della vittima. L'avvocatura distrettuale dello Stato ha presentato appello alla sentenza. La famiglia Guzzo venne assistita dall' avvocato Pietro Norrito che citò il registro aeronautico nel 1981. Quello dei familiari di Rita Guzzo è stato il primo caso di risarcimento per la strage di Ustica. (ANSA)

USTICA: GIUDICE CONDANNA MINISTERI A RISARCIRE VITTIME

PALERMO, 30 MAG - Un giudice ha condannato i ministeri dei Trasporti e delle Difesa a risarcire i 15 familiari di quattro vittime della strage di Ustica quando, il 27 giugno '80, un Dc9 Itavia precipitò a largo dell'isola palermitana provocando la morte di 81 persone e aggiungendosi alla lista dei grandi misteri italiani. Il magistrato Gianfranco Di Leo, della seconda sezione civile del tribunale di Palermo, ha condannato i due dicasteri, rappresentati dall' avvocatura distrettuale dello Stato, a complessivi 980 mila euro a favore dei parenti di Gaetano La Rocca, Marco Volanti, Elvira De Lisi e Salvatore D' Alfonso a fronte di richieste di alcuni milioni di euro. Ai quattro parenti di La Rocca sono stati assegnati, in quote diverse, 460 mila euro. Ai quattro familiari di Volanti 200 mila euro. Ai tre congiunti di De Lisi 180 mila euro. Ai quattro parenti di D' Alfonso 140 mila euro. Hanno quindi avuto ragione, nella scelta prodecurale, gli avvocati palermitani Vincenzo e Vanessa Fallica, e di Bologna, Giorgio Masini, che rappresentavano i familiari di La Rocca e Volanti, che non avevano seguito l'iter del processo che si era concluso in Cassazione il 10 gennaio scorso e nel 1990 avevano citato in sede civile la presidenza del Consiglio, il ministero dei Trasporti, e il ministero dell'Interno per ottenere il risarcimento per la morte dei due passeggeri. A loro, successivamente, si erano aggiunti nella richiesta i familiari di De Lisi e D'Alfonso. Un' altra citazione era stata definita nel maggio 2006 dal giudice Giovanni Inzerillo che ordinò il pagamento di oltre 130 mila euro in favore dei familiari di un'altra vittima, Rita Guzzo. La Suprema corte, nel gennaio scorso, aveva chiuso la vicenda del processo penale per la strage di Ustica dichiarando inammissibile il ricorso del procuratore generale della Corte d' Appello di Roma che aveva chiesto una riformulazione della sentenza di assoluzione dei due generali dell'Aeronautica coinvolti. Respingendo il ricorso la Cassazione avrebbe precluso la possibilità di riaprire il processo per i risarcimenti ai familiari delle vittime. Ma di ciò non è certo l'avvocato Fallica secondo cui «i familiari delle vittime possono ancora chiedere il risarcimento in sede civile in quanto il tempo per la prescrizione può decorrere dalla chiusura del procedimento penale terminato in Cassazione il 10 gennaio scorso». «Sono stati persi 26 anni - aggiunge - Questo processo si poteva concludere in un anno ma il giudice palermitano ha invece aspettato l'esito degli altri processi. È pacifico che ci sia stata una vera e propria disfunzione dei servizi dello Stato non solo in occasione del disastro ma anche delle fasi concernenti l' accertamento dello stesso disastro. Per questo lo Stato deve pagare il risarcimento agli eredi delle vittime che tanto hanno patito per la tragedia». Fallica nella 'comparsa conclusionalè aveva sostenuto, che «è ormai pacifico e processuale che il Dc 9 è caduto per un' esplosione, e non importa se l'ordigno era dentro l'aereo o se la caduta sia stata provocata da un missile». «Se l' aereo è esploso per una bomba a bordo - scriveva - c'è responsabilità degli organi preposti dallo Stato per il controllo della sicurezza dei voli. Seguendo l'ipotesi che l' ordigno sia esploso dall'esterno non appare dubbio che essa debba considerarsi connessa all'esercizio dell' attività militare svolta dalle Forze armate in ordine ad eventuali esercitazioni o di controllo di attività militari straniere». «Sulla prescrizione - continuava - non vi è nulla da dire perchè il termine è stato interrotto dal giudizio già instaurato dalla dante causa degli odierni attori con atto di citazione del 30 settembre 1984». (ANSA)