Ogg: da Mario Ciancarella imputato nel procedimento nr. 694/98 R.G. Lo scrivente invia in allegato, alla attenzione del Presidente della Corte chamata a giudicarlo, una memoria personale, perche' sia agli atti del procedimento. Con osservanza Mario Ciancarella

 

 

 

 

 

Lucca, data dell’inoltro fax e postale

 

Alla Cortese Attenzione de

 

IL  PRESIDENTE  della  CORTE  D’APPELLO

 

Tribunale di Perugina

 

da Ciancarella Mario

Imputato nel procedimento nr. 694/98 R.G.

 

 

 

Oggetto: Memoria relativa alla causa del contendere.

 

 

Egregio Sig. Presidente,

 

 

Vengo informato dall’Avv. Galasso, dell’accoglimento e del perfezionamento del ricorso del Pubblico Ministero (per cui sara’ celebrato il processo il 15 Giugno p.v.), avverso alla decisione del Tribunale di Perugina che ritenne di dovermi prosciogliere, assieme ai due miei coimputati, per “difetto di querela” dalla imputazione di diffamazione che avrei consumato nei confronti del Generale Zeno Tascio.

 

Proscioglimento che, va sottolineato, veniva sentenziato accogliendo la conforme proposta dello stesso Ufficio del Pubblico Ministero!

 

Un successivo, e davvero singolare ripensamento, determino’ poi, evidentemente, la proposta di appello del medesimo Ufficio. Cosi’ va il mondo, in un Paese che sta rischiando di perdere sempre piu’ la dimensione e la dignita’ di Stato di Diritto, che era stato conferito dalla Resistenza e dalla Lotta di Liberazione dal Nazifascismo con la creazione di una formidabile Costituzione Democratica.

 

Poiche’ tuttavia nella vita mai nessuna conquista di civilta’ ci e’ data per sempre, e poiche’ bisogna sempre essere pronti a lottare per riconquistare i livelli di civilta’ che sembravano acquisiti ma si vadano diradando, e’ necessario che chi come me abbia scelto di essere per sempre al servizio di questo Paese Democratico, della sua Costituzione e dei suoi Cittadini che sono il Popolo Sovrano, sia disponibile a rispondere in ogni sede dei propri comportamenti e senza alcun tentativo di sottrarsi con astuzie e cavillosita’. Fidando che nella cultura della certezza del diritto cio’ che gli venga contestato sia altrettanto limpidamente rispondente alla verita’ dei fatti ed alla linearita’ delle contestazioni, ovvero sfidando lo Stato a mostrare il suo vero volto quando i suoi apparati intendessero deviare verso forme di autoritarismo e di insindacabilita’, con la costruzione artificiosa ed affabulatoria di accuse pretestuose e surrettizie.

 

I Padri della Costituzione ci hanno infatti insegnato come il luogo proprio dei combattenti per la Democrazia, in una condizione di negazione della sua sostanzialita’, non debba essere il rifugio nella imperscrutabilita’ e nell’insignificanza sociale, ma il banco degli imputati con la limpida rivendicazione dei comportamenti dettati dalla loro coscienza sociale e civile, e la loro sorte ordinariamente non possa che essere quella dei condannati.

 

Mi auguro ovviamente di trovarmi di fronte a condizioni ordinarie di garanzia democratica, ma fin d’ora auspicherei che non fosse maturata alcuna condizione di prescrizione degli atti contestati, poiche’ mi aspetterei che sulla realta’ di quei fatti la Corte potesse comunque giudicare, in totale liberta’ e senza rimanere affabulata dalle vicende personali e dalle conclusioni giudiziarie che possano essere intercorse nel frattempo per gli attori e parti civili della attuale causa.

 

Non so se in questa circostanza potro’ ancora godere della preziosa assistenza professionale del Prof. Avv. Alfredo Galasso, ma nella eventualita’ negativa intendo fin da adesso porre alla attenzione della Corte le mie irrinunciabili posizioni che gia’ segnalai prima della celebrazione del processo di primo grado, essendo impossibilitato a quel tempo, a presenziare al dibattimento. Ossia dare la piu’ ampia disponibilita’ a confermare e circostanziare - se questo e’ cio’ di cui la Corte ha bisogno per sentenziare – i motivi della insanabile conflittualita’ che lego’ la mia esperienza di Ufficiale della Aeronautica alla figura del Gen. Zeno Tascio.

 

In ordine a tale ipotesi la Corte potra’ anche acquisire la lettera personale Raccomandata A.R. che inoltrai al Generale (e che lui stesso ritiro’ apponendo la firma sulla ricevuta), all’esito iniziale del primo procedimento, per verificare come io non abbia timore di ripetere in ogni sede legittima e deputata le contestazioni severe che mossi e muovo all’operato del Generale. Non mi sembra tuttavia che di tale lettera, sottoscritta ed in data certa, il Generale abbia mai inteso avanzare lagnanze giudiziarie, ritenendosi ingiustamente diffamato. Cio’ che sembra si intenda ancora contestare e’ invece una circostanza di presunta volonta’ di diffamare.

 

Se la Corte volesse infatti valutare le sole e pure circostanze che risultano dalle contestazioni, bisognera’ che essa tenga conto di alcune ineludibili evidenze.

 

La prima e’ che gli articoli da cui prende atto l’atto di accusa non riferiscono alla conferenza stampa che si sarebbe tenuta in Pisa nel medesimo giorno della pubblicazione; ma ne anticipavano solamente i temi, a seguito della convocazione che era stata diramata alla stampa locale e nazionale dalla segreteria politica pisana de LA RETE, Movimento politico a quel tempo attivo sul territorio nazionale e di cui ero stato candidato alle elezioni politiche dell’anno 1992. Ne’ alcun contatto e’ mai intervenuto, prima o dopo la conferenza stampa, tra me ed i miei coimputati

 

Dunque risulta ancora incomprensibile come e perche’ possano essere stati ritenuti diffamatori degli articoli di stampa che anticipavano i temi di una conferenza stampa che si sarebbe tenuta lo stesso giorno della pubblicazione degli articoli incriminati, e comunque come sia possibile attribuire la diffamazione, per cio’ che solo si sospettava avrebbe potuto dire o mostrare il relatore, al sottoscritto Ciancarella Mario. Nella mia pur superficiale conoscenza giuridica e di procedura penale come Cittadino ordinario non mi sembra tuttavia che possa mai configurarsi alcun reato e relativa imputazione per “presunta diffamazione preventiva” nei confronti di chicchessia.

 

Non e’ dato da poco conto se solo si pensi che in sede di conferenza stampa sarebbero state poi mostrate delle slides relative al presunto incidente aviatorio in cui avevano perso la vita il T.Col. Sandro Marcucci e, dopo trenta giorni di agonia, anche il suo avvistatore di incendi Silvio Lorenzini in volo sul medesimo velivolo.

 

La proiezione ed analisi di quelle slides avrebbe ampiamente dimostrato che la precipitazione del velivolo e la morte dei passeggeri era da attribuirsi con assoluta evidenza ad un attentato esplosivo, tanto da far esclamare al Parlamentare della Rete presente alla conferenza stampa – lo stesso Avv. Prof. Alfredo Galasso che avrebbe poi assunto la mia difesa – “l’omicidio di Sandro Marcucci e di Silvio Lorenzini”.

 

Mi presentero’ in aula, il giorno 15 Giugno, con quel materiale fotografico, pronto a riproporlo alla Corte se fosse ritenuto materiale necessario a correttamente valutare in ordine alle imputazioni e dunque materiale inerente al processo.

 

Ora non vi e’ chi non veda come solo un folle, o un volgare personaggio animato da una vis pretestuosamente diffamatoria, avrebbe potuto o voluto trarre dalla proiezione e dalla analisi di quelle diapositive una qualunque e diretta accusa nei confronti del Gen. Tascio di coinvolgimento in quella vicenda evidentemente omicida.

 

Tant’e’ che mai, ne’ in quella occasione, ne’ in altre successive proiezioni pubbliche del materiale fotografico, io mi sono permesso il minimo riferimento in senso diretto ed accusatorio contro il Generale per quello specifico atto omicida.

 

Tuttavia quando si sostengono la natura dolosa ed omicida di un qualsiasi incidente, chi si fa carico di una simile denuncia - al fine che la Magistratura competente e legittimata a farlo accolga tale segnalazione come “notizia criminis”, aprendo le relative indagini - e’ tenuto a fornire tutte le informazioni necessarie a supportare la propria aspettativa di azione giudiziaria e ad illustrare il contesto particolareggiato nel quale i fatti denunciati si siano consumati.

 

E che Sandro Marcucci avesse rilasciato al Tirreno una intervista appena cinque giorni prima del suo omicidio, nella quale faceva espliciti riferimenti anche ai comportamenti (a noi noti e da noi ritenuti censurabili) del Gen. Tascio, e’ un fatto innegabile e sul quale nessuna doglianza era stata comunque avanzata dal Generale in sede giudiziaria.

 

Che quella lettera fosse stata inserita a margine e cornice di una mia lettera aperta al Ministro Rognoni, pubblicata sulla medesima pagina del quotidiano, in cui esplicitamente attribuivo una diretta responsabilita’ alla struttura politica del Paese per la creazione di personaggi come il Gen. Tascio - al fine di coprire le nefandezze di Stato, tra cui primeggiavano la negazione della strage del Monte Serra e l’organizzazione ed esecuzione della strage di Ustica e le attivita’ per l’occultamento delle relative responsabilita’ - e’ altro fatto innegabile. Una convinzione che rivendico ancora oggi come pienezza di utilizzazione del mio diritto costituzionalmente garantito di libera espressione del pensiero, al di la’ delle conclusioni su cui possa essersi insabbiata la indagine giudiziaria sulla vicenda Ustica, per la artificiosita’ della costruzione dei capi di accusa e la forzatura delle connessioni che si volevano affermare  senza avere tuttavia il coraggio di investigare ed aggredire il livello politico-militare di responsabilita’ per quella strage scellerata.

 

Mi chiedo: E’ di questo che sono accusato? Cosa di cui sarei peraltro pronto a rispondere tornando a sostenere le mie convinzioni ed i miei oggettivi riscontri con la stessa determinazione con cui le rappresentai ripetutamente al Giudice Priore. Ma non mi sembra di essere accusato di questo.

 

Mi sembra di no. Sembra piuttosto che l’Ufficio della pubblica accusa insista nel volermi ritenere responsabile della pura intenzionalita’ di voler diffamare il Generale Tascio, con il solo annuncio di una conferenza stampa in cui sarebbe stato mostrato ed analizzato il cadavere di un uomo, ucciso per aver cercato di servire il proprio Paese e la sua sicurezza democratica anche contro le devianze di suoi rappresentanti istituzionali e di uomini e strutture dei suoi apparati.

 

Si consenta allora di esprimere il preoccupato convincimento che questo sia solo il tentativo estremo di chiudere definitivamente, la vicenda Ustica con l’apposizione del marchio di diffamatore all’unico depositario di una scomoda prospettiva stragista volontaria e premeditata. Una vicenda Ustica che e’ rimasta certamente senza responsabili di “Alto Tradimento per aver ostacolato l’esercizio delle prerogative del Governo” per le evidenti lacune del castello accusatorio, ma che rischierebbe di rimanere pericolosamente aperta per le imprescrittibili imputazioni di strage da attribuire ai suoi reali responsabili organizzativi, dispositivi, esecutivi ed inquinanti, se solo qualche Magistrato intendesse servire il proprio Paese con la stessa passione e con la medesima accettazione di rischio che contraddistinse i comportamenti e le morti di Sandro Marcucci, come quelle dei Giudici Falcone e Borsellino.

 

La possibilita’ di apporre una definitiva pietra tombale sulla verita’ di quella orrida strage, segnando con il sigillo di diffamatore incallito una persona che neppure la timorosa pavidita’ del Giudice Priore ha saputo e voluto accusare di consapevole azione inquinante nelle indagini (“Inconsapevole apportatore di elementi inquinanti”, sono stato infatti definito nella sua sentenza ordinanza di rinvio a giudizio degli imputati del tempo, anche fosse stato solo per evitare di doversi confrontare in aula con le prospettazioni che avevo suggerito durante le mie audizioni), potrebbe essere occasione fin troppo ghiotta per gli astuti responsabili interessati a coltivare l’ignoranza e l’oblio.

 

Ma vorrei augurarmi che un Tribunale di questo Paese sappia e voglia ancora ribadire che non intende piegare la applicazione della Giustizia agli interessi di astuti ed occulti criminali, e sappia concretamente affermare che “l’habeas corpus”, per quanto non esplicitamente previsto nei nostri codici come figura giuridica, sia una prerogativa irrinunciabile della democrazia. E che pertanto nessuno puo’ essere imputato e tanto meno condannato per una ipotesi affabulatoria, costruita al solo scopo di garantirsi altri ed inconfessabili esiti ed effetti. E’ cio’ che in qualche misura e’ stato garantito al Gen. Tascio ed agli altri imputati nel processo per la strage di Ustica, declassata a un incidente privo di una qualsiasi dinamica accertata e per il quale tuttavia si intendeva di accusarli di una attivita’ illecita’ contro le prerogative del Governo, del tutto incomprensibili nel contesto e nello scenario di una strage non accertata e contestata come tale.

 

Mi auguro che non meno venga garantito a me ed ai miei coimputati, pur rivendicando io – a differenza del Generale Tascio – di essere pronto a rispondere in ogni sede deputata e legittima di ogni e qualsivoglia tesi o posizione io abbia assunto e sostenuto sulle stragi negate e sugli uomini, come il Generale Tascio, di cui abbia avuto diretta e personale esperienza di rapporto professionale e “dis-umano”.

 

In fede.

 

Ciancarella  Mario