Lettera  Aperta

 

Alla Cortese Attenzione de

 

IL  PRESIDENTE  del  CONSIGLIO

 

On.  Romano  PRODI

 

SEDE  ISTITUZIONALE

 

Palazzo  Chigi

 

R O M A   RM

 

 

da Ciancarella Mario

 

Cittadino ed ex Capitano A.M.I.

 

 

Egregio Signor Primo Ministro,

 

 

                                                           Le scrivo per esprimerLe comprensione, prima ancora che solidarieta’, per la azione giudiziaria intrapresa contro Lei ed uno dei Suoi Ministri dal Generale GdF Speciale. Ma dovro’ anche dirLe che, analizzando i meccanismi di tale azione (sempreche’ essa venga formalmente avviata e non solo annunciata), sara’ necessario esprimere un ragionamento critico nei confronti dei metodi ordinariamente adottati dalla Politica e dal Governo per rapportarsi al mondo dei cittadini con le stellette. Metodi segnati da quelli che in una democrazia sostanziale e compiuta sarebbero “solo” dei gravissimi errori di prospettiva; ma in quelli di una mera gestione del potere sarebbero invece delle patologie gravissime del sistema. Una deriva avviata dall’avvento berlusconiano sulla scena politica e che consiste nello scontro sordo tra funzioni e poteri (con la demonizzazione dei competitori o degli apparati non allineati a linee politiche personalistiche ed interessate) senza alcun rispetto di forme e di procedure, ed alla quale sembra qualcuno voglia assolutamente che il Popolo sovrano debba comunque adeguarsi.

 

Non sara’ uno scritto breve, come e’ nelle caratteristiche dei miei documenti inviati alle Autorita’ competenti. Anche perche’, a partire dalla vicenda Speciale, dovro’ ripercorrere alcune vicende criminali di cui sono stato diretto testimone e che ancora giacciono nella indifferenza delle istituzioni. E parlo della vicenda stragista negata del Monte Serra, della vicenda Ustica su tutte, e poi degli omicidi del T.Col. Alessandro Marcucci e del paracadutista Emanuele Scieri. Tutte vicende che gridano vendetta al cospetto del Diritto costituzionale e invocano Giustizia e Verita’ dai livelli Istituzionali, che invece se ne rimangono silenti ed inerti.

 

E da qui nasce il sostanziale motivo ed obiettivo della presente: chiedere e cercare di sapere se e quanto questo Governo intenda fare per dare segnali di discontinuita’ con la complicita’ diretta o indiretta alla impunita’ che viene pretesa, in simili tragiche e scellerate circostanze, dai responsabili politici e militari, dispositivi ed esecutivi dei delitti.

 

Questo rendera’ forse improbabile che Lei possa e voglia realmente avere modo e tempo di leggere questo scritto. Ancor meno che intenda dare segni di risposta.

 

Ma a volte e’ sufficiente, a chi come me insegue da anni le istituzioni ed i suoi rappresentanti pro-tempore perche’ rispondano pienamente alla loro vocazione costituzionale – e a chi come me ne conosce i tradimenti a volte volgari e comunque sempre ignobili -, avere una documentazione che attesti di aver in qualche modo tentato di catturare l’attenzione del potere e sperato di determinarne degli interventi efficaci e significativi. Che non si limitino cioe’ solo a schiaffeggiare, umiliare o eliminare i fastidiosi bambini rei di aver gridato “il Re e’ nudo”.

 

E’ un grave segnale la vicenda Speciale, una vicenda che evidenzia con quale tipo di cultura e con quale tipo di in-docilita’ alcuni settori militari ed alcuni uomini della Forze Armate intendono relazionarsi con i referenti politici che dovrebbero essere sentiti invece come prevalenti negli indirizzi e nei poteri di controllo e di sanzione: Una insopportabile arroganza ed una presunzione di impunita’ ed insindacabilita’ che mal si conciliano con le regole della Democrazia ed in genere con il funzionamento di qualsivoglia regime di Stato e di Governo.

 

Una arroganza tuttavia che e’ stata coltivata e permessa proprio da una classe politica spesso prona ed incomprensibilmente rispettosa del “mondo militare”, quasi che esso fosse dotato di una sua specie di sovranita’ propria ed “altra” rispetto alle ordinarie regole costituzionali, e con cui sia necessario rapportarsi adottando i criteri ordinari (ed il referente ossequio) della diplomazia internazionale e non con la consapevole autorevolezza e fermezza che ogni governo dovrebbe avere (pretendendo con severita’ l’adeguamento alle proprie linee di indirizzo, laddove esse non siano palesemente in contrasto con la legalita’ democratica e costituzionale) da qualsiasi apparato dello Stato.

 

Valga, per tutte, ricordarLe qui la sconcertante audizione in Commissione Difesa (del Senato, se ben ricordo e nel 1995) del Generale Corcione, nominato da un Governo di Centrosinistra – primo militare ad esserlo nella storia della Repubblica – quale responsabile del dicastero per la Difesa.

 

Egli era chiamato a dare conto di una turpe e diffusa attitudine truffaldina di militari professionisti. Una vasta attivita’ criminosa realizzata da moltissimi Ufficiali e Sottufficiali sulle competenze di missione, e rivelata da faticose indagini di un serio Magistrato della Giustizia Militare. Ebbene il Ministro ritenne di poter affermare – senza che cio’ innescasse alcuna reazione politico-istituzionale - che:

 

"(...) si tratta di episodi che, per quanto eclatanti e vistosi, interessano un numero limitato di persone e che, seppure dolorosamente indicativi dell'esistenza di fenomeni di corruzione anche nelle Forze Armate, non possono essere considerati tali da giustificare generalizzazioni. Essi costituiscono sintomo evidente del malessere che percorre la Società Civile, rispetto al quale è difficile pensare che le F.A. possano mantenersi del tutto estranee.

 

E’ ben facile intuire la natura inaccettabile e destabilizzante di un simile pensiero. Poiche’ infatti la condizione di ordinaria cittadinanza si ottiene per nascita ed e’ solo nella evoluzione successiva dei soggetti che potra’ individuarsi ed evidenziarsi una eventale propensione a delinquere, innescata ed alimentata spesso da condizioni economiche e sociali inadeguate alle garanzie ed ai diritti costituzionali tutelati (lavoro, casa, istruzione, sanita’ ed ogni altro diritto originario e prevalente della nostra cultura democratica).

 

Ma la cittadinanza militare si ottiene per “selezione”, e viene mantenuta attraverso continui controlli e costanti verifiche di perdurante rispondenza del soggetto selezionato ai requisiti ordinariamente previsti di capacita’ ed intenzionalita’ del rispetto e della tutela della legalita’; e questo avviene all’interno di un sistema sociale fortemente garantito (come possono esserlo le Forze Armate) e predisposto a perseguire la illegalita’ piuttosto che assecondarla e favorirla.

 

Ed e’ ancora piu’ evidente come la individuazione nella Societa’ Civile di devianze e di patologie con tendenza a delinquere, non possa comunque giustificare per questo (e per quanto vasta sia l’incidenza del fenomeno deviante) l’inerzia o il giustificazionismo sulla base di condizioni sempre piu’ diffuse di criminalita’, ne’ questa individuazione potra’ offendere il corpo sociale in cui tali patologie emergono o ne ostacolera’ la persecuzione repressiva. Sono proprio tali devianze piuttosto che attentano alla normalita’ della convivenza civile di quel gruppo sociale (come una patologia tumorale che per quanto diffusa rimarrebbe un attentato alla salute ordinaria dei cittadini e non potrebbe mai rinunciare a interventi terapeutici incisivi). Ed e’ per questo che diviene necessario predisporre sistemi ed apparati di prevenzione, riduzione e repressione dei fenomeni devianti, secondo precisi indirizzi delle funzioni politiche, i quali ovviamente non potranno essere comuni - quanto a precedenze, priorita’ ed obiettivi - nelle diverse culture che animano opposti schieramenti politici, ma che debbono mantenere comunque il medesimo riferimento alla cultura del Diritto e della Legalita’ Democratica.

 

Se dunque nella Societa’ Civile non puo’ valere il criterio della “ordinarieta’ patologica” fatalisticamente subita, a maggior ragione questo criterio non puo’ avere cittadinanza in una realta’ sociale fortemente selezionata e costantemente monitorata.

 

Anche i numeri che il Ministro Generale offriva a supporto delle sue dichiarazioni smentivano le sue stesse affermazioni. Tali numeri indicavano piuttosto che a fronte di una incidenza dei cittadini ordinari organizzati a delinquere - ed inquisiti nello stesso periodo della emersione dei fenomeni di truffa all’interno delle Forze Armate - e per reati similari di corruzione e truffa (circa 9000, corrispondenti ad una percentuale dello 0,015% sul totale del popolo italiano, considerandolo pari a circa 60 milioni di cittadini) - nelle “pur selezionatissime” Forze Armate, e per la sola (a quel tempo) componente volontaria, gli inquisiti risultavano pari a circa il 6,7% di quel totale della “categoria criminogena”.

 

Pur volendo allora assecondare il gia’ improprio ragionamento del generale (e dunque volendo accettare che si possa stabilire una specie di parita’ di condizioni sociali e conseguentemente di identico potenziale nella tendenza a delinquere che le Forze Armate avrebbero assimilato dalla societa’ civile), poiche’ le Forze Armate corrispondono a loro volta allo 0,2% di quel corpo sociale che e’ il popolo italiano, e' dunque questa la percentuale (lo 0,2% di quello 0,015%) che avremmo dovuto attenderci fosse, al massimo, la incidenza degli indagati militari rispetto al totale degli inquisiti. Essa era invece del 6.7%.

 

E questo dice che la tendenza criminale conclamata in un corpo, che dovrebbe essere un apparato di elite, appariva invece di 33 volte superiore a quella della realtà sociale da cui quel corpo traeva i propri esponenti selezionandoli con procedure estremamente severe. Ed ancora che la sua potenzialità criminogena era di 33 volte superiore rispetto alla piu’ vasta realta’ della societa’ nazionale, anche all'interno della sua stessa specifica identità militare. Infatti i militari indagati per quei crimini risultavano essere lo 0,5% del personale volontario a fronte dello 0,015% degli indagati civili rispetto al corpo sociale nazionale di riferimento.

 

Ma il generale ministro, insofferente a qualsiasi razionalita’ e buon senso, continuava ad affermare:

 

“D'altra parte il sistema di controlli, la disciplina e, in generale, il modo di essere [quale? ndr], tendono a contenere il fenomeno a livelli tali da non intaccare in alcun modo l'integrità complessiva dell'istituzione. (...)

 

La valutazione tratta dalla Amm.ne (...) è che in molti casi il fatto di esigere dallo Stato prestazioni sentite comunque come dovute, ma giustificate da falsa documentazione, ha creato la mancanza di una chiara percezione della gravità di quanto si stava commettendo, che solo la condanna e la sanzione hanno evocato."

 

Per pura puntualizzazione si cita la circostanza che molti degli imputati di quelle attivita’ truffaldine, condannati con rito abbreviato per patteggiamento, sono poi tornati tranquillamente a comandare le proprie truppe, declamando certamente quei valori, superiori ed “altri” (??) rispetto a quelli costituzionali, in virtu’ dei quali i quali il Generale-Ministro ammoniva come fosse necessario non esercitare una umiliante persecuzione dei responsabili di crimini eclatanti e infamanti.

 

Ma d’altra parte cio’ e’ tornato a ripetersi anche per i livelli inferiori della gerarchia militare laddove (si veda al riguardo un articolo di Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera – si’, lo stesso autore de “La Casta” che tanto ha scosso il mondo istituzionale – in cui si riferivano nomi e circostanze) militari in prolungate assenze per la malattie piu’ varie, certificate da medici compiacenti, e’ stato accertato che svolgessero tutti al tempo stesso altre e diverse attivita’ lavorative e finalizzate a privatistico lucro (ovviamente evadendo obblighi di regolarita’ e trasparenza finanziaria), fino a spacciare droga, in un caso, a 1200 kilometri dalla propria abitazione.

 

Ebbene, riferiva il cronista citandoli nominalmente, essi tutti sono risultati prosciolti dalle contestate accuse di “assenza illecita” o comunque puniti con pene irrisorie (senza entrare nel merito delle insorgenti altre illegalita’ consumate), ma soprattutto essi sono stati posti subito dopo automaticamente in pensione. Quelle baby-pensioni che ormai resistono solo per il mondo militare e per quello parlamentare.

 

Ora, tornando alla audizione del Generale-Ministro Corcione, e’ davvero singolare che possa essere sentita dai responsabili e definita da un Ministro della Repubblica “come comunque dovuta” una prestazione economica dello Stato che per sua natura ha bisogno di documentazione idonea e legittima per essere riconosciuta e corrisposta, e che invece veniva necessariamente corredata (per costituire truffa) da una falsa documentazione. Non Le pare Sig. Presidente? E’ come se un qualsiasi cittadino truffaldino o estortore sostenesse di aver realizzato i suoi crimini per un suo “presunto diritto” ad ottenere un arricchimento di qualsivoglia importo, e che nell’impossibilita’ di ottenere legittimamente la “pretsa dovuta prestazione” sia stato costretto ad utilizzare forme, documentazioni e strumenti falsi e criminosi! Eppure nessuno tra i Parlamentari ebbe cuore e motivazione per replicare con durezza ad una simile affermazione.

 

Ma al Generale questo non bastava, poiche’ egli prosegui’ (e si tratta di brani estratti dai resoconti parlamentari)

 

"Se il mondo militare non viene trattato con quella cura particolare che esso richiede; se come spesso accade si tende a ricondurne i valori specifici a quelli sicuramente onorevoli ma affatto diversi da quelli, pur nobili, del mondo civile; se, come altrettanto spesso accade, si tende a svuotare di contenuto questo mondo militare, allora esso non può che diventare un mondo fatto di persone come tutte, e allora non ci si deve assolutamente meravigliare che in questo mondo divenuto uguale al resto accadano le stesse cose, che nel resto del mondo esterno. (...) Se il fenomeno della corruzione nel mondo militare esiste a livelli ancora inferiori al mondo esterno (la sottolineatura e’ mia per evidenziare quanto detto poco prima sulla erronea valutazione dei dati che lo stesso Generale aveva prodotto) questo è proprio in virtù della persistenza di quei valori che negli ultimi anni sono stati forse eccessivamente erosi."

 

Ora forse qualcuno ai livelli politici istituzionali, presenti a tali dichiarazioni o comunque necessariamente informati, avrebbe dovuto e potuto chiedere al Generale a quali mai altri valori che non quelli della legalita’ democratica e costituzionale possano riferire gli uomini delle Forze Armate, e quali sarebbero stati dunque tali supposti “valori militari affatto diversi da quelli pur nobili del mondo civile”. Invece un silenzio tombale sul merito di tali affermazione ed un ossequioso ringraziamento per le dichiarazioni rese fu la risposta di ignobilta’ dei parlamentari presenti, offensiva della dignita’ della Istituzione che avrebbero dovuto rappresentare: il Popolo Sovrano nella sua espressione Parlamentare.

 

Ma al Generale-Ministro era stato gia’ consentito qualcosa di peggiore: il disprezzo della cultura del diritto positivo e dei pronunciamenti della Magistratura. Infatti nell’incipit del suo decreto sulla secretazione delle informazioni relative al mondo militare (che blindavano oltre ogni comprensibile necessita’ tutte le possibili informazioni relative ad uomini ed apparati in armi - persino i numeri telefonici privati dei militari venivano blindati per cinquant’anni!! -), il ministro-generale dava atto del parere negativo pronunciato dal Consiglio di Stato sulla struttura del decreto, con riferimento alle Leggi ordinarie sull’accesso e la trasparenza; ma sentenziava lapidariamente e senza altre argomentazioni “ritenuto di non poter aderire a tale parere (perche’?, non risultava alcuna esplicitazione. NdR), si emana…”. Grande dimostrazione di spirito democratico e di docilita’ costituzionale!

 

Dunque non puo’ sorprendere oggi la reazione del Gen. Speciale ad una pubblica sconfessione politica dei suoi comportamenti nel rapporto con il Governo, quando egli era abituato a vedere altri e diversi atteggiamenti di acquiescenza governativa e parlamentare a comportamenti scellerati di suoi colleghi generali o comunque militari.

 

Si vedano ancora al proposito le scuse che il Parlamento ritenne di formulare alla Folgore, visitata in delegazione ufficiale al fine di dare grande rilievo alla circostanza, sulle torture in Somalia e sulla vicenda Scieri Vicenda, quest’ultima, per la quale nessuna sanzione si ritenne di infliggere al Generale Celentano per il suo squallido e criminogeno “Zibaldone”, ne’ tantomeno si ritenne di analizzare con una doverosa Commissione di Inchiesta, dotata dei poteri della Magistratura, le stranezze e le storture dell’avvenimento delittuoso contro lo Scieri (avvenimenti e circostanze pur come riferiti dal medesimo Generale e che ne avrebbero dovuto fare uno dei possibili, e piu’ che potenziali, sospetti di essere il mandatario della azione punitiva trasformatasi in tragedia) o quella ignobile conclusione delle indagini, redatta da un Procuratore improbabile se non pavido, assolutoria di qualsivoglia responsabilita’ ambientale nell’omicidio del giovane siracusano.

 

O ancora si osservi il grandissimo ritardo opposto dal governo alla richiesta iniziale del giudice Priore (1992) perche’ il Ministro per la difesa si costituisse parte civile nella vicenda stragista di Ustica. Sicche’, con tale rifiuto, e’ stato reso possibile confermare a lungo i responsabili stragisti nelle loro posizioni funzionali e nella loro certezza di impunita’, e consentire la sistematica distruzione delle prove e la rimozione fisica di pericolosi personaggi investigatori o di complici non piu’ affidabili. Per poi arrivare ad una tardiva costituzione di parte civile del Ministero, in giudizio, ma in un processo ormai alterato dalla costante ostruzione opposta alla ricerca investigativa del Magistrato e dalla induzione del medesimo a non dissipare anche il velo delle corresponsabilita’ politico-militari nella strage. Tanto che il metodo ed il percorso seguiti per tale costituzione di parte civile e’ sembrato che costituissero uno scaltro e raffinatissimo atto di mimetizzazione della politica, piuttosto che una consapevole e responsabile presa di posizione.

 

E cosi’ e’ accaduto anche nella vicenda Speciale, per la quale dobbiamo registrare un comportamento della politica che ha esibito la medesima arroganza usatale dal mondo militare. Una arroganza di cui le telefonate del Sottosegretario sono, quantomeno, testimonianza di assoluta inopportunita’.

 

Vorrei allora ricordarLe qui come si comporto’ invece quel campione della Democrazia che fu il Presidente Pertini, quando, dopo l’incontro con la nostra delegazione della Aeronautica (formata dal T. Col. Alessandro Marcucci – ucciso poi per le sue indagini legate alla vicenda Ustica -, dal Serg. Magg. Pasquale Totano e dallo scrivente al tempo Capitano), egli volle intervenire per l’increscioso modo di gestire la 46^AB, di Pisa da parte del Generale Zeno Tascio.

 

Egli non alzo’ cornette per chiedere rimozioni arroganti e supponenti, ma convoco’, molto semplicemente, il Capo di Stato Maggiore della Difesa Gen. Cavaliera, al quale chiese una seria ispezione alla base pisana della Aeronautica ed una esauriente relazione sui risultati.

 

Il Generale venne a Pisa, ascolto’ con molta attenzione chiunque del personale intendesse colloquiare con lui ed esporre problematiche, e concluse la sua ispezione con un ordine del giorno in cui si imponeva al Comando di segnalare l’apprezzamento del CSMD per l’alto senso di responsabilita’ e di coscienza militare e sociale dimostrate dal personale tutto. Un atto che smentiva clamorosamente la politica del Generale Tascio tesa a demonizzare e criminalizzare quel personale coinvolto ormai da anni in una lotta per la democratizzazione delle Forze Armate. La destituzione dal Comando del Gen.Tascio, seguita immediatamente alla ispezione, aveva dunque una caratteristica ed un crisma militari che avrebbero assolutamente impedito all’interessato ogni atto di ritorsione contro il potere politico esercitato, correttamente, dal Presidente.

 

Cosa impediva, mi dica, un comportamento altrettanto rispettoso delle regole e dei ruoli, nella vicenda del Comandante della Guardia di Finanza? Nulla se non la ambigua pratica di commistione di interessi e di poteri, del tutto estranea ad una limpida modalita’ democratica di gestione delle funzioni e dei poteri ad esse correlati. Nulla se non la presunzione del potere che ritiene di poter “disporre” dei propri uffici ed apparati senza dover seguire alcuna prassi rispettosa delle regole democratiche e della natura degli stessi apparati. Nessuna differenza da quei generali che contrastarono la nostra azione democratizzatrice e moralizzatrice e ci hanno qualificati ufficialmente come “figli delle Brigate Rosse”.

 

Ed e’ strano che  in questi giorni cosi’ caldi sulla vicenda Speciale nessuno degli esponenti governativi abbia voluto ricordare che non e’ possibile confondere una esigenza politico-istituzionale (quale la docilita’ degli apparati agli orientamenti ed agli indirizzi dettati dal Governo, salvo che in caso di ordini illegittimi e contrari alla legalita’ democratica) con un supposto e lamentato (dalla destra di opposizione all’attuale Governo) disprezzo della struttura della Guardia di finanza che sarebbe stato praticato ed ostentato dal Governo, ovvero spacciare la necessaria stigmatizzazione da parte delle funzioni politiche dei comportamenti istituzionali del Comandante di quel Corpo Armato con un supposto (dalla destra becera berlusconiana) disprezzo del Governo per tutti gli uomini dell’Arma (che altri invece cercavano di pagare e corrompere e pubblicamente dileggiare quando indagini fiscali si addensavano sulle proprie attivita’ imprenditoriali).

 

Cosi’ come non si e’ sostenuto che mai nessun rappresentante politico, del governo o della opposizione del tempo, intese confondere i crimini perpetrati dai Generali Giudice e Lo Prete nella vergognosa vicenda dello scandalo petroli, con la ordinaria fedelta’ ai compiti di Istituto e della Legalita’ Democratica degli uomini delle Fiamme Gialle, ai quali anzi va riconosciuto, e fu riconosciuto, il merito di aver voluto essi stessi mettere le manette ai loro superiori fedifraghi e cialtroni.

 

Quando manca tutto questo lo scontro in atto rassomiglia sempre piu’ al conflitto che si instaurava nella Roma imperiale tra il potere politico e gli apparati dei pretoriani, che spesso diventavano cosi’ arbitri di una successione al trono con personaggi ancor piu’ ambigui, squallidi e corrotti dei precedenti.

 

Sarebbe necessario allora, Signor Presidente, un taglio netto con pratiche e modalita’ collusive che nulla hanno a che dividere con la natura democratica di questo Paese, a partire da una seria e severa rivisitazione di tutte le circostanze stragiste o rimaste avvolte nell’ombra dell’imperscrutabilita’ o della soluzione spudoratamente artefatta.

 

Nessuna ulteriore “garanzia e copertura” andrebbero allora offerte ad apparati che hanno organizzato lo spionaggio e la schedatura sistematica dei Cittadini, che hanno spiato a fine di condizionarne la attivita’ Magistrati e Politici (e Le ricordo appena che gli apparati militari dei servizi non sono mai e comunque autocefali, perche’ comunque rispondono ad un livello politico sentito come “l’Autorita’”, sia esso nazionale – con buona pace delle smentite dell’on Berlusconi – o peggio una volonta’ extranazionale).

 

E tantomeno dovrebbe insistersi allora nella opposizione di un inaudito segreto di Stato per attivita’ contrarie alla Costituzione, sia che si tratti di violazione dei Diritti Umani, come nel caso di Abu Omar, sia che si tratti di accordi internazionali, come quelli sulla base di Vicenza, che violano la sovranita’ nazionale e le garanzie costituzionali (sull’ambiente, sul nucleare del nostro Paese e che oltretutto non avevano l’avallo neppure del Congresso statunitense. Puo’ essere utile allora rileggersi quel numero della rivista Limes “L’America e noi”, in cui ad un Veltroni estasiato dall’alleato statunitense, il cinico Luttwak rispondeva, citando un altro accordo “illegale”, come lui stesso diceva, relativo all’acquisto di missili, poteva dire:

 

“Tutto questo è un problema di sostanza, non di immagine: o quella prostituta del Governo italiano lascia il marciapiedi e si mette a fare la persona seria [cioè si dovrebbe decidere ad esautorare il Parlamento? ndr] oppure non c'è sforzo di relazioni pubbliche che possa risolvere la questione."

 

Vede, signor Presidente, io esco appena dall’ultima vicenda giudiziaria per una querela formulata dal Generale Tascio, e quasi sicuramente la mia lettera, a lui indirizzata in esito positivo di questa vicenda, mi procurera’ altri pregiudizi. Sono io d’altra parte che da tempo sfido il Generale a costruire condizioni giudiziarie in cui si possa finalmente discutere dei fatti reali in cui io lo ritengo coinvolto, e dunque non mi spaventa questa prospettiva.

 

Ma quello che mi preoccupa e’ che in questo benedetto Paese per snidare i truci artefici di crimini commessi all’ombra delle funzioni statali ci sia sempre bisogno del donchisciotte di turno che si perita di porre scomodi interrogativi, di formulare accuse precise quanto rischiose (perche’ ovviamente non supportate dai necessari riscontri che solo una ordinaria indagine giudiziaria dovrebbe e potrebbe accertare con estrema facilita’), di offrire spunti di riflessione politica che andrebbero raccolti senza esitazioni se non si fosse condizionati da incomprensibile servilismo a potenti e potentati nazionali ed esteri, e cosi’ via dicendo, fino alla necessita’ che tale donchisciotte accetti di mettere a rischio la propria vita, la propria serenita’ familiare, la sicurezza dei propri figli per un giuramento di fedelta’ che nulla potrebbe scuotere o vanificare, ma che da altri livelli politici pretenderebbe la medesima determinazione e disponibilita’.

 

Se da un verso e’ giusto pagare il prezzo della propria fedelta’ allo Stato ed ai suoi valori, dall’altro appare del tutto disumano e sconcertante che sia proprio lo Stato a farsi complice e garante dei criminali e dei persecutori. Perche’, al contrario dei donchisciotte, troppi uomini della politica declamano valori e formulano affermazioni che non si preoccupano di smentire pochi passi piu’ avanti.

 

Quanti dei Parlamentari presenti al dibattito su Scieri e lo Zibaldone si dissero indignati ed impegnati in maniera assoluta per l’accertamento della verita’ e la affermazione della giustizia su quello scellerato delitto? Molti, ma nessuno di loro si straccio’ le vesti ne’ disse “pio” quando sentenze ignobili pronunciarono il “non expedit” nelle indagini assolutorie del mondo militare.

 

Ministri della giustizia cosi’ ferocemente attenti alle fastidiose rivelazioni degli operatori della pubblica informazione e pronti a condizionarne la professionalita’ e possibilita’ di relazionare puntualmente la pubblica opinione, ovvero cosi’ attenti alle “marachelle” di scomodi magistrati intenti a sbirciare eccessivamente nei vasi di Pandora dell’intreccio tra politica e malaffare, Ministri sempre pronti ad inviare ad ogni pie’ sospinto ispettori in quelle Procure ed Uffici Giudiziari e solo in quelli, si ritrassero invece ed inopinatamente nella vicenda Scieri, nel dichiarato “assoluto rispetto degli esiti giudiziari” pur essendo posti di fronte alle scandalose dichiarazioni di resa al “delitto perfetto”. E si accontentavano delle sconce soluzioni preconfezionate dagli interessati responsabili di quel crimine per qualsiasi  pericolosa (per quei colpevoli) circostanza sia emersa nella pur sconcertante modalita’ affossatrice dell’inchiesta.

 

E si dice qui delle telefonate indirizzate alla abitazione del Generale Cementano, come delle ispezioni dallo stesso effettuate presuntivamente su tutto il territorio toscano nella notte fra il 14 ed il 15 Agosto 1999, e di altre varie “amenita’”, come si dice che, dalle contraddizioni tra presenti ed assenti formalmente dichiarati e quelli effettivi quella Procura ed il relativo Ufficio di Polizia giudiziaria potessero trarre solo ragione per ampliare vergognosamente la indagine ad oltre 700 paracadutisti, anche congedati e che dunque nulla potevano apportare alla indagine, se non costi assurdi e dilatazione di polveroni finalizzati all’esclusivo intorbidamento delle indagini.

 

E La prego, signor Presidente del Consiglio, guardi ancora un solo momento la foto che allego: e’ quella del cadavere carbonizzato di Sandro Marcucci. Una foto che attesta come l’incendio fosse avvenuto in volo piuttosto che dopo l’impatto al suolo come sostiene la perizia passivamente assunta per buona dal Magistrato Puzone.

 

Un incendio sicuramente determinato dalla esplosione di una bomba al fosforo posta dietro il cruscotto il quale, esplodendo, ha creato schegge che hanno reciso mani e piedi di quell’uomo e gli hanno asportato un brano di osso temporale sinistro causando un profondo e visibilissimo trauma (successivamente accertato e dichiarato anche da un medico consultato inopinatamente da periti improbabili quanto approssimativi).

 

Una foto che certifica come il cadavere arso di quell’uomo, senza mani e senza piedi e con quel profondo trauma cranico per asportazione e non per sfondamento (come ci si sarebbe dovuto aspettare invece per un normale incidente), giaccia ai piedi di un albero resinoso che non reca segni ne’ di fumo ne’ tracce di incendio benche’ quel corpo abbia potuto ardere fino a ridursi un tizzone; come a pochi centimetri dal suo moncherino destro sia visibile un serbatoio alare con ancora dentro 25 litri di benzina avio (come avrebbe dovuto accertare, suo malgrado, la stessa commissione peritale) dall’altissimo potere detonante e che pure non sarebbe esploso mentre il fuoco, “sviluppatosi a terra dopo l’impatto” nella novellazione dei periti, divampava a poca distanza ed avrebbe ridotto quell’uomo cadavere ad un tizzone; come a meno di quaranta centimetri dal torace della vittima sia visibilissimo il cuscino in gomma e gommapiuma che era sul sedile sotto le gambe di quell’uomo, un cuscino ancora intatto (e’ visibile persino la linguetta dello chiusura lampo) e che appare inattaccato dal fuoco che pure si vuole si sia consumato a pochi centimetri; come la spalliera del passeggero alloggiato posteriormente al seggiolino del pilota (per la configurazione in tandem dei posti di quel velivolo) appaia incastrata sotto il corpo dell’uomo tizzone, e dunque come cio’ attesti inequivocabilmente che quel passeggero fosse stato sbalzato via dal velivolo prima dell’impatto finale. Eppure quel passeggero fu poi ritrovato a svariati metri dai rottami con ustioni sull’80 % del corpo, mentre il fuoco avrebbe dovuto svilupparsi nella fantasiosa ipotesi dei periti solo dopo l’impatto al suolo.

 

Le sembra corretto che di fronte ad una simile serie di circostanze che evidenziano una chiara azione omicidiaria ed una inaccettabile sciatteria peritale, un Magistrato evidentemente poco curioso, se non colluso o corrotto, abbia potuto concludere impunemente le sue indagini attribuendo al pilota (cioe’ a quel tizzone umano) la responsabilita’ dell’incidente, senza alcuna curiosita’ per quanto emergeva con sconcertante evidenza anche agli occhi di un qualsiasi profano?

 

E’ la identica condizione per la quale si e’ definita “compatibile con la probabile dinamica della caduta” la posizione finale del corpo di Emanuele Scieri, il quale pero’ avrebbe dovuto effettuare uno stranissimo avvitamento innaturale per finire con la testa e parte del torace sotto il cumulo di tavoli sotto i quali e’ stato rinvenuto e senza lasciare tracce sulla irta palizzata costituita dai gambi degli stessi tavoli impilati sottosopra, e mantenendo intatta tutta la forza della caduta per schiantare il proprio cranio al suolo in quell’amgusto andito di una quarantina di centimetri nel quale era raccolto il suo capo con forza tale da determinarne lo sfondamento.

 

Ecco, provi a chiedersi allora, Sig. Presidente, cosa possa far sentire cosi’ sfacciatamente sicuro il Gen. Speciale nel ricorrere ad una formale querela (se mai poi la presentera’ realmente, nonostante l’annuncio del “funzionalissimo” senatore De Gregorio), e cerchi di chiedersi se cio’ non dipenda da una complicita’ tacita che la politica ha sempre e fin qui richiesto e promesso ad un mondo delicatissimo come quello dei Cittadini in Armi, ai quali e’ necessario imporre invece e costantemente una vera abitudine ed educazione alla prassi democratica, se non si vuol rischiare che essi devino verso forme di autodeterminazione o di sposalizio con altre sovranita’ illecite, pericolosissime per i processi di una normale democrazia.

 

Certo, se un Primo Ministro negli anni ’90 nel suo discorso alla Camera dei Deputati poteva affermare: “quando sara’ conclusa l’esperienza di questo Governo, tra un’ora, tra un giorno o tra un anno, sara’ conclusa per sempre l’esperienza politica di questo Presidente del Consiglio”, e se poi quel personaggio ha continuato imperterrito a vivere la sua lunga esperienza politica tanto da dirigere oggi, senza soluzione di continuita’ con prestigiosi incarichi politici nazionali ed europei, il Suo Ministero degli Interni, non c’e’ da meravigliarsi che egli abbia poi potuto assumere come suo capo di gabinetto quello stesso funzionario di Polizia che la Magistratura aveva appena indiziato per “induzione alla falsa testimonianza” relativamente alla mattanza di Genova 2001.

 

Ma tutto questo mi ricorda sinistramente il percorso del Generale Tascio che, dimesso dalla combinata autorita’ politico-militare dal suo comando alla 46^ AB, veniva immediatamente insediato, per un’altra e diversa sensibilita’ e volonta’ politico-militare, al Comando del SIOS Aeronautica dove avrebbe dovuto organizzare la infernale trappola contro Gheddafi che si aveva necessita’ di realizzare per ordire l’orrida strage di Ustica.

 

E cio’ ricorda ancora sinistramente la condizione del Gen. Celentano, responsabile della Folgore al tempo dell’omicidio Scieri, il quale dopo essere stato allontanato dai ruoli dei paracadutisti per la violenza con cui esercitava il suo comando e ruolo di Ufficiale, fu sollecitamente incaricato di altre e diverse alte responsabilita’ ministeriali durante la operazione Somalia e poi conseguentemente reintegrato al piu’ alto comando del Reparto Folgore dove avrebbe vissuto senza traumi le scelleratezze Somale del suo sottoposto Ercole, l’omicidio del suo sottoposto Mandolini, e consentito, se non disposto, la punizione rivelatasi omicidiaria contro il giovane Scieri.

 

Ma fin quando delle Forze Armate potra’ scriversi impunemente che esse fossero una “beata insula incontaminata dal contagio costituzionale” (si veda la prima relazione di apertura dell’anno giudiziario della Magistratura militare del 2000, in virtu’ del singolare riconoscimento di assoluta alterita’ che le fu conferito da un governo di Centrosinistra) tutto questo e ben peggio potra’ accaderci.

 

Allora, se non muta la consapevolezza politica sul rapporto con le strutture armate dello Stato, signor Presidente, tutto puo’ tornare ad accaderci, specie se come sta accadendo un dominus internazionale insofferente ad ogni defezione dei “re clienti” dovesse voler tornare ad impartire al popolo italiano una di quelle punizioni che venivano citate dal Sig. Luttwak nel suo libro “La grande strategia dell’impero Romano”, idonee a far comprendere il vantaggio e l’utilita’ della passiva obbedienza rispetto al costo che sarebbe pagato alla sua eventuale aspirazione di indipendenza piena e di sovrana autodeterminazione. Una nuova strage, oltre le tante - comunque impunite - di cui e’ disseminata la nostra storia recente.

 

E’ possibile tuttavia cambiare la storia ed il destino del nostro Paese; ma ci vuole una volonta’ politica precisa che non ha neppure bisogno di qualificarsi come “di destra o di sinistra”, quanto come rivendicazione di una sovranita’ popolare da sempre offesa ed umiliata da una commistione disgustosa tra poteri e potentati, internazionali o mafiosi poco importava pur di mantenere il potere delegato di “re-cliente”, in danno della nostra popolazione.

 

Vede, io non so se per me – contrariamente a Sandro Marcucci – varra’ ancora la “condanna a vivere ed a vivere male” (tra querele, discredito costante, e attiva e sistematica distruzione dei miei rapporti affettivi e familiari), o se la mia costante provocazione orientera’ infine i miei avversari alla soluzione definitiva di eliminarmi fisicamente. So pero’ che non temo le loro soluzioni perche’ ormai proprio essi mi hanno addestrato a mettere in conto qualsiasi possibilita’ ed essere pronto a pagarne il costo portandone (non “sopportandone”) con fierezza e dignita’ il peso.

 

Ma cio’ che vorrei sperare e’ che questo Governo, tanto atteso ed augurato dopo gli avvilenti anni del berlusconismo galoppante eppure tanto deludente su quasi tutta la linea delle aspettative del suo bacino naturale di consenso, trovasse modo e ragione per offrire alle giovani generazioni, prima della sua scadenza naturale o del suo prematuro esaurimento dovuto solo a beghe di potere o a tradimenti dei suoi impegni programmatici, motivi di fiducia in un assetto costituzionale e democratico pagato dal sangue di quei cittadini e cittadine meravigliosi che diedero vita alla stagione della Resistenza e della Lotta di Liberazione dal Nazifascismo. Tutta un’altra cosa, non me ne voglia ne’ Lei signor Presidente ne’ l’on Violante, dagli uomini e dalle donne della Repubblica di Salo’ e dei disvalori per i quali si battevano, per quanto si voglia riconoscere loro una qualche buona fede.

 

Non sarebbe poca cosa in tempi di revisionismo storico e di revanscismo fascista perche’ come scriveva sulle mura di via Tasso uno dei miei riferimenti storico valoriali, il Generale della Aeronautica Martelli Castaldi, "Quando il tuo corpo non sarà più, il tuo spirito sarà ancora più vivo nel ricordo di chi resta. Fa che possa essere sempre di esempio."

 

E’, o potra’ apparirLe, forse una aspirazione carica di retorica dell’eroismo, ma e’ solo la serena consapevolezza di chi e’ stato educato ad agire sapendo che “Abbiamo una o due volte nella vita l’occasione di essere eroi. Ma tutti i giorni abbiamo l’opportunita’ di non essere vigliacchi”, e dunque non teme la solitudine, senza con questo ambire ad un indesiderato ed indesiderabile martirio.

 

D’altra parte la condizione di dover essere ripetutamente chiamato al banco degli imputati o dover essere carcerato e violentato, essendo incolpevole dei reati contestati se non di quello (taciuto) di “disturbatore del potere e dei potenti”, mi creda a volte non e’ meno scomoda e pesante di colui che sia costretto a misurarsi una volta per tutte con la dinamica della propria morte corporale.

 

E d’altra parte il potere di una funzione politica che non sappia misurarsi con il compito della Verita’ e della Giustizia dimostrerebbe indubitabilmente la propria collusione funzionale con la devianza antidemocratica, come ha scritto Vaclav Havel, un indiscusso campione della Liberta’ e della Democrazia. Egli scriveva

 

Il potere e’ costretto a falsare la Verita’ perche’ prigioniero delle proprie menzogne. Il potere falsa il passato, il presente ed il futuro […] Falsa i dati statistici. Finge di non avere un onnipotente apparato di Polizia capace di qualsiasi azione, finge di rispettare i Diritti dell’Uomo, finge di non perseguitare nessuno, finge di non avere paura, finge di non fingere.

 

E ancora:

 

La Verita’ si apre la strada tra i conflitti. Vivere nella Verita’ non significa raggiungere una condizione ideale. Cio’ che essa ci chiede e’ un costante processo di ricerca. Poiche’ nel sistema post-totalitario il vivere nella verita’ si e’ trasformato nel terreno di coltura principale di ogni politica indipendente e alternativa, qualunque riflessione sul carattere e sulle prospettive di una tale politica deve necessariamente rispecchiare anche questa sua dimensione morale, in quanto essa diviene fenomeno politico.

 

Se avra’ potuto dedicare una qualche attenzione a questo scritto, ne saro’ felice. Perche’, come Cittadino Sovrano e per sempre servo della sua sovranita’ e sicurezza democratica in virtu’ del giuramento di fedelta’ contratto come Ufficiale di questo Paese, non di inutili risposte formali ho bisogno, ne’ di riconoscimenti personali, ma solo di atteggiamenti concreti di mutazione virtuosa delle Istituzioni verso il pieno rispetto e la piena applicazione della legalita’ costituzionale, fondata sulla consapevolezza e la responsabilita’ dei rappresentanti Istituzionali, sulla forza del diritto e non sul diritto della forza, sulla Verita’ e la Giustizia piuttosto che sulla menzogna.

 

Abbia coraggio, Signor Presidente, combattere per la Verita’ e la Giustizia, per garantire e tutelare il Popolo e non solo per il piacere personalistico di governarlo, Le assicuro che da’ una profonda soddisfazione ed una serenita’ assoluta.

 

Saluti di rispetto istituzionale.

 

 

                                                                                              Mario Ciancarella