MOZIONE DI SOSTEGNO

ALLA RICHIESTA DI RIAPERTURA DEL CASO EMANUELE SCIERI



PREMESSA

Il 13 agosto 1999 l'allievo parà Emanuele Scieri moriva, in circostanze che perdurano ancora oggi nell'oscurità, nella caserma Gamerra di Pisa.

Il suo cadavere verrà rinvenuto solo il 16 agosto.

Emanuele proveniva dalla Sicilia, aveva ventisei anni, nutriva una robusta passione per il
diritto e la politica: era laureato in Giurisprudenza e progettava un concorso per entrare in Magistratura; era in possesso della tessera di AN.

Aveva deciso di servire lo Stato svolgendo il servizio militare come allievo paracadutista in una delle più prestigiose caserme d'élite del Paese.


Nell'immediato, la sua tragica quanto misteriosa morte scuote l'opinione pubblica e la stessa classe politica in modo trasversale: da tutte le forze politiche dell'arco parlamentare e dalla Presidenza della Repubblica si leva una richiesta di verità e giustizia che sovrasta le pur inevitabili polemiche ideologiche.


L'inchiesta giudiziaria viene assegnata alla Procura di Pisa, la quale affida le indagini di polizia giudiziaria al Nucleo operativo dei Carabinieri di Pisa che dipendono, come la Folgore, dal Ministero della Difesa e dallo Stato Maggiore.


Nonostante non vi sia alcun elemento che lo accerti effettivamente, le indagini partono e si lasciano orientare dal presupposto che si sia trattato di suicidio.

Il 10 settembre i risultati delle indagini vengono presentati al Parlamento; per rievocare il clima della seduta si riportano qui di seguito stralci dell'interrogazione del deputato di AN Nicola Bono:
"La tragica morte del paracadutista Emanuele Scieri ha commosso e, al tempo stesso, inorridito l'opinione pubblica nazionale, anche per l'ambiguità e l'oggettiva superficialità, ad avviso dell'interrogante, con cui è stata gestita dalle autorità dello Stato, sia militari che civili. ...
[    ] Il pubblico ministero di Pisa ha comunicato le sue conclusioni con inusitato largo anticipo perfino alla Procura militare, evidenziando, ad avviso dell'interrogante, una propensione più a voler concludere celermente l'inchiesta, piuttosto che ricercare ogni aspetto utile all'accertamento di ogni possibile responsabilità sulla morte del paracadutista siracusano".

 

All'inizio del 2000, i consulenti tecnici della famiglia Scieri replicano alla perizia della Procura, contestando le tesi dei consulenti medico-legali del pubblico ministero e avanzando circostanziate ipotesi circa "differenti e distinte azioni violente operate da terzi" sul giovane e circa la presenza di altre persone all'episodio delittuoso, le quali si sarebbero adoperate per occultare il corpo dello Scieri, ancora in vita.


Alla metà del Luglio 2001, l'inchiesta sul caso Scieri viene archiviata dalla Procura di Pisa e, a breve distanza e con analoghe motivazioni, dalla Procura Militare di La Spezia.


In Parlamento si fa strada l'ipotesi di istituire una commissione parlamentare di inchiesta, affossata poi dalla Commissione Difesa della Camera il 16 ottobre 2002.



CONCLUSIONI

Ad oggi non esiste alcun colpevole, né per la giustizia ordinaria, né per quella
militare.
Il caso Scieri è stato rimosso dalla memoria collettiva: giornali e televisioni non se ne occupano più; la politica tace.

I genitori di Scieri, oggi, affermano: "Noi non sappiamo chi abbia ucciso Emanuele né per quale ragione (ammesso che possa esserci un motivo per ammazzare un ragazzo di ventisei anni) e neppure sappiamo con sicurezza in che modo è stato ucciso".


In considerazione di quanto sopra esposto


come cittadini consapevoli e attivi della Repubblica Italiana, gli aderenti all'Osservatorio per la Pace del Comune di Capannori si associano alla richiesta della famiglia Scieri, delle espressioni della società civile e degli Enti pubblici che sostengono la riapertura del caso giudiziario relativo all'allievo parà Emanuele Scieri, proponendo al Consiglio Comunale di Capannori di farne propria l'istanza, fermamente credendo

 

  1. che sia compito essenziale, in una pratica politica di autentica partecipazione civile, riavvicinare l'opinione pubblica al dibattito sulle dinamiche interne agli ambienti militari, affinché questi contribuiscano alla crescita democratica del Paese;

 

  1. che sia compito essenziale contribuire alla riqualificazione delle forze militari, isolando quelle componenti culturali che tendono a sottrarle alla logica della trasparenza, per consegnarle invece ad apparati che si allontanano, se in assenza di un impegno ampio, franco e costante da parte della cittadinanza, dalla fedeltà verso i principi della Costituzione Repubblicana;

 

  1. che sia compito essenziale delle forze politiche rappresentate nel Parlamento sostenere e promuovere ogni iniziativa che riaffermi la priorità  della Giustizia e del Diritto, contro ogni tentazione di annullare la divisione dei poteri anche soltanto sottovalutando il pericolo immanente e costante che qualche corpo dello Stato voglia proporsi come istituzione
    totale.

 

 

Capannori, 20 luglio 2007