Intervista cognata Dettori
Liberazione martedì 2 settembre 2003
La famiglia del maresciallo Dettori(suicida nell’87)chiede giustizia
“Tornò a casa stravolto. Sul radar aveva visto tutto”
Alberto aveva visto tutto e aveva dato l’allarme. Qualcuno lo picchiò e gli disse "fatti i cazzi tuoi"». E' questo il ricordo ancora vivo di quella tragica mattina del 28 giugno del 1980 della cognata di Mario Alberto Dettori, Sandra Pacifici.
Il maresciallo della Aeronautica italiana, era di servizio al centro radar di Poggio Ballone,
(Grosseto), la notte del 27 giugno, quando il Dc-9 dell'Itavia fu abbattuto, causando la morte di 81persone. Dettori
fu uno dei pochi testimoni diretti di ciò che successe sul cielo di Ustica, ma ciò che vide, secondo le testimonianze
dei familiari, gli fu fatale.Venne trovato impiccato ad un albero ad Istia di ritorno da una missione in Francia.a Cap
Martin. Dopo 17anni sono ancora molti dubbi che circondano questo ennesimo caso di suicidio che va ad aggiungersi
alla ormai troppo lunga lista delle strane morti collegate alla vicenda di Ustica.
-Signora Pacifici, lei vide Alberto Dettori la mattina successiva alla strage di Ustica. Cosa ricorda di quel giorno?
Ricordo tutto come fosse ieri. Lui la notte dell'esplosione dell'aereo era di servizio al sito radar di Poggio Ballone. Io arrivai
la mattina del 28giugno a casa loro, vicino Grosseto, per andare al mare tutti insieme, come al solito, insieme a mia sorella. Quando scese dalla camera, lui ci confidò che stava per scoppiare la guerra!.Aveva dei segni sul corpo, qualcuno lo aveva picchiato. La faccia era stravolta parlava. sotto voce quasi avesse paura che qualcuno lo stesse spiando. Noi tutti gli chiedemmo cosa era successo ma non ag-
giunse altro e uscì di casa.
Per sei anni rimase a Poggio Ballone, dopo di che lo mandarono in missione in Francia, a Cap Martin.
Si e per lui fu la fine. Tornò da quella esperienza che era irriconoscibile. Controllava ogni cosa, alla moglie faceva aprire
le penne per paura che ci fosse dell'esplosivo. Fece buttare alla moglie gli orecchini che gli
avevo regalato per paura che avessero messo delle microspie. Era ossessionato dal fatto che qualcuno potesse spiarlo
e fargli del male. Non dormiva più si sentiva poco bene. I dottori dell'ospedale militare gli diedero una cura che lo stordiva.
Dopo le sedute rimaneva come intontito sulla sedia.
Una specie di cura del sonno. Raccontava che non si fidava di nessuno, che aveva paura
che gli avvelenassero anche il cibo. Qualcuno gli stava facendo il lavaggio del cervello.
Come giustificarono i dottori
il suo malessere?
Diagnosticarono manie di persecuzione. Per giustificare le sue paure,e le sue pazzie, hanno detto che si drogava, e pensare che lui era donatore e non aveva nemici... fino ad allora.
Nei sei anni che rimase in Italia, il maresciallo Dettori, era stato mai interrogato sui fatti di Ustica?
Mai. E pensi che il foglio di servizio del suo turno non venne mai ritrovato. Dopo la morte venivano
a chiedere a me le cose quelli della Digos di via Genova a Roma e anche il giudice Priore.
Che le ha raccontato il signor Dettori? Cosa sa di quella sera ecc... C'è qualcosa di strano o
no?
Lei crede alla storia del suicidio?
Che stesse male, questo è sicuro. Ma negli ultimi tempi stava cercando di riacquistare una cèrta normalità. Aveva da poco comprato un terreno per costruirci casa. La mattina che lo trovarono morto aveva lavato la macchina e doveva prendere la figlia per andare a giocare
a tennis. Volevano farlo fuori e in questo modo hanno rovinato una famiglia. Pensi che alla moglie non gli hanno riconosciuto neanche lo "stato di servizio" così non ha diritto alla pensione e ad uno dei tre figli è stato impedito di fare il poliziotto. .
GIULIANO ROSCIARELLI