domenica, 23 luglio 2006

Immigrazione 1


Proteste per la decisione contro il punto di riferimento di molti immigrati

Espulso mentre chiede il permesso


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  LUCCA. Gli è arrivato il provvedimento di espulsione proprio mentre si è presentato alla questura per rinnovare il permesso di soggiorno. E’ successo ieri mattina a Salah Chfouka, marocchino, da 14 anni a Lucca. Chfouka è un punto di riferimento per molti immigrati a cui dà una mano per traduzione di documenti e assistenza per le pratiche. Fondatore dell’Aimac (Associazione Italia Marocco per l’amicizia e la cooperazione) e mediatore culturale, lavora da autonomo nelle scuole, fornisce traduzioni e assistenza. Da poco lo hanno raggiunto a Lucca la moglie e due figlie studentesse.  È incredulo: «Ho prenotato a febbraio un appuntamento per rinnovare il permesso. Entro i termini non ho potuto avere la documentazione richiesta. Questo perché, essendo lavoratore autonomo, fa fede solo la dichiarazione dei redditi che entro i termini di scadenza non potevo avere. Così il nuovo termine per presentare la dichiarazione era il 17 maggio. Ma quella mattina ero in prefettura. Il martedi non è possibile fare domanda e il mercoledi mi hanno fatto presente che occorreva il timbro alla dichiarazione del commercialista. Ho parlato con l’ispettore e mi sono assicurato che non prendessero questo a pretesto per espellermi. Stamani sono andato a far timbrare e mi sono recato in questura. Ma la fila era troppo lunga. Allora ho fatto presente all’ispettore il mio problema. Mi hanno detto di attendere mezz’ora. Sono andato a prendere un caffé al bar della stazione e dopo poco una macchina della polizia in borghese mi ha prelevato e portato a firmare il provvedimento di espulsione. Il motivo è che non avevo rispettato i 60 giorni. Mi hanno detto che entro 15 giorni me ne devo andare. Come mai hanno così attenzione a questi termini quando non rispettano quello di 20 giorni per rinnovare il permesso?».  Protesta la Cgil. «E’ un provvedimento del tutto ingiustificato - spiega Virginio Bertini della segreteria -. La richiesta di rinnovo era arrivata in tempo utile. Questo atto è dovuto alla confusione legislativa e ai ritardi nelle pratiche. A Lucca la situazione dei ritardi è ormai di 3-4 mesi. C’è gente che dorme davanti alla questura. Su questo caso ci sarà un ricorso di merito immediato alla procura e mobilitazione». Giulio Sensi

 

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Cgil e associazioni sostengono l’interprete marocchino
Choufka, revocate l’espulsione


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 LUCCA. Fanno quadrato le associazioni intorno a Salah Chfouka, il marocchino colpito da un provvedimento di esplusione da parte della questura proprio mentre si era presentato per ultimare gli atti del rinnovo del permesso di soggiorno. «La situazione - dicono - riguarda anche migliaia di altri immigrati». Chiedono un protocollo di intesa per risolvere le questioni delle pratiche.  Della situazione si è paralto ieri mattina in una conferenza stampa convocato dalla Cgil.  Aimac, Arci, associazione Marocco Insieme, associazione Senegalese, associazione Tunisia 2000, Cgil, Ceis, Cittadinanzattiva, Coordinamento lavoratori immigrati Cgil, Cooperativa sociale Extraordinaire, Cooperativa Creaimpresa, Ghibli, Mani Tese, Unione democratica dei marocchini in Toscana hanno chiesto la revoca del provvedimento a Chfouka e collaborazione con le istituzioni.  «È un fatto grave - spiega Virginio Bertini segretario aggiunto della Cgil -, ingiustificato e inaccettabile e si inserisce in un contesto locale di deterioramento delle relazioni tra cittadini migranti e istituzioni in particolare con la Questura.  «La legge Bossi-Fini ha aggravato la condizione dei cittadini immigrati».  Negli anni passati, ricorda Bertini, «si erano fatti importanti passi in avanti nel tentativo di sperimentare relazioni più avanzate tra associazioni, sindacati e ufficio immigrazione, ma da qualche mese la situazione si è fortemente degradata: tempi di attesa di tre o quattro mesi per le pratiche burocratiche, file davanti alla questura fin dalla sera prima, caos davanti agli sportelli, urla, tensione, disumanità, al caldo, al freddo, alla pioggia».  La prefettura, che si era presa l’impegno di affrontare con la questura questi problemi, secondo Bertini «non ha mosso foglia: l’impegno preso il 18 dicembre 2003 di convocare il consiglio territoriale per l’immigrazione non è stato mantenuto.  «Negativo è risultato poi l’incontro realizzato pochi giorni fa con le associazioni: non è assolutamente emersa la volontà di risolvere i problemi ed anzi hanno dichiarato di non voler costruire alcun protocollo d’intesa per ridurre i tempi di attesa per le pratiche».  Incontro - spiega il sindacalista della Cgil - a cui aveva partecipato anche Chfouka in rappresentanza della comunità marocchina.  Le associazioni parlano anche di «perquisizioni notturne indiscriminate a cittadini arabi regolari».  Diverse le richieste che le associazioni fanno:  «Vogliamo la revoca del provvedimento di espulsione e a questo proposito è già stata avviata la contestazione legale».  Chiedono anche «il rispetto dei termini di consegna previsti dalla legge; il riconoscimento di un ruolo attivo delle associazioni e la discussione delle proposte avanzate per migliorare il servizio nell’interesse dei migranti, degli stessi operatori della questura e di tutta la comunità.  «Inoltre chiediamo l’intervento diretto dell’amministrazione provinciale che è titolare del servizio di rete accoglienza migranti e un incontro con gli assessori al lavoro e al sociale della Provincia che non hanno ancora risposto e con i sindaci dei comuni di Lucca, Capannori, Viareggio, Castelnuovo Garfagnana».  «È inaccettabile la situazione - ha spiegato Gabriele Ciucci della Cgil - intensificheremo l’attività legale con le diffide in procura all’operato della questura».

 

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 LUCCA. È in Italia da oltre quindici anni Salah Chfouka.  Da quattordici vive e lavora nella nostra città come traduttore e mediatore culturale.  È rappresentante dell’Islam laico e della comunità marocchina in Toscana. Da poco lo hanno raggiunto la moglie e due figlie studentesse.  Durante la notifica del provvedimento a Chfouka hanno prelevato carta d’identità, patente, tesserino della Camera di Commercio senza i quali - informanon può lavorare.  Era già stato prelevato dalla polizia due mesi nel bar della stazione.  «Mi chiesero di fare l’interprete - rivela - ad un connazionale, ma invece di chiamarmi sul telefonino era giunta a prendermi una pattuglia, mentre mi trovavo con i miei amici marocchini.  «Con il risultato di provocare in loro timore».  «Sette mesi fa - aggiunge - ho scritto alla Questura per accreditare la nostra associazione presso l’ufficio come hanno fatto tutte le altre. Ma non ho ricevuto mai risposta. I termini legali per la presentazione della domanda li ho rispettati. Non possono cancellare la mia figura all’interno della città. Devono uscire dal gioco, se non mi vogliono lo devono dire pubblicamente, e così me ne vado da solo. Non mi serve una carta per andarmene. Ma voglio spiegazioni e voglio capire cosa c’è sotto».  «Il provvedimento è un grave errore di prospettiva - commenta l’Aimac - che può essere fautore di sviluppi anche non positivi.  «Ci auguriamo che le autorità sappiano rivalutare tutte le condizioni relative e revocarlo, ritenendo che il riconoscere la necessità di cambiare non sia perdita della dignità ma dimostrazione di alta sensibilità politica e civile».  In risposta, sabato mattina alle 10 le associazioni hanno organizzato un evento concreto di solidarietà, “Un caffè con Salah”, al Chioschetto Bar sul piazzale della Stazione.  «Vogliamo - dicono - far sentire che esiste un’altra Lucca». G.S.

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Iniziativa di solidarietà per il marocchino espulso


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 LUCCA. Iniziativa stamani di solidarietà per Salah Chfouka, il marocchino colpito da un provvedimento di espulsione. Alle 10 associazioni e cittadini si ritroveranno per “Un caffè con Salah” al Chioschetto bar sul piazzale della stazione. La Cgil, tramite un suo legale, ha inoltrato ricorso in Procura. Per il pomeriggio le organizzazioni pacifiste hanno indetto un corteo. Alle 17 si terrà una manifestazione per il ritiro immediato dall’Iraq delle truppe italiane e di tutti gli eserciti di occupazione. A promuoverla sono Arci, Assemblea permanente della Piana per la pace, Cgil, Cobas scuola, Comitato lucchese di solidarietà con l’Intifada, Confederazione Cobas, Donne di Rifondazione, Fgci, Giovani Comunisti, Mani Tese. Lucca per la Costituzione, Pdci, Prc, Ds, RdB-Cub, Scuola per la Pace, Ceis “Gruppo Giovani e Comunità”, Collettivo studentesco per il diritto allo studio, Ambiente e Futuro, L’altro Volto - Lucca Gay Lesbica, Equinozio.  «Scenderemo in piazza per chiedere il ritiro immediato delle truppe italiane e di tutti gli eserciti di occupazione, il diritto all’autodeterminazione e all’autodifesa del popolo irakeno e di tutti i popoli vittime di aggressione e il rispetto integrale dell’articolo 11 della Costituzione». Il corteo partirà da piazza Cittadella e si concluderà in piazza S. Michele. G.S.

 

Cortei di solidarietà a Chfouka e contro la guerra in Iraq


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 LUCCA. Partecipazione ieri mattina all’iniziativa in solidarietà con Salah Chfouka, colpito da decreto di espulsione. Circa duecento persone, compresi tanti immigrati di tutte le provenienze, hanno partecipato al ritrovo presso il chioschetto della stazione dove gli intervenuti hanno potuto esprimere la loro solidairetà al professore marocchino. Da lì si è staccato un breve corteo che è giunto alle porte della Questura dove alcuni rappresentanti delle associazioni promotrici e della Cgil sono stati ricevuti dal questore. Virginio Bertini della segreteria Cgil ha letto numerosi interventi di solidarietà tra cui quelli degli onorevoli Carlo Carli e Raffaella Mariani e delle Rsu della Perini. È intervenuto anche un responsabile della Caritas di S. Miniato che collabora con Chfouka al centro per il dialogo interreligioso di Agliati di cui il professore marocchino è fra i fondatori.  Sempre ieri nel pomeriggio si è svolta la manifestazione dei gruppi pacifisti per chiedere il ritiro delle truppe italiane dall’Iraq. Alcune centinaia di persone, fra cui tanti giovani, hanno sfilato per il centro scandendo slogan e leggendo alcune testimonianze di torture e uccisioni nelle carceri militari americane.  L’evento si è concluso in piazza S. Michele dove gli organizzatori hanno invitato a partecipare alla manifestazione di venerdi prossimo a Roma contro la visita del presidente Bush. La partenza è fissata per 8 la mattina ed è possibile prenotarsi presso la sede di Rifondazione Comunista (0583316162) o quella dell’Arci (0583490004). G.S.

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Mobilitazione contro l’espulsione di Chfouka La Cgil: «Un’intimidazione a tutti gli stranieri»


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 LUCCA. Non si è fatta attendere la reazione della Rete per i diritti dei migranti che ieri mattina, in una conferenza stampa alla Cgil, ha duramente criticato la decisione del prefetto di non revocare l’ordine di espulsione per il professore marocchino Salah Chfouka. Mentre incerta appare la condizione della moglie e delle figlie, alla cui domanda di permesso di soggiorno la questura non ha risposto, a Lucca, e non solo, si prepara una grande manifestazione e un ricorso legale.  Virginio Bertini, della segreteria della Cgil, ha contestato l’atto della Prefettura di venerdì scorso in cui si rifiuta la revoca del provvedimento. «Con riferimento all’istanza di revoca del 25 maggio - recita lo scarno documento della Prefettura - non si può che confermare il provvedimento in quanto dall’esame degli atti d’ufficio non esistono i presupposti per una diversa decisione».  «La motivazione formale addotta all’espulsione - ha detto Bertini - è quella della mancata richiesta di rinnovo del permesso di soggiorno da parte di Salah. Ma questo è falso e i documenti lo dimostrano, non si può negare l’evidenza». Durante la conferenza stampa sono state annunciate le prossime iniziative. «Vogliamo distinguere - ha detto Bertini - fra chi nelle istituzioni lavora correttamente e opera in rispetto e trasparenza e chi no. A breve verrà presentato alla Procura un ricorso legale. Poi ci sarà, come c’è già stata, una mobilitazione ferma e democratica con una grande manifestazione che stiamo preparando per venerdì 18 alle 18 in piazza S. Michele che sarà promossa da un vasto schieramento di forze sia a livello locale che nazionale. Il questore ha forti poteri che può usare nel caso di Salah e in altri analoghi. Ma loro si appellano ai cavilli per espellere un cittadino e non rispettano ciò che indica la legge sul termine di 20 giorni per rilasciare il permesso di soggiorno».  Bertini ha annunciato come protesta la chiusura di ogni dialogo sulle tematiche dell’immigrazione con la prefettura e la questura e l’uscita dal comitato territoriale sull’immigrazione. «Le nostre proposte di collaborazione per ridurre i tempi burocratici e migliorare le condizioni di vita dei cittadini immigrati sono viste con fastidio. Si rifiuta il protocollo di intesa che proponiamo».  Uscita che è stata espressa anche dall’Arci. «L’espulsione di Salah - ha detto Marco D’Alessandro dell’Arci - è un chiaro segnale a tutti gli stranieri e un’intimidazione a stare in silenzio». È intervenuto anche Pape Diaw, rappresentate regionale dell’Arci e di Portofranco. «La negazione della revoca è un fatto inaudito - ha detto - e il prelievo dei documenti a Salah è stato un abuso di potere che la legge non prevede. Ci auguriamo che il ricorso legale vada a buon fine. La revoca sarebbe stata un bel segnale invece così la tensione sale e noi useremo tutti i mezzi pacifici che abbiamo perché al caso sia dato rilievo nazionale». Giulio Sensi

Un esposto al ministero


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 LUCCA. Un’indagine su come le istituzioni, questura e prefettura, hanno gestito e gestiscono da anni le questioni relative all’immigrazione. È la richiesta che l’Aimac (Amicizia Italia Marocco) presenterà al ministro degli interni a breve per chiedere chiarezza sulla vicenda Chfouka e altre analoghe. Lo ha annunciato durante la conferenza stampa di ieri mattina il vice-presidente dell’Aimac Mario Ciancarella. «Nulla accade per caso - ha detto Ciancarella - vogliamo i veri motivi di questo accanimento contro Salah». «Vogliamo segnalare la crescita della sfiducia da parte dei marocchini a Lucca sul percorso di calma e legalità che Salah ha sempre proposto e portato avanti con loro. Chiederemo al ministro degli interni di indagare sulle dinamiche delle istituzioni che a Lucca da lui dipendono».

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Senza Titolo


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BREVI UDEUR Oggi un incontro con il prof. Fabbrini  Alleanza Popolare, la nuova formazione politica costituita nella nostra Provincia (coordinatore Michele Del Magro) organizza per oggi alle 18 nella sala dell’ex Chiesina dell’Alba in via S. Nicolao un incontro con il candidato alle elezioni europee per Alleanza Popolare-Udeur prof. Fabrizio Fabbrini, storico e giurista, fondatore del Movimento Cristiano Europeo. AMBIENTE E FUTURO Movimento in difesa di Salah Chfouka  Ambiente e Futuro aderisce alla manifestazione indetta da molte associazioni lucchesi per il 18 giugno contro il decreto di espulsione di Salah Chfouka e per la difesa dei diritti e della dignità degli immigrati sul territorio. ULIVO Massimo Toschi ad Altopascio  Massimo Toschi, candidato della lista «Uniti nell’Ulivo per l’Europa», incontra stamani i lavoratori e i cittadini di Altopascio. A partire dalle 10.30 il professore sarà ospite della ditta «Nuova Terra» e, in seguito, dell’azienda «Toscopan». CISL Novità sul personale precario nella scuola  La Cisl scuola informa che il Ministero ha emanato una nota in cui si da la possibilità al personale docente di integrare la domanda per la graduatoria provinciale permanente di terza fascia già presentata con scadenza il 21 maggio. Sono interessanti anche gli insegnanti di strumento musicale.  La scadenza delle domande è fissata per il 14 giugno. Avendo il decreto apportato importanti cambiamenti che avrebbero bisogno di un periodo più lungo per la gestione aumentano le preoccupazioni per questa misura che non risolve i problemi del precariato e rischia di compromettere le scadenze per il regolare avvio dell’anno scolastico. EMERGENCY Un incontro a Saltocchio  Ha riscosso un notevole successo l’iniziativa Note di Pace tenutasi nei giorni scorsi nella chiesa parrocchiale di Saltocchio. La serata è stata organizzata dal gruppo lucchese Emergency in collaborazione con il gruppo Missionario della Diocesi e con l’aiuto della Provincia e della Scuola di pace. Sono stati raccolti quasi 2mila euro che saranno devoluti per sostenere il progetto Penelope in Burkina Faso e i progetti Emergency in Sierra Leone.

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Casa della Pace solidale con Chfouka


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 LUCCA. Le associazioni della Casa della Pace, durante l’ultima assemblea ordinaria, hanno preso atto della situazione di grande disagio in cui si trova uno dei soci, Salah Chfouka, colpito da un provvedimento di espulsione della questura.  «L’associazione Aimac fa parte della Casa della Pace fin dalla sua formazione e Salah, che è sempre stato il suo rappresentante, ha contribuito, in questi anni, alla realizzazione di tante iniziative a favore della pace, della solidarietà e dell’integrazione. Le associazioni sono stupite di questa incresciosa situazione in cui Salah si è venuto a trovare dopo tanti anni di presenza in Italia, con un lavoro e una casa, e proprio nel momento in cui era stato raggiunto, finalmente, anche dalla moglie e dalle figlie.  «Le associazioni della Casa della Pace, pertanto, vogliono esprimere solidarietà a Salah e alla sua famiglia, nella speranza che i problemi, che stanno alla base di questo provvedimento, siano finalmente chiariti e che la vicenda abbia una soluzione positiva».

 

Consegnato alla figlia Ymane l’attestato di frequenza del corso di italiano
Venerdì il corteo in difesa di Salah Chfouka


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 LUCCA. La Cgil prepara la manifestazione di venerdì per il rispetto dei diritti delle persone e per i diritti sociali e politici dei migranti. Stamani alle 12 nella sede di via Fillungo la presentazione nella quale verranno illustrati i motivi della manifestazione e le adesioni. Intanto si è svolta presso la sede dell’Arci, la tradizionale festa di consegna degli attestati di frequenza ai corsi gratuiti di italiano per cittadini stranieri realizzati dal 1997 dall’associazione. Attestato speciale è stato quello preparato per Ymane Chfouka, la figlia del marocchino esplulso, «pronto - hanno spiegato quelli dell’Arci - per essere consegnato al suo ritorno».  «Questi corsi - spiegano ancora all’Arci - vengono realizzati in collaborazione con il Centro territoriale permanente per l’educazione in età adulta di Lucca, e col sostegno delle amministrazioni locali».  La cerimonia di consegna degli attestati di frequenza ai corsi gratuiti di italiano nella sede dell’Arci è iniziata, alla presenza degli assessori al sociale del Comune e della Provincia, rispettivamente Ornella Vitali e David Pellegrini, della presidente della commissione pari opportunità della Provincia Teresa Leone, e del responsabile immigrazione dell’Arci, Marco D’Alessandro.  Tra i certificati spiccava quello per Ymane Chfouka, la figlia maggiore di Salah Chfouka, che ha partecipato ai corsi, ma che non ha potuto essere presente a ritirare l’attestato che le spettava data la posizione del padre, al quale è stato notificato un decreto d’espulsione dopo 14 anni di permanenza nella nostra città.  Dopo la cerimonia ufficiale si è svolta la festa in cui ognuno ha potuto gustare numerose specialità, provenienti da tutte le latitudini, portate dai compagni di corso.  «Quest’anno - spiega ancora l’Arci - l’affluenza è stata leggermente più bassa (165 iscritti) a causa dello spostamento della Casa sella Pace, in cui i corsi si svolgono, da piazzale S. Donato a via Brunero Paoli. Spostamento che per un’iniziativa che negli anni si è radicata soprattutto attraverso il passa parola tra connazionali, ha comportato un disagio notevole e quindi un certo disorientamento».  «Dal 1997 ad oggi sono comunque oltre 900 gli iscritti ai corsi Arci, che costituiscono ormai uno dei momenti di aggregazione più forte per gli stranieri che arrivano a Lucca».  Domani mattina alle 12 la conferenza stampa nella sede della Cgil per illustrare la manifestazione di venerdì prossimo che ha come tema il rispetto delle persone e i diritti sociali e politici dei migranti.  Nell’occasione da parte della Cgil, che ha organizzato la giornata insieme al comitato promotore 18 giugno, saranno date informazioni aggiornate sulla vicenda dell’immigrato marocchino Salah Chfouka.

 

Ciancarella chiede spiegazioni sull’espulsione
«A fianco degli emigranti»


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  LUCCA. Il vicepresidente dell’Aimac (Associazione Italia-Marocco per l’amicizia e la collaborazione) Mario Ciancarella interviene sull’espulsione del presidente dell’associazione stessa Salah Chfouka.  «È sconcertante - dice lo stesso Ciancarella - che proprio mentre i governi del mondo occidentale invocano un Islam di persone moderate, democratiche e illuminate si assumano poi simili comportamenti penalizzanti e discriminatori contro un esponente e militante di quell’Islam così fortemente invocato».  «Nulla tuttavia accade per caso - aggiunge Ciancarella - e dunque sarebbe meglio che chi ha deciso di confermare un simile provvedimento di espulsione voglia dare qualche spiegazione, più plausibile di quella formalmente addotta, per giustificare il provvedimento. Noi, incrollabili, continuiamo a invocare e attendere atti delle istituzioni che sappiano rivelare l’animo più profondamente democratico e costituzionale di questo paese, discutendo in termini di certezza del diritto della persona».  «E vorremmo ricordare a tutti - conclude il vicepresidente dell’Aimac, Ciancarella - che ogni battaglia legale è certamente garanzia di una cultura democratica nell’ordinamento e nella cultura del nostro paese; ma ci sono alcune battaglie di democrazia che non possono passare solo dalle sentenze dei tribunali quanto dall’impegno pubblico e diffuso, pacifico e non violento e tuttavia durissimo nei prezzi che si dovranno pagare, da parte di quanti acquisiscono consapevolezza che ogni diritto violato per un qualsiasi cittadino, indigeno o immigrato, segna la strada per la quale inevitabilmente un giorno quello stesso diritto potrà essere aggredito e si tenterà di cancellarlo anche per ciascun altro di noi, cittadini ordinari».

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I gruppi che sostengono l’immigrato si rivolgono alla procura
Salah, ricorso contro l’espulsione


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  LUCCA. È stato depositato alla procura della Repubblica il ricorso legale contro l’espulsione di pochi giorni fa di Salah Chfouka. Al professore marocchino è stato rifiutato il rinnovo del permesso di soggiorno. La notizia è stata data ieri dalle realtà che si battono per i diritti dei migranti, che hanno anche espresso l’intenzione dei promotori della manifestazione di venerdì di non inteferire con il lavoro dei giudici.  «Ma ci auguriamo che la risposta arrivi in tempi brevi - ha detto Virginio Bertini della segreteria della Cgil - e la mobilitazione è alla base di un’ampia vertenza sociale aperta da mesi. Non merci ma persone, diritti sociali e politici per i migranti sarà lo slogan della manifestazione che chiamerà gente da tutta la Toscana».  «Chiediamo - hanno spiegato i promotori - soluzioni positive per Salah Chfouka e gli altri cittadini immigrati in condizioni analoghe, chiediamo trasparenza, legalità, umanità. Basta con i ritardi, le file, le ingiustizie, basta con le pastoie burocratiche».  «Diciamo no - hanno spiegato rappresentanti di Cgil, Cisl, Arci, Aimac e Ceis - alle espulsioni immotivate, alle inefficienze burocratiche, alle ingiustizie, vogliamo che siano rispettati i tempi indicati dalla legge: 20 giorni per rinnovare i permessi. Chiediamo soluzioni positive per Salah e gli altri che sono in condizioni analoghe, garanzie contro gli intoppi burocratici e le interpretazioni controverse della legislazione.  «Vogliamo il passaggio delle competenze per le pratiche burocratiche agli enti locali e da subito sinergie istituzionali come organici adeguati, protocolli d’intesa, migliore organizzazione dei servizi. C’è bisogno di progetti di formazione e lavoro per gli ultra quarantenni italiani e stranieri espulsi dal mercato del lavoro e della Fondazione Casa per affitti a prezzi calmierati per italiani e stranieri in difficoltà. E poi mediatori culturali nelle scuole e nelle istituzioni, diritti politici per i cittadini immigrati».  Bertini ha chiesto anche trasparenza: «Gli uffici della questura devono iniziare a rilasciare agli immigrati un protocollo regolare al momento della richiesta del permesso di soggiorno per eliminare la confusione. Si deve aprire un tavolo di confronto con associazioni, sindacati, enti locali, questura e prefettura che porti ad accordi scritti. Fino ad oggi questura e prefettura ci hanno chiuso la porta, ma noi chiediamo collaborazione».  «E’ un’iniziativa di pace - ha commentato Giovanni Bolognini della Cisl - per la convivenza fra i popoli. C’è necessità di riconoscere i diritti di tutti per realizzare la pace concreta nel nostro territorio».  «Sono situazioni intollerabili in un paese democratico» ha detto Marco D’Alessandro dell’Arci. «Se un obiettivo era quello di scatenare la paura nei cittadini immigrati - ha spiegato Mario Ciancarella dell’Aimac - allora lo hanno raggiunto. Gli immigrati vivono con la paura che quello che è successo a Salah succeda anche a loro. Ma perchè è accaduto tutto questo? Avevamo provato a proporre soluzioni positive che avrebbero creato un sereno rapporto. Invece di creare questo rapporto si cerca di imporre agli immigrati forme specifiche di informatore diretto e garantito».  «Fra tutto - ha concluso Gabriele Ciucci della Cgil - c’è da segnalare la latitanza del Consiglio territoriale dell’immigrazione che è presieduto e coordinato dalla prefettura. Gli accordi degli anni scorsi con le associazioni sono stati in pochi mesi cancellati. Quella di venerdi è solo l’inizio di una lunga mobilitazione». Giulio Sensi

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Oggi corteo e manifestazione in piazza S. Michele
«Chfouka deve restare a Lucca»

PRIMO PIANO Solidarietà al marocchino espulso


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  LUCCA. Un meeting per il rispetto dei diritti delle persone, per i diritti sociali e politici dei migranti. Si svolgerà oggi alle 18 la manifestazione organizzata dalla rete cittadina per i diritti dei migranti. Un evento a cui parteciperanno italiani e immigrati con una piattaforma di richieste alle istituzioni e in particolare a prefettura e questura.  Intanto si sono riuniti in assemblea i marocchini aderenti all’Aimac (Amicizia Italia Marocco) insieme alla moglie e alle due figlie di Chfouka. Insieme hanno discusso l’intervento previsto per oggi sul palco in piazza S. Michele che verrà pronunciato da una giovane donna. Hanno anche elaborato un volantino di denuncia delle condizioni in cui vivono.  Diverse sono le richieste che Cgil, Cisl, Uil, Cobas e oltre cinquanta associazioni di tutta la Toscana faranno nel corso dell’evento, in particolare legate al rifiuto delle espulsioni immotivate e delle inefficienze burocratiche nonché della «regolare violazione dei termini dei 20 giorni per il rilascio del permesso da parte della questura». Il decreto di espulsione del prof. Salah Chfouka, presente sul nostro territorio da 14 anni, rappresentante della comunità marocchina di Lucca e della Toscana, confermato anche recentemente dalla prefettura senza alcun approfondimento di analisi e senza alcuna argomentata e valida replica alle forti e circostanziate motivazioni presentate nel ricorso, non solo è una palese ingiustizia, ma rappresenta una negazione dei più elementari diritti umani e di cittadinanza. Si configura come la punta di un iceberg fatto di intolleranza, di inefficienza e burocratismo con effetti negativi per i cittadini immigrati, per le associazioni, per gli operatori degli apparati istituzionali, per l’intera collettività».  Altra richiesta delle associazioni è il passaggio delle competenze in tema di immigrazione ai Comuni e aiuto nel campo della formazione professionale e della casa con «affitti calmierati a stranieri e italiani». Il gruppo Mani Tese terrà chiusi i locali della sede di S. Anna «per protestare contro la violazione dei diritti dei cittadini immigrati».  Il caso Chfouka è scoppiato un mese fa quando al professore marocchino venne rifiutato il rinnovo del permesso di soggiorno. Il ricorso alla prefettura è stato rigettato e ora è pendente un ricorso legale contro il provvedimento. Problemi di mancato rinnovo che riguardano molti altri cittadini immigrati. «Continuiamo - dice la rete - a chiedere alle istituzioni preposte una soluzione positiva che permetta a Salah, come a tanti cittadini immigrati, di rimanere a far parte della nostra comunità». Il ritrovo è fissato per le 18 in piazza S. Michele. Dopo un breve corteo sono previsti interventi di cittadini immigrati e di Pape Diaw, Maria Eletta Martini, Ivan Della Mea, don Alessandro Santoro, Marco Revelli intervallati da musica. G.S.

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Il 29 arriva l’esito del ricorso contro l’espulsione del marocchino
In centinaia in piazza per Chfouka



Giulio Sensi

 LUCCA. «Un saluto di fraternità e d’amore. In occasioni come queste non manco mai». Yind, 15 anni, legge con decisione e senza imbarazzi il messaggio del papà, Salah Chfouka, che non si trovava ieri in piazza S. Michele dove associazioni di italiani e immigrati hanno protestato contro la sua espulsione per motivi burocratici legati al permesso di soggiorno. Il 29 giugno si saprà la decisione sul ricorso legale presentato nei giorni scorsi dai legali della Cgil.  Ieri alcune centinaia di persone hanno manifestato per chiedere una soluzione positiva del caso. «Mio padre se ne andò dal Marocco - dice ancora Yind - che avevo 4 anni. Voi lo conoscete meglio di me. Ho appena cominciato a conoscerlo e mi ha insegnato cosa vogliono dire pace, amicizia e amore. Abbiamo bisogno di lui».  Un applauso raccolto saluta il messaggio della figlia di Salah Chfouka mentre nella piazza accorrono, con la chiusura dell’orario di lavoro, centinaia di stranieri, soprattutto marocchini, a dar man forte agli organizzatori dell’evento.  Un evento promosso dai sindacati e della associazioni che si battono per i diritti dei cittadini immigrati. Si sono incontrati a decine ripetutamente nei giorni scorsi i marocchini amici di Salah e hanno preparato un intervento, che una ragazza, Nabila, legge a nome di tutti.  «Sono qui per dire che il valore di ciascun uomo non si giudica dal pezzo di carta che chiamiamo permesso di soggiorno, che noi esistiamo indipendentemente dai permessi. E’ tempo di uscire a testa alta e difendere e rivendicare i diritti violati per ciascuno di noi. Non siamo solo braccia per lavorare a nero. Hanno esplulso Salah per dire a tutti noi immigrati che non siamo persone e non possiamo sperare in nessun diritto. Vi chiediamo di aiutarci per riavere Salah fra noi, dimostrando così che questo paese vuole essere migliore di certi suoi funzionari».  Dal palco si esibiscono attori di teatro e musicisti, recitano la vita di un immigrato, i problemi con la polizia e il permesso di soggiorno.  Virginio Bertini della Cgil legge l’intervento a nome delle cinquanta associazioni che hanno promosso l’evento. «La mobilitazione continuerà fino a quando non ci saranno risposte. Vogliamo una soluzione positiva del caso di Salah e di altri e l’avvio di un tavolo con le istituzioni per arrivare ad un protocollo scritto che migliori la situazione del rilascio dei permessi di soggiorno». A sorpresa su un telefonino arriva un messaggio di Chfouka. «Un grande saluto a voi e un forte abbraccio a Lucca che mi manca. Sono con voi ora e per sempre e ho fiducia nell’ultima parola che sarà della magistratura».  Molti gli immigrati che hanno sottolineato i problemi che vivono. «Sono qua - dice Ben, marocchino - per difendere la dignità nostra e i diritti. Vogliamo che ci sia integrazione».  «Noi cerchiamo la democrazia - afferma Oaid - e scappiamo dalla fame. Vogliamo una legge migliore, siamo il futuro dell’Italia».  «Salah rappresenta la comunità islamica a Lucca - ricorda Artan, albanese - e il colpo è a tutta la comunità».  «Aspettiamo una soluzione positiva per Salah e per tutti gli altri - dice la moglie di Chfouka-. E’ dura spiegare cosa viviamo senza di lui. Ma sentiamo la solidarietà di tanti arabi e italiani».

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Attestati di solidarietà a Salah Chfouka dopo l’espulsione


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 LUCCA. Continua la maratona di solidarietà per Salah Chfouka, colpito da provvedimento di espulsione poche settimane fa, provvedimento che ha scatenato la protesta di migliaia di cittadini e la solidarietà di sindacati, associazioni e politici.  Si sono riunite a Palazzo Ducale le associazioni di volontariato che costituiscono il Forum sull’immigrazione promossa dall’amministrazione provinciale e hanno eletto coordinatore Salah Chfouka, in quanto presidente dell’Aimac, e vicecoordinatore il Marco D’Alessandro, responsabile Arci sui temi dell’immigrazione. Molti immigrati stanno denunciando in questi giorni «gesti irrispettosi e ingiustificati che accadono nei pressi della stazione».  Intanto l’Aimac, attraverso i marocchini che vi aderiscono, sta diffondendo un volantino di denuncia degli episodi che li riguardano. «Questa vicenda - recita il documento - non è solo il caso Salah ma riguarda tutti gli immigrati ed illustra la condizione di tantissimi altri di noi che subiscono quotidianamente prevaricazioni e violazioni del diritto di soggiorno. Dagli infiniti ritardi per la concessione dei permessi fino alle espulsioni spesso arbitrarie e ingiustificate, passando per quelle estenuanti file che ci costringono a perdere molte giornate di lavoro e di paga. Tutto questo senza avere la possibilità di essere conosciuti dalla pubblica opinione come invece è successo per Salah, per la sua posizione di prestigio e di riferimento nel mondo dell’immigrazione». (g.s.)

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Permessi di soggiorno un protocollo d’intesa


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 LUCCA. È stata presentata alla stampa l’ipotesi di protocollo d’intesa tra enti locali, prefettura, questura, sindacati e associazioni elaborata da quest’ultime per far fronte ai problemi dell’immigrazione nel nostro territorio. Otto punti su cui chiedono che venga quanto prima riannodato il dialogo, illustrati da Marco d’Alessandro, responsabile immigrazione dell’Arci e che sono stati presentati agli enti coinvolti da Cgil, Cisl, Uil, Aimac, Anolf-Cisl, Arci, Associazione Senegalesi, Ceis, Cittadinanza Attiva, Coordinamento lavoratori immigrati Cgil, Ghibli, Mani Tese, Marocco Insieme, Somalia Rejo. «Vogliamo - ha spiegato D’Alessandro - formalizzazione e trasparenza delle pratiche burocratiche in modo che il cittadino immigrato abbia un riscontro formale sulla data di avvio del suo percorso; la riduzione dei tempi di attesa per le pratiche burocratiche per riportarli ai tempi previsti dalla legge, indicativamente entro i 20 giorni».  In attesa di questi risultati il permesso di soggiorno scaduto o in scadenza, con un semplice timbro della questura dovrebbe assumere validità fino alla data prenotata per il rinnovo ed essere valido a tutti gli effetti (ritorno al proprio paese, ferie, spostamenti, lavoro, casa, patente, previo accordo tra la questura ed altri enti coinvolti) «tenendo conto che la questura di Lucca ha rilasciato negli anni passati le proroghe per i permessi in scadenza, proroghe mai contestate da alcun ente in Italia e all’estero».  Si chiede l’uso di tutti i mezzi informatici per ridurre le file, aumento di organici anche attraverso sinergie con prefettura o altre amministrazioni pubbliche che si potrebbero occupare di tutti gli aspetti sociali, e l’aumento del tempo di apertura degli sportelli e loro migliore organizzazione basata sulla tipologia dei casi da definirsi a monte. Le associazioni propongono anche il decentramento del servizio a livello locale con particolare riferimento a Versilia e Garfagnana, tenendo conto che negli anni passati si era sperimentata l’apertura pomeridiana degli sportelli per ridurre le file e le attese. Si chiede il pieno riconoscimento del ruolo attivo, con possibilità di delega, dei sindacati e delle associazioni presenti sul territorio in cui sia evidente l’impegno sui temi dell’immigrazione, aumento del tempo a loro disposizione e possibilità di avere un referente dell’ufficio immigrazione della questura anche per via telefonica. E l’accoglimento da parte della Questura delle domande di asilo politico da parte di quanti ne facciano richiesta come stabilito dal testo unico sull’immigrazione.  «Infine - dice D’Alessandro - vogliamo che siano fatte riunioni periodiche trimestrali tra prefettura, questura, enti locali, sindacati e associazioni, per monitorare lo situazione, prevenire i disagi e migliorare il servizio».  «È una proposta - ha spiegato Virginio Bertini della Cgil - che potrebbe segnare una svolta nel rapporto con gli immigrati. Con le ultime mobilitazioni che abbiamo fatto si è dovuto riconoscere da parte della questura che il problema esiste». Bertini ha anche denunciato, e annunciato la richiesta ai parlamentari locali di un’interogazione al governo, «l’uso delle cineprese da parte della Digos durante tutte le pacifiche manifestazioni fatte da studenti, immigrati e anche della delegazione delle associazioni che è andata a parlare con il questore dopo il decreto di espulsione a Chfouka. È un uso arbitrario, scorretto e intimidatorio e chiediamo su cosa si basi». Infine è stata commentata la vicenda di Salah Chfouka colpito da provvedimento di espulsione su cui pende un giudizio legale che verrà emesso il 29 giugno. «Abbiamo fiducia nella magistratura - ha detto Bertini - ma in caso di risposta negativa non ci fermeremo e andremo in Cassazione». Giulio Sensi

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Il marocchino espulso da Lucca ora aspetta giustizia in clandestinità
La Corte costituzionale ha salvato Salah

La bocciatura della Bossi-Fini gli ridà una chance. «Ho fiducia»


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 LUCCA. Adesso ci spera. Salah Chfouka, 50 anni, marocchino, un decreto di espulsione in tasca, è fiducioso: «La cancellazione di una parte fondamentale della legge Bossi-Fini potrebbe riaprire la partita» dice all’indomani della sentenza della corte costituzionale. Lui è rimasto in Italia, in una località coperta dal segreto dei familiari (la moglie e due figlie) nonostante l’intimazione a tornare in Marocco, decisa dalla questura di Lucca, accolta dalla prefettura, convalidata da un’ordinanza del magistrato. Ma quel processo fu celebrato con le norme sull’immigrazione volute dal governo della casa delle libertà: regole nient’affatto garantiste dei diritti dell’accusato. Ma Salah deve rimanere, per il momento “clandestino”. Dunque per incontrarlo dobbiamo seguire un percorso irto di comprensibili diffidenze e precauzioni. Davanti a noi c’è un uomo che sa ancora sorridere e mantenere la calma e la lucidità, nonostante tutto.  «Non mi sento braccato, e non credo ci sia un particolare accanimento nel trovarmi. I legali mi consigliano di aspettare, perché ci sono altri ricorsi, a cominciare da quello al tribunale dei minorenni per la tutela delle due figlie».   Interprete e traduttore. Salah è un uomo di buona cultura. Al suo Paese faceva il giornalista, in Italia si è adatato a molti mestieri. A Lucca è iscritto alla Camera di commercio come interprete e traduttore e ha prestato la sua opera anche per la Polizia e il tribunale. Ed è soprattutto un uomo non rassegnato, capace di distinguere tra il volto razzista che s’intravede dietro un abuso e l’immagine democratica di un paese che al momento giusto sa ritrovare dignità e civiltà: «Sono ancora fiducioso nelle leggi italiane. Se così non fosse sarei il primo a prendere l’aereo e tornare al mio Paese, senza bisogno di alcun decreto di espulsione».   Quella sera al bar. Eppure le esperienze di Salah Chfouka, a Lucca, avrebbero fiaccato il morale di tanti. Perché la sua vicenda è il compendio di tanti episodi in cui la macchina dello Stato non ha certamente dato il meglio di sè. La collisione tra un marocchino impegnato nei movimenti per l’immigrazione (è presidente dell’associazione per l’amicizia e la cooperazione tra l’Italia e il Marocco) e le nostre istituzioni avvenne la prima volta il 17 luglio del 1998. La racconta Salah: «Ero in compagnia di alcuni amici in un bar del centro. Verso la mezzanotte la titolare ci dice che sta per chiudere e allora andiamo fuori del locale. Verso le una arriva un tunisino, riesce a entrare nel bar e vuole bere. La donna si rifiuta, inizia un alterco. Rientriamo nel bar e tentiamo di riportare la calma. Uno dei pacieri rimedia una gomitata al naso che gli procura un po’ di sangue. In quel momento arriva la Polizia. Ce ne è per tutti. Io sono colpito duramente al torace, ho tre costole fratturate e per di più subisco una denuncia per resistenza a pubblico ufficiale».  L’interprete della Polizia, il traduttore del tribunale, adesso ha cambiato posto. E sull’altro banco, quello degli imputati. Eppure c’è un lungo scorcio della sua vita in Italia che testimonia per lui: è nel nostro paese dal luglio del 1991, a Lucca lo conoscono tutti, si è anche battuto per isolare alcune frange del fanatismo religioso islamico. E c’è un referto medico, redatto al pronto soccorso dell’ospedale il giorno dopo l’aggressione, che parla di tre costole fratturate. Se l’è rotte da solo, il perfido Salah, per accusare la Polizia? Il giudice comunque lo condanna a otto mesi di carcere.   La testimonianza. E’ la storia che ne innesca altre. Il vice presidente dell’Associazione Italia-Marocco, Mario Ciancarella, protesta. Scrive a una serie di autorità lamentando il comportamento della Polizia. Mal gliene incolse: denuncia anche per lui, diffamazione. Nel frattempo - agosto del 2002 - Salah ottiene la ricongiunzione della moglie e delle due figlie e vive tranquillamente con loro a Lucca. Ma si arriva al processo contro Ciancarella e Salah è chiamato a testimoniare. Che avrebbe potuto dire, se non confermare che quell’operazione di Polizia si concluse con un pestaggio?   L’espulsione. L’udienza si tiene il 13 maggio scorso, otto giorni dopo Salah è espulso. Crede di andare in questura a ritirare il rinnovo del permesso di soggiorno, che aveva richiesto il 16 febbraio, invece si vede notificare il provvedimento e ritirare tutti i documenti. La città si mobilita a fianco del marocchino. Cgil, Cisl e Uil tengono anche una manifestazione in piazza per protestare. Ma il 29 giugno il giudice conferma il decreto di espulsione, motivando la decisione con la mancata richiesta di rinnovo del permesso di soggiorno. Salah mostra il documento, è della questura di Lucca, che lo invita tornare nei suoi uffici per ritirare il permesso. Ma la parte che fa riferimento al permesso di soggiorno è scritta a mano, dunque - dice il giudice - non automaticamente riconducibile alla questura. Per il resto, zitti e mosca, c’è la Bossi-Fini, la legge - dice Salah - «che ha reso visibile il razzismo istituzionale». Questa è una considerazione politica a margine di un dramma umano che il nostro marocchino spiega come meglio non potrebbe: «E io con moglie e due figlie a Lucca avrei dimenticato di chiedere il rinnovo del permesso di soggiorno? No, per favore accusatemi di altro...» BREVI LIVORNO L’uxoricida voleva uccidersi  Voleva uccidersi anche lui. Dopo aver sentito spegnersi la moglie Grazia Baccicalupo tra le braccia, colpita a morte da una coltellata al petto durante una furiosa lite, il sessantaduenne livornese Francesco Iuppa voleva gettarsi dal quarto piano. Gliel’hanno impedito i poliziotti, i medici e il figlio, Federico. Contro di lui la Procura ha aperto un fascicolo, configurando il reato di omicidio preterintenzionale. PISTOIA L’amianto ha fatto un’altra vittima  La tragica lista si allunga ancora. Un altro nome è andato ad aggiungersi a quelli degli ex operai della Breda uccisi in questi ultimi da un mesotelioma, la micidiale forma di cancro causata dall’esposizione all’amianto. Adriano Strisciamonti è spirato venerdì. E’ il ventitreesimo pensionato dell’azienda di via Cigliegiole morto per mesotelioma, mentre superano ormai i 170 i suoi ex colleghi deceduti a causa di tumore polmonari. HA 4 ANNI Lucca: bimbo cade, è grave al Meyer  Un bimbo greco di quattro anni, in vacanza con i genitori e un fratellino in una villa di Santa Maria del Giudice, è in prognosi riservata all’ospedale Meyer di Firenze, dopo un volo di alcuni metri dalla tromba delle scale. I genitori, visto che il bimbo nella caduta aveva perso conoscenza, non hanno perso un attimo. La mamma ha preso in braccio il piccolo e il padre si è messo di corsa alla guida del loro fuoristrada, lasciando l’altro figlio più grande nella villa.  Una corsa iniziata lungo una strada stretta e tortuosa, che però si è conclusa dopo qualche centinaia di metri contro il muro di una villa. Nella fretta infatti il conducente ha perso il controllo dei veicolo rimanendo con una ruota forata al lato della strada.  La mamma in preda alla disperazione è scesa dal mezzo con il bambino in braccio ed ha avuto la fortuna di trovare un taxi che ha portato tutti in ospedale.

 

Stasera alla festa di Liberazione a Montecarlo
Caso Chfouka in primo piano


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 MONTECARLO. Si svolgerà stasera alle 21 alla Festa di Liberazione presso il Podere Operaio di Montecarlo la presentazione del dossier elaborato da Progetto Ulisse che ricostruisce la vicenda di Salah Chfouka, il professore marocchino colpito da provvedimento di espulsione più di due mesi fa mentre stava ultimando le pratiche relative al rinnovo del permesso di soggiorno.  I membri di Progetto Ulisse, il gruppo costituito due anni fa nella città con l’obiettivo di osservare lo stato del rispetto dei diritti dei cittadini e con cui anche Chfouka collabora, ricostruisce nel dossier la storia del marocchino e del suo impegno per la difesa dei diritti degli immigrati e contro gli abusi e i tempi biblici del rilascio dei permessi di soggiorno.  Ci sarà spazio anche ad un articolo di ampio respiro sulla situazione relativa alle pratiche che riguardano gli immigrati nella nostra città che subiscono quotidianamente - ricordano i responsabili di Progetto Ulisse - ritardi immotivati e illegittimi per il rinnovo dal momento che la legge prevede che tutto sia conlcuso entro 20 giorni. «Il dossier - proseguono i promotori - ricostruisce anche la vicenda giudiziara di Chfouka i cui legali, dopo un discutibile rifiuto di annullare l’atto di espulsione da parte del prefetto prima e della procura dopo, hanno fatto ricorso in Cassazione e per la cui decisione si prevedono tempi lunghi. Infine spazio alle proposte che le associazioni e i sindacati propongono da mesi per risolvere i problemi delle pratiche burocratiche.  «Sarà l’occasione - conclude Progetto Ulisse - per discutere delle violazioni dei diritti umani fondamentali che Salah e gli altri immigrati vivono nella nostra città. Non sarà l’ultima perché in altre occasioni avremo spazio per dire la verità su questa triste vicenda».

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Il tribunale dei minori dà il soggiorno alle figlie-studentesse dell’espulso
La famiglia Choufka può rimanere


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 LUCCA. Diritto di ottenere il permesso di soggiorno immediato per motivi familiari. È quanto deciso dal Tribunale per i minorenni di Firenze che ha deliberato la regolarizzazione di tutta la famiglia di Salah Chfouka, il professore marocchino che tre mesi fa era stato espulso dalla questura per motivi legati ad un presunto ritardo della domanda di rinnovo del permesso di soggiorno. Il ricorso era stato depositato il 15 luglio dopo che la magistratura aveva dato ragione alla questura.  Grazie alla posizione della figlia Hind, minorenne che frequenta le scuole superiori, il Tribunale ha accolto il ricorso mentre per la decisione definitiva si aspetta la pronuncia della Corte di Cassazione.  Grande soddisfazione è stata espressa per la sentenza dalla famiglia Chfouka e dalle associazioni e sindacati riuniti nella Rete per i diritti dei migranti che, ieri mattina in una conferenza stampa presso la Cgil, l’ha resa nota chiedendo alla questura «un comportamento corretto alla luce delle decisioni del Tribunale».  Un sospiro di sollievo per Salah Chfouka, la moglie Latifa Sahamari e le figlie Hind e Ymane che stanno per iniziare la prima il terzo anno delle superiori e la seconda gli studi universitari.  «Sono contenta - ha detto Hind - che questo giudice abbia dato ai miei genitori la possibilità di stare con me per continuare i miei studi, cosa che sarebbe difficile senza la loro presenza. Ringraziamo anche le associazioni che ci sono state vicine durante questi difficili mesi».  «E’ una sentenza positiva - ha commentato Virginio Bertini della Cgil - e adesso ci aspettiamo che la questura rilasci un regolare permesso di soggiorno seguendo le indicazioni del Tribunale dei minori.  «La Cassazione nel merito dirà la parola finale, ma la sentenza prevede in modo chiaro ed immediato la regolarizzazione dell’intero nucleo familiare. Sarebbe sconcertante se questo non avvenisse.  «Qualche settimana fa abbiamo presentato la richiesta di regolarizzazione delle tre donne sulla base di progetti di inserimento lavorativo, fra cui uno di mediazione interculturale che svolgerà, insieme al comune di Capannori e a Porto Franco, Ymane. Dopo la richiesta è giunto dalla Questura un avviso inspiegabile di diniego del permesso. Ma adesso devono cambiare opinione.  «Ci auguriamo che la cosa si risolva in tempi rapidi e che la Questura non presenti ricorsi a questa sentenza del Tribunale per i minorenni. Sarebbe un bell’esempio di dialogo e di correttezza».  «È importante il salto di questa sentenza - ha detto il vice presidente dell’Aimac, Mario Ciancarella - laddove fa riferimento all’inserimento sociale della figlia di Cfouka. Fondamentale è stata la lettera pubblica, riportata dalla stampa, che scrissero i suoi insegnanti per attestare la fortunata integrazione avuta durante l’anno e che i giudici hanno definito ottima ed esemplare.  «La legge prevede la facoltà di valutare l’inserimento sociale degli immigrati ma ciò, con evidente arbitrio, non è stato fatto dalla Questura. Questo ha portato a centodieci giorni di vita bruciata per un cittadino in Italia da quindici anni, e dovrebbe anche comportare una richiesta di risarcimento danni che per ora non è prevista per gli immigrati. Con i legali però cercheremo di valutare anche una richiesta in questo senso perché ci sono forti responsabilità».  «Siamo contenti - ha detto Andrea Macchia del Ceis - è stato affermato un diritto fondamentale anche se sembra di aver scalato una montagna.  «Speriamo che la questura esca dalla logica dello scontro, vogliamo incontro e confronto sulla base dei principi citati dalla sentenza».

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La burocrazia contro i diritti


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 LUCCA. La vicenda Salah Chfouka, mediatore culturale, interprete e traduttore presente da quattordici anni nella nostra città, comincia il 21 maggio quando a sopresa, mentre stava ultimando le trafile per la richiesta di rinnovo del permesso di soggiorno, viene raggiunto da un provvedimento di espulsione con immediato ritiro dei documenti personali e del tesserino della Camera di commercio. Da settembre dello scorso anno lo hanno raggiunto a Lucca la moglie e le due figlie studentesse che sono in attesa del rinnovo del permesso di soggiorno del padre per ottenere la regolarizzazione. Ma Chfouka, secondo la questura, non avrebbe rispettato il termine dei sessanta giorni per la presentazione della domanda di rinnovo. Un arbitrio in piena regola, secondo le associazioni e i sindacati, che da subito fanno quadrato attorno a Chfouka. Si svolgono presidi e manifestazioni a cui partecipano centinaia di persone, ma la prefettura rigetta il primo ricorso presentato dai legali. Anche sul successivo i giudici danno ragione, alla fine di giugno, alla questura affermando che «il foglio, dal quale si deduce che un funzionario di polizia ha fissato un appuntamento a Chfouka non costituisce prova dell’avvenuta presentazione della richiesta di rinnovo del permesso scaduto». Ma è l’unico documento rilasciato al marocchino. Una prenotazione scritta a penna presso l’ufficio immigrazione il cui autore non è rintracciabile. Per il giudice non prova che abbia presentato la richiesta di rinnovo. Le associazioni continuano ad organizzare iniziative di solidarietà mentre i legali presentano altri due ricorsi, uno al Tar, che la scorsa settimana si è dichiarato incompetente, e l’altro al Tribunale dei minorenni che ha invece regolarizzato l’intero nucleo familiare data la posizione della figlia minorenne. La parola finale spetterà alla Corte di Cassazione. G.S.

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Chfouka da settimane attende il permesso di soggiorno


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 LUCCA. Non è ancora finita la vicenda di Salah Chfouka, il professore marocchino da 14 anni a Lucca, e da uno con la moglie e le due figlie, una minorenne, che a maggio era stato privato della possibilità del rinnovo del permesso di soggiorno per presunti problemi burocratici. Dopo il provvedimento di espulsione gli era toccato farsi più di tre mesi in latitanza quando lo scorso 9 settembre è giunta una sentenza del tribunale per i minori di Firenze che regolarizzava in via provvisoria l’intero nucleo familiare vista la presenza di Hind, la figlia sedicenne. Nonostante l’efficacia immediata espressa dal tribunale, la famiglia Chfouka sta ancora aspettando il documento di regolarizzazione dalla questura.  Una situazione che le associazioni e i sindacati della Rete per i diritti dei migranti definiscono grave. E su cui oggi, alle 16 a Palazzo Ducale, durante l’iniziativa di presentazione del Nuovo Atlante delle migrazioni di Walter Peruzzi, verrà aggiornata la cittadinanza.  Ieri la Rete ha chiesto di nuovo che la legge venga applicata dalla questura e annunciato una campagna di raccolta firme e sensibilizzazione sulla vicenda e su altre che riguardano decine di immigrati. «L’ordinanza su Salah è chiara - ha commentato Virginio Bertini della Cgil - e conferisce all’intero nucleo familiare il diritto a restare in Italia vista la presenza della figlia minorenne. Il giorno dopo la sentenza pensavamo che la questura chiamasse i legali e rilasciasse il permesso di soggiorno. Ancora, dopo tre settimane, non si hanno notizie. Vogliamo lanciare un altro appello molto più pressante per il rispetto dell’ordinanza e della legge. E l’appello non riguarda solo il caso Salah. Ci sono molti immigrati in attesa da mesi dell’applicazione di ordinanze del genere. I ritardi nel rilascio del permesso di soggiorno sono ancora di oltre 4 mesi. Sulla vicenda di Salah il ritardo è ancora più ingiustificato essendoci una sentenza con esecuzione immediata. Salah adesso può girare a Lucca, ma con la sentenza in tasca. Non ha permesso di soggiorno, non può lavorare né guidare avendogli la questura ritirato la patente, il tesserino della Camera di commercio e il documento d’identità. È stato anche cancellato dall’anagrafe». «Ci auguriamo che la notizia a mezzo stampa venga recepita dalla Procura» ha commentato Mario Ciancarella dell’Aimac.  Deluso Chfouka per la sua situazione di “fantasma” che gli impedisce di svolgere una vita regolare: «Voglio tornare alla mia vita per essere utile per tutti». Giulio Sensi

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«Sentenze dei tribunali da rispettare, serve più collaborazione»
Immigrati, scontro tra Rete e questura


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  LUCCA. «Una risoluzione dei problemi per ricominciare a collaborare. Basta disattendere le decisioni del Tribunale dei minori e espellere indiscriminatamente immigrati». È questo “l’ultimatum” che la Rete per i diritti dei migranti ha dato ieri, in una conferenza stampa alla Cgil, alla questura prima di ricominciare a portare avanti forti mobilitazioni e iniziative legali. La denuncia è giunta dalle molte sigle sindacali e associative che hanno rinnovato la proposta di risolvere insieme i problemi.  Intanto Latifa Sahamari, moglie del professore marocchino Salah Chfouka, e la figlia Hind hanno ottenuto il permesso di soggiorno che è negato ancora al padre e all’altra figlia maggiorenne. La Rete protesta anche per le innumerevoli espulsioni dei giorni scorsi che hanno colpito padri di famiglia, anziani e malati.  «La nostra proposta di collaborazione - ha detto Virginio Bertini della Cgil - per risolvere la questione angosciosa dei ritardi del rinnovo dei permessi di soggiorno risale ad un anno fa. Oggi siamo ancora sopra la media nazionale per i tempi di attesa, oltre quattro mesi, con l’aggravante che i ritardi si sono allungati.  «Nulla è stato fatto se non togliere le file notturne con la prenotazione serale, come da molto tempo prima avevamo proposto noi. Ma la legge prevede 20 giorni. Siamo anche pronti a collaborare. Occorre che la questura rimuova gli orientamenti e le decisioni recenti. Una molto grave è la decisione, che non riguarda solo più solo Salah Chfouka, per cui il questore non riconosce, a chi decide di espellere, le ordinanze successive del tribunale dei minori che invece ordinano il rinnovo del permesso.  «In questo caso è stato concesso il permesso alla moglie e alla figlia minore di Salah, ma non viene concesso né lui né alla figlia maggiore. Il fatto grave è che per la prima volta la questura si erge a tribunale dei tribunali, a giudice nei confronti del tribunale dei minori. Ma la legge dice che il Tribunale dei minori può autorizzare la permanenza anche in deroga alle disposizioni della Bossi Fini. Non accettiamo che ci sia qualcuno che si oppone e non applica le ordinanze di un tribunale. È un punto che va rimosso e le istituzioni locali si devono fare carico di questo.  «L’altro fatto che ci allarma è la scelta della questura a non accettare le domande di asilo politico. C’è un cittadino congolese, con la moglie incinta, che non sa dove andare perché non può tornare nel suo paese dove c’è la guerra e il regime militare».  «Non è accettabile - aggiunge Marco D’Alessandro dell’Arci - separare così i nuclei familiari, è un attacco ai diritti. Capisco che la questura sia sotto organico, ma come rifiutare le domande di asilo di chi scappa dalla guerra e dalle dittature? Qualche giorno fa abbiamo avuto una decina di espulsioni di cittadini rumeni, in particolare donne, con un interpretazione molto restrittiva della legge e atti come il trattenimento per un giorno intero in questura. Sono state colpite persone anziane con diabete, il padre di due bambini (6 mesi e due anni) in attesa di una risposta ad un ricorso al tribunale dei minori.  «Poi altre espulsioni intimate a persone di 60-65 anni, a nomadi che non hanno la casa e non possono fare il ricongiunimento familiare, o gente di 60 anni che ha perso il lavoro e che più nessuno vuole assumere. Poi pratiche perse, arretrati paurosi, silenzi sulle sollecitazioni giuridiche.  «Se non cambierà l’atteggiamento ci saranno mobilitazioni e un’iniziativa forte sul piano giuridico».  «Abbiamo sempre cercato il dialogo - ha detto Mario Ciancarella dell’Aimac - per l’affermazione di un quadro di diritto a cui fare riferimento. C’è bisogno di una atto leale e sincero di affermazione di sottomissione degli organi esecutivi alla legge. In caso contrario è pronto un esposto alla procura, firmato da alcuni cittadini, per verificare eventuali irregolarit». Giulio Sensi

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«Chfouka chieda il visto all’ambasciata in Marocco»


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 LUCCA. «Salah Chfouka ha una sola strada per avere il permesso di soggiorno: presentarsi all’ambasciata italiana in Marocco con l’ordinanza del tribunale dei minori e chiedere un visto per motivi di famiglia. Una volta in Italia, si può presentare in questura dove gli sarà rilasciato un nuovo permesso di soggiorno».  Il questore Maurizio Manzo vuole mettere la parola fine su un caso che da mesi fa parlare e rivendica la legittimità degli atti della questura, peraltro sottoposti al giudizio di prefettura, tribunale ordinario e Tar. «Chfouka è stato espulso - dice il questore - e quindi noi riteniamo che abbia ottemperato al provvedimento e che si trovi in Marocco. Dove può espletare le pratiche per rientrare in Italia e tornare a Lucca con la sua famiglia. Stessa strada che può percorrere la figlia maggiorenne, mentre in ottemperanza all’ordinanza del tribunale dei minori la figlia più piccola e la moglie hanno già ottenuto il soggiorno».  Amareggiato per le critiche ricevute «che colpiscono soprattutto il personale che lavora negli uffici», il questore non risparmia una stilettata a chi ha mosso dure accuse: «Non è vero che non abbiamo rapporti con le associazioni degli immigrati, anzi ci sono giorni specifici dedicati a loro per trattare argomenti e problemi particolari. Invece quelle persone che firmano certi comunicati non le ho mai viste al mattino insieme agli stranieri che si presentano ai nostri uffici».  Tra l’altro è stato istituito anche un gruppo di lavoro per l’immigrazione che si riunisce due volte al mese, con i rappresentanti di Provincia e Comune, per dibattere i problemi aperti.  Il questore, in una conferenza stampa cui erano presenti anche il capo di gabinetto Salvatore Del Prete e la dirigente della divisione polizia amministrativa, sociale e dell’immigrazione Chiara Fenili, replica anche sul caso del campo nomadi:  «Quando vediamo aumentare il numero delle presenze, d’intesa con i vigili urbani effettuiamo controlli: se scopriamo clandestini non possiamo certo far finta di nulla proprio perchè come organo esecutivo siamo sottoposti alla legge e dobbiamo farla rispettare».  Infine il questore annuncia che si sta cercando un locale più ampio, almeno 400 metri quadrati, per organizzare al meglio l’attività dell’ufficio, che cresce costantemente. F.T.

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«Chfouka può restare»


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 LUCCA. Sabato mattina sarà depositato un esposto in procura per affidare all’unica istanza di garanzia del diritto e dei diritti soggettivi e pubblici la valutazione finale della querelle sul permesso di soggiorno a Salah Chfouka. Lo comunica Mario Ciancarella, vicepresidente dell’Associazione Italia Marocco, che contesta la presa di posizione della questura in merito alla situazione dell’extracomunitario che per l’Aimac è «nel pieno diritto di rientrare nella pubblica ed aperta esibizione della propria libera presenza sul territorio».  Secondo Ciancarella, in presenza della decisione del Tribunale dei minori che consente alla figlia di Chfouka di restare in Italia, anche il padre ha diritto di restare e «nessuna autorità meramente esecutiva» può impedire che ciò avvenga.

 

Cgil: «Il dialogo deve riprendere»


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 LUCCA.  Sui diritti dei migranti, in relazione alla vicenda di Salah Chfouka, interviene Virginio G. Bertini, responsabile Cgil. Rivolto al questore dice: «C’è ancora un filo di possibilità per la ripresa del dialogo e per una collaborazione, nel rispetto dei ruoli e delle funzioni, finalizzata a migliorare la qualità dei diritti per i cittadini immigrati e la certezza del diritto per tutti».  «Occorre un segnale chiaro e forte - prosegue Bertini -: la Questura deve ottemperare alle ordinanze del Tribunale dei minori. Essa può legittimamente criticarle, fare ricorso in tutte le sedi ma nel frattempo non può non applicarle. Da qui passa la possibilità di un nuovo e proficuo dialogo, oppure di ulteriori momenti di mobilitazione democratica e di attivazione delle istituzioni giuridiche preposte a garantire il rispetto delle sentenze e diritti per tutti».

 

Gli immigrati raccontano storie di ordinaria discriminazione


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 LUCCA. Una vera e propria audizione con tanto di avvocato e magistrato che hanno commentato i recenti casi di denuncia per abusi ed espulsioni da parte di immigrati del nostro territorio. Ospiti della serata il giudice Pietro Lamberti e l’avvocato Andrea Callaioli, nonché gli esponenti delle associazioni della Rete per i diritti dei migranti.  Nell’affollato salone della Cgil immigrati ed italiani hanno ascoltato le tante le storie di vita raccontate dai protagonisti e dagli operatori della Rete Accoglienza Migranti. Come quella di un giovane congolese arrivato per motivi di studio in Italia nel 1995. Tornò l’anno scorso nel suo paese, martoriato da una terribile guerra, con la moglie e la figlia piccola per portare materiale ospedaliero recuperato grazie alla solidarietà dell’Ospedale di Lucca.  I militari del suo paese chiesero 50.000 dollari per permettere lo sdoganamento e al suo rifiuto lo misero in galera. Dopo una serie di peripezie è riuscito a tornare in Italia, passando dalla Francia, dove ha richiesto il permesso alla questura di Lucca in quanto rifugiato politico.  «Dopo avermi mandato - ha spiegato - alla questura di Torino, la quale mi ha rispedito a quella di Lucca dicendo che nessuna questura può rifiutare la domanda, ho avuto un rifiuto ad esaminare il caso che tra l’altro spetta ad una commissione nazionale. Ora non vogliono darmelo e mia moglie è di nuovo incinta. Ma il suo passaporto se lo sono tenuti i militari in Congo».  Un’operatrice della Ram ha raccontato quattro casi di intere famiglie, per lo più rumene, che aspettano il permesso di soggiorno con tutte le limitazioni che questa situazione reca loro. Come quella di una famiglia di rumeni con una figlia con una grave paralisi cerebrale infantile.  «Ma non hanno reddito - ha spiegato l’operatrice - e quindi non possono avere il permesso. Vista la gravità abbiamo richiesto, per ora senza avere risposta, il permesso per motivi umanitari. Alla bimba è anche scaduto il libretto sanitario.  «Un’altra famiglia con permesso provvisorio per un anno rischia di essere cacciata dal momento che sul padre pesa una vecchia espulsione. Tutto questo nonostante una sentenza a loro favore del Tribunale dei Minori».  Tribunale dei Minori che è stato argomento chiave della serata in cui ha ricostruito il suo caso anche il professore marocchino, espulso per un presunto ritardo nella richiesta di rinnovo a maggio, Salah Chfouka, recentemente regolarizzato dal Tribunale con la moglie a causa della figlia minorenne studentessa. Ma la questura ha negato anche a lui la regolarizzazione.  Incredibile la storia di un tunisino che si trova nei guai per avere il rinnovo dal momento che il propretario della sua abitazione è morto e non ha eredi che possano dare il consenso.  La Ram ha ricordato comunque che in alcuni casi, dopo mesi e diversi tentativi, le situazioni si sono risolte positivamente.  «A volte - ha spiegato un altro operatore - il rilascio del permesso dipende dalla bontà di chi si trova casualmente a farlo. Ho seguito un caso di un cittadino dello Sri Lanka che si è accorto tardi della scadenza, a due giorni da essa, ed aveva già acceso e pagato due rate di un mutuo per la casa. La nostra domanda documentata di proroga non è stata accolta. Ma grazie all’aiuto di un concittadino la ha ottenuta poco dopo». La Ram vorrebbe ora capire in quale modo.

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Un’associazione assicura sostegno economico e burocratico
Aiuti agli immigrati e ai nuovi poveri


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 LUCCA. Prenderà vita domenica 12 dicembre dalle 15 con un’assemblea e cena a buffet nel centro anziani di S. Anna la nuova associazione di mutuo soccorso promossa dalla Rete per i diritti dei migranti. Un progetto a cui stanno lavorando le realtà che compongono la Rete come Arci, Aimac, Ceis, Cgil, Cisl, Cittadinanza Attiva, Ghibli, Mani Tese, Movimento Shalom, Progetto Ulisse e che ha l’obiettivo di andare oltre l’assistenzialismo verso i bisognosi e coinvolgerli in un progetto di mutuo aiuto.  L’associazione darà la possibilità di venire incontro alle esigenze economiche, e non solo, degli immigrati ma sarà aperta anche agli italiani, a quella crescente fetta di popolazione che vive in stato di povertà.  «In questi ultimi tempi - ha spiegato Virginio Bertini della Rete - anche nella nostra provincia si è estesa l’area della povertà. Essa coinvolge parte di cittadini immigrati, ma anche cittadini italiani particolarmente svantaggiati. È evidente che occorre un intervento nuovo e forte di politica sociale sia a livello nazionale che locale per dare sostegno al reddito, offrire servizi gratuiti alle fasce sociali più in difficoltà, realizzare una politica della casa che fornisca alloggi a prezzi di affitto calmierati per queste fasce della popolazione. Noi siamo impegnati in queste vertenze, a costruirle e a realizzarle, ma tutto ciò non basta. Avvertiamo ogni giorno difficoltà crescenti, proprio nel vivere quotidiano. In molti casi non c’è nessuno che sostenga, subito e senza troppi ingorghi burocratici, queste famiglie che non sanno dove sbattere la testa. Per queste ragioni costituiamo l’associazione che vuole tentare di costruire una comunità solidale e consapevole tra cittadini immigrati e italiani basata sul reciproco rispetto e reciproco aiuto. La quota annuale d’iscrizione sarà di 50 euro e sarà necessario essere soci per ricevere l’aiuto. È un’idea originale che trova radici nel passato e che servirà a venire incontro a questi problemi, come la mancanza di case ad affitti calmierati. Ma servirà anche all’assistenza legale di immigrati che non riescono ad avere il permesso di soggiorno, a gente malata che ha perso il lavoro e non ce la fa ad arrivare alla fine del mese, a chi vuole fare dei corsi formativi per trovare lavoro e non se li può permettere. Chi al momento avrà più bisogno sarà aiutato da chi ne ha meno, questo è il principio - dice ancora Bertini -. Cercheremo anche l’aiuto di banche, privati, aziende ed enti locali».  «È una piccola associazione - ha spiegato Marco D’Alessandro - con un obiettivo non piccolo di invertire le tendenze in atto nel sociale».  «È importante che ci sia reciprocità - ha detto Salah Chfouka dell’Aimac -, la nostra associazione ha sempre rifiutato l’idea dell’assistenzialismo fine a se stesso. Sarà un’associazione piccola, ma di gente che si conosce e che si dà una mano anche in situazioni particolari come può essere quella del rimpatrio di una salma di un immigrato deceduto in Italia».  Alla giornata di presentazione parteciperanno il professor Marco Revelli dell’università di Torino e don Alessandro Santoro animatore dell’associazione Il Muretto di Firenze.  Per iscrizioni all’associazione e alla giornata rivolgersi ai questi recapiti: Bertini 348/8876383, D’Alessandro 328/7441684, Ciucci 348/8876387. Giulio Sensi

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Tre conferenze per scoprire i musulmani di casa nostra


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  SAN MINIATO. Conoscere la religione musulmana: abbattere i pregiudizi, coltivare l’integrazione. È lo stimolo che il movimento Shalom propone alla cittadinanza. L’associazione promuove un ciclo di conferenze per entrare in contatto con la complessa realtà del mondo islamico: apprenderne le radici e i diversi stili di vita che propugna, ma anche le molteplici assonanze con la religione cristiana. Tutto questo grazie a esperti dell’Islam di casa nostra: studiosi e autorità religiose inseriti nel nostro tessuto sociale.  Il primo appuntamento è per stasera, ore 21.15, all’Aula Pacis dei Loggiati di San Domenico. Si parlerà di storia e di cultura dell’Islam. Interverranno Salah Chfouka, docente di lingua e cultura araba islamica, e fondatore del centro interreligioso di Agliati; e Belkacem Yassin, vicepresidente delle confederazioni marocchine in Italia, responsabile della comunità araba islamica di Poggibonsi.  Il secondo incontro è in programma venerdì 13 maggio, sempre alle 21.15, all’Aula Pacis. Si discuterà, con gli stessi relatori di stasera, del ruolo della famiglia e della figura della donna nel mondo musulmano. Chiusura sabato 21 alle 10, sempre all’Aula Pacis, sul tema “Gesù e Maria nel Corano”. Ne parleranno Elzir Ezzeddin, presidente della comunità musulmana di Firenze e della Toscana, e imam della moschea di Firenze; Chawki Khaled, presidente dei giovani musulmani d’Italia e Omar Camilletti, della grande moschea di Roma.  Il ciclo di incontri è stato organizzato con la Caritas diocesana, con il centro diocesano di formazione socio-politica monsignor Torello Pierazzi, col centro dialogo interreligioso di Agliati e con l’ufficio diocesano per il dialogo ecumenico e interreligioso.

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Il professore marocchino attende ancora il permesso di soggiorno
Braccio di ferro sul caso-Chfouka

Atteso un importante pronunciamento del tribunale per i minori


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  LUCCA. Non si è ancora risolta, a distanza di più di un anno, la vicenda di Salah Chfouka, il professore marocchino da sedici anni a Lucca che è stato espulso dalla questura il 21 maggio dello scorso anno per motivi di carattere burocratico collegati ai tempi di presentazione della domanda di rinnovo del permesso di soggiorno.  La questura ha sempre difeso la sua posizione, secondo la quale Chfouka non avrebbe presentato la domanda di rinnovo nei tempi stabiliti dalla legge e quindi deve tornare nel paese di origine. A difesa del marocchino si sono schierate le associazioni e i sindacati della Rete per i diritti dei migranti.  Dopo manifestazioni, presidi, conferenze stampa di denuncia e prese di posizione di numerosi esponenti politici, lo scorso settembre il tribunale per i minorenni di Firenze, interpellato dai legali di Chfouka, riconobbe il suo diritto, e quello del nucleo familiare, a rimanere nel territorio italiano, in virtù della posizione della figlia sedicenne studentessa in un istituto superiore.  Il ricorso al tribunale era stato depositato dai legali della famiglia il 15 luglio, dopo che la procura della Repubblica di Lucca aveva dato ragione all’atto emesso dalla questura.  Ma, a distanza di un anno, Chfouka non ha ancora ottenuto il permesso di soggiorno né riavuto i suoi documenti, fra cui il tesserino della Camera di commercio per l’attività autonoma di interprete e mediatore culturale. Ieri, durante una conferenza stampa alla Cgil, sindacato e associazioni hanno fatto il punto sulla vicenda che vedrà in settimana un’altra tappa importante con la risposta del tribunale per i minorenni al primo ricorso, quello contro la sentenza provvisoria, presentato contro la decisione dalla questura.  Era assente Salah Chfouka, che attende il pronunciamento del tribunale all’appello presentato dalla questura con la fiducia nei confronti dei giudici.  Virginio Bertini, responsabile Cgil zona di Lucca, ha ripercorso le tappe di questa lunga vicenda. «Purtroppo - ha detto Bertini - a distanza di tanto tempo il caso non è ancora risolto e rimane sconcertante l’atteggiamento della questura nei confronti di Chfouka. Egli è dovuto prima stare in latitanza a seguito del provvedimento di espulsione e poi si è visto rifiutare l’applicazione della chiara e inequivocabile sentenza del tribunale per i minorenni che richiamava la questura all’obbligo di rilascio immediato del permesso di soggiorno, documento poi rilasciato solo alla madre e alla figlia minore».  Il vice presidente dell’Aimac Mario Ciancarella ha illustrato e criticato i punti dell’appello. «La questura - ha detto Ciancarella - non ha mai presentato la documentazione dell’iter di espulsione richiesta dal tribunale. È molto grave che nel ricorso abbia impugnato la validità del provvedimento dal momento che la legislazione internazionale vigente riconoscerebbe i diritti del fanciullo inteso come chi non ha ancora raggiunto la maturità psicofisica, cioè un minore di 12 anni e non di 16 come la figlia. Nel ricorso si afferma anche che Chfouka utilizzerebbe la figlia per coprire le sue esigenze personali e si parla di questioni di ordine pubblico come causa dell’espulsione. Però alla base di questa non è mai stata asserita la pericolosità sociale del soggetto, ma solo il ritardo nella presentazione della domanda. Poi la questura arriva ad affermare che Chfouka non ha mai dimostrato interesse al ricongiungimento familiare e che la moglie e le figlie hanno fatto ingresso nel nostro paese a febbraio del 2004. Ma la famiglia è giunta nel settembre del 2003 con il visto rilasciato dal consolato italiano in Marocco dopo il parere positivo della questura di Lucca al ricongiungimento». G.S.

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Sempre più intensa l’attività dell’associazione Macchia
Donati 4440 euro ai poveri


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  LUCCA. Ammontano a 4440 euro i fondi utilizzati dall’associazione di mutuo soccorso “Andrea Macchia”, nei primi sei mesi di vita. Una realtà nata dallo sforzo congiunto di associazioni, sindacati e singoli cittadini per intervenire a sostegno della sempre più ampia fascia di popolazione che si colloca sotto il livello della povertà, e che vede coinvolti sia immigrati che italiani.  I primi risultati, basati su finanziamenti frutto di quote associative e iniziative sociali, sono stati presentati ieri durante una conferenza stampa presso l’Arci dal presidente Roberto Sensi e da Salah Chfouka, membro del consiglio direttivo. Annunciata anche una cena sociale, che si svolgerà sabato al circolo Inkiostro in piazza S. Agostino per raccogliere fondi.  «La quantità di richieste che ci sono giunte - ha detto Sensi - dimostra la grave situazione di necessità che numerose famiglie, non solo di immigrati, nel nostro territorio si trovano a vivere. Fino ad oggi sono stati erogati 14 contributi per un totale di 4.440 euro. I problemi principali a cui abbiamo dato risposta sono stati quelli relativi alle cure mediche, agli affitti, alle bollette all’assistenza legale ed ad altri bisogni legati alla mobilità. Ma abbiamo anche collaborato ad alcune iniziative imprenditoriali e di formazione professionale. Si tratta di piccoli contributi, che nella maggior parte dei casi hanno dato sollievo ma non soluzione alle cause che generano tali problemi.  «La possibilità concreta - prosegue Sensi - che i beneficiari restituiscano al capitale sociale quanto avuto, sta nella capacità che ha l’associazione di creare le condizioni affinché il soggetto possa migliorare stabilmente la sua situazione e restituire, appena possibile, l’aiuto avuto. Ciò che lega il beneficiario all’associazione è un vincolo di natura strettamente morale, non esiste obbligo di restituzione, ma tutto si basa sulla fiducia e su un “buon fare” che si riferisce alla natura dell’associazione: il mutuo soccorso».  Sabato, dalle 20, si svolgerà la cena sociale aperta a tutti per raccogliere fondi presso il circolo Inkiostro. Il costo èi 15 euro con musica de Il Foionco e musiche rumene. Per prenotazioni e informazioni 3280687154, email: mutuosocc@libero.it. Per fare versamenti: conto corrente postale 61509873 intestato a Nuova associazione di mutuo soccorso Andrea Macchia. G.S.

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Unione: dibattiti e musica per preparare il programma


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  SAN ROMANO. Prosegue la Festa dell’Unione a San Romano - Torre Giulia, organizzata dai partiti che fanno parte della coalizione di centrosinistra. L’obiettivo - spiegano i promotori dell’iniziativa - è consentire ai cittadini di partecipare alla Fabbrica del programma.  «Tutti - spiega Paolo Moretti, segretario Ds - possono prendere parte agli incontri programmatici della Festa e portare idee per costruire insieme proposte da presentare a Bologna, dove ha sede la Fabbrica del programma dell’Unione. Pertanto abbiamo deciso di organizzare un dibattito ogni sera e di farvi intervenire esponenti della società civile, ai quali sarà richiesto di portare proposte e idee, per poi farli interagire con gli esponenti politici e gli altri intervenuti».  Ieri sera primo appuntamento dedicato al volontariato. Stasera (ore 21.30) si prosegue con il tema legalità e giustizia. Conducono Francesco Ancona, presidente Libera Terra - Toscana; e Cristiana Vettori, presidente provinciale di Libera. Domani, stessa ora, incontro dedicato all’informazione: partecipa Riccardo Cardellicchio, giornalista e assessore a Fucecchio. Domenica il tema sarà “Cristianesimo e Islam: civiltà in cammino”. Daranno i loro contributi Francesco Bagatti, esperto di cultura cattolica, e Salah Chfouka, esperto di cultura musulmana. Coordinatore Carlo Andreini, operatore di dialogo interreligioso.  Lunedì 22 si parlerà di ambiente con Miriano Rossi, vicepresidente di Geofor, ed Edoardo Villani, della Confederazione italiana agricoltori. Martedì 23 appuntamento con Luca Matteoli, presidente della Pubblica assistenza di Montopoli, e Luciano Caciagli, medico di base. Oggetto del dibattito: salute e politiche sociali.  Mercoledì 24 l’incontro sarà dedicato alla globalizzazione e alla politica internazionale. Ospiti Daniela Belliti, dell’associazione Altrimondi; monsignor Andrea Cristiani, fondatore del movimento Shalom; Francesco Gesualdi, del Centro nuovo modello di sviluppo. Giovedì 25 scuola e ricerca in primo piano con Anna Nobili, ricercatrice universitaria, e Daniela Di Vita, dirigente scolastica. Venerdì 26 riflettori accesi su donne e famiglia, con Alessandra Vivaldi, sindaco di Montopoli, e Maria Vanni, assessore alle attività produttive. Sabato 27 proiezione su schermo gigante delle immagini della festa e degli annunci del videobox.  Domenica 28 ultimo incontro: sarà dedicato all’economia locale e nazionale. Condurranno Gianfranco Francese, segretario della Cgil nella zona del Cuoio, e un rappresentante del Consorzio conciatori di Ponte a Egola.  Ovviamente la Festa non è solo dibattiti. In programma anche musica, tornei di ping pong, biliardino e briscola, lotteria. Inoltre ogni sera cucina toscana, pizzeria, bar enoteca, birreria, gelateria e paninoteca.

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Don Ciotti legge la lettera della vedova di un agente di Falcone
Al Mutuo Soccorso si parla di mafia


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  LUCCA. La città solidale e le esperienze di rete contro l’esclusione e la povertà sono stati al centro della discussione a Palazzo Ducale in un’iniziativa organizzata dall’associazione di Mutuo Soccorso “Andrea Macchia” in collaborazione con la Provincia. Centocinquanta persone sono accorse a partecipare all’assemblea ed ascoltare il presidente nazionale di Libera e fondatore del gruppo Abele Don Luigi Ciotti. È stato a lungo applaudito alla fine del suo intervento incentrato sul valore della legalità per rispondere a problemi come la mafia, dopo il terribile assassinio del vicepresidente del consiglio regionale calabrese Francesco Fortugno, e l’accoglienza degli immigrati. «Da anni - ha detto - denunciamo che la’ndrangheta è l’organizzazione più impenetrabile. Ora che c’è stata l’ennesima vittima lo ripetono tutti. Ma, contemporaneamente, alla Camera è iniziata la discussione sul disegno di legge riguardante i beni confiscati dalla mafia. La nuova legge contiene un articolo che prevede la possibilità di revisione degli atti che conferiscono le terre dei mafiosi alle cooperative di giovani del luogo, un provvedimento gravissimo che stravolge una legge voluta dai cittadini e dalla società civile che dà fastidio alla mafia».  Dopo aver letto alcuni passi di una lettera a lui indirizzata dalla vedova di uno degli agenti della scorta di Giovanni Falcone, Rosaria Schifani, Ciotti ha chiesto anche ai cittadini lucchesi di aderire all’appello per salvare la legge sul riutilizzo sociale dei beni confiscati dalla mafia reperibile sul sito www.libera.it. Ha inoltre invitato le istituzioni e la società civile a fare coraggiosamente la loro parte sulle questioni dell’immigrazione. «Una politica che non trasforma - ha concluso - non costruisce speranze».  All’incontro, aperto dall’assessore provinciale David Pellegrini che ha ricordato gli impegni in atto dell’ente per affrontare le questioni legate all’immigrazione, ha partecipato anche il presidente della Provincia Andrea Tagliasacchi e sono intervenuti la presidente dell’associazione di Mutuo Soccorso Michela Cappuccio, il direttore della Scuola per la Pace Aldo Zanchetta e Artan Lici, della Rete per i diritti dei migranti. Intervento anche del professore marocchino Salah Chfouka che ha ribadito, a più di un anno dalla sentenza del Tribunale per i Minorenni che ha sancito il suo diritto di restare in Italia insieme alla famiglia, come la questura non abbia adempito alla sentenza, con la mancata restituzione del permesso di soggiorno e di tutti i documenti personali per poter lavorare. Virginio Bertini della Cgil ha riflettuto sui problemi della casa e del lavoro nella nostra città chiedendo di accelerare il percorso verso la nascita della fondazione casa e di avviare quello per una fondazione lavoro che dia nuove e concrete possibilità lavorative ai soggetti più svantaggiati. «Occorre - ha detto Bertini - una strategia di svolta, un soggetto che interviene per acquisire alloggi e immetterli sul mercato degli affitti a prezzi calmierati per fasce particolari della popolazione. Sulla questione del lavoro - ha aggiunto - non possiamo lasciare soli i soggetti svantaggiati: la comunità deve inventare progetti di attività, cercando le risorse in tre direzioni: contributi pubblici, banche e fondazioni e contributi privati delle aziende».

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Permesso rinnovato al professore arabo

IL CASO Battaglia legale di un anno e mezzo


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 LUCCA. È stato rinnovato dalla questura di Lucca il permesso di soggiorno a Salah Chfouka, il professore marocchino che due anni fa si vide arrivare un provvedimento di espulsione per non aver richiesto in tempo il rinnovo del permesso di soggiorno.  Chfouka, interprete e insegnate di arabo che da qualche mese era stato raggiunto a Lucca dalla moglie e dalle due figlie cresciute in Marocco, fu sostenuto da un considerevole movimento di associazioni, partiti e sindacati che protestarono per il provvedimento della questura giudicato “ingiusto” e basato sulla “volontà di espellere un personaggio scomodo politicamente perché in prima fila per i diritti degli immigrati”. Prima il prefetto e poi il Tribunale di Lucca, in prima istanza, rigettarono il ricorso della famiglia Chfouka, ma qualche mese dopo arrivò la sentenza del Tribunale per i Minori di Firenze: la questura di Lucca doveva regolarizzare tutto il nucleo familiare in virtù della posizione della figlia minorenne che studia a Lucca.  Poi un lungo braccio di ferro, di un anno e mezzo, durante il quale la questura si è rifiutata di restituire il permesso di soggiorno così come patente, documenti e tesserino della Camera di Commercio per poter permettere a Chfouka di lavorare regolarmente.  Oggi l’epilogo che verrà festeggiato domenica sera con una cena sociale organizzata dall’associazione di mutuo soccorso Andrea Macchia al circolo Inkiostro di Lucca.  «Ebbene ce l’abbiamo fatta, ancora una volta - afferma l’associazione -. Possiamo essere orgogliosi, oggi a maggior ragione, di avere lottato con tutti i mezzi perché gli venisse rinnovato il permesso di soggiorno ingiustamente negato. In questi due lunghi anni non abbiamo mai smesso di sostenere questa battaglia per i diritti di cittadinanza anche nei momenti più difficili, abbiamo usato tutti i mezzi legali possibili, le iniziative di piazza, sulla stampa, nei tribunali, non abbiamo mai smesso di argomentare alle istituzioni le nostre ragioni e le ragioni di Salah».  L’associazione di mutuo soccorso ringrazia Chfouka “per aver resistito a questo lungo supplizio, che non era scontato, e le organizzazioni sindacali e politiche, le associazioni, le persone che, nelle istituzioni e nelle aule dei tribunali, o da semplici cittadini hanno creduto in questa lotta che non riguardava solo i diritti di una persona, ma i diritti di cittadinanza di tutti gli immigrati. Questo piccolo parziale successo vogliamo socializzarlo e gioirne insieme con la famiglia Chfouka, con la comunità marocchina, con le persone che hanno manifestato la loro solidarietà. La cena del 2 luglio è un’occasione da non mancare.  Per prenotazioni e informazioni contattare l’Arci di Lucca tel. 0583/490004 ore 10/12 e 17/19 oppure inviare una e-mail a: ass andreamacchia@libero.it.

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domenica, 23 luglio 2006
Immigrazione 2

Messaggio del signor Mario Ciancarella a me e al mio amico Alessio Ciacci.

Ancora una
volta la attesa di giustizia di Salah e dei suoi familiari,
seguendo
pacifiche vie di rivendicazione dei Diritti Fondamentali, sono
state
tradite.

Il Magistrato ha infatti respinto il ricorso di Ymane
accettando tutte le rinnovate tesi della questura sulla sua presunta
"clandestinita' insanabile". Dopo aver preteso per due anni che Salah
fuoriuscisse dall'Italia per richiedere un nuovo eventuale permesso di
soggiorno, nonostante le sentenze del Tribunale dei Minori, oggi gli
apparati si scagliano contro la figliola piu' debole, perche' ormai
maggiorenne, ma senza il benche' minimo rispetto del nostro concetto
democratico di Diritto Positivo.

Sarebbe necessario tornare a
mobilitarsi per far sentire al nuovo Governo la nostra consapevolezza
che, se si vogliono creare forzosamente condizioni che inducano anche i
tipi piu' pacifici come Salah alla violenza, derivante dalla sfiducia
nelle nostre Istituzioni, allora la Questura di Lucca e' esemplare in
simili progetti di devianza.

Si raccomandano al Sindaco personaggi
inseguiti da indagini internazionali su sospetti traffici illeciti
(forse solo perche' carichi di soldi?) e si perseguitano tacciandoli
di
"pericolosita' sociale" coloro che da sempre si sono impegnati per
una
immigrazione che si svolgesse nei canali della assoluta legalita'.

La
vera "pericolosita' sociale", oggi a Lucca e' rappresentata solo
da
quei funzionari che calpestano ogni piu' elementare norma di
rispetto
della Dignita' delle Persone contraddicendo apertamente la
Verita' dei
fatti e delle circostanze.

Valuta se merita far
conoscere.

Mario 
domenica, 30 luglio 2006
Comico!
La Padania: la lega d'accordo con la posizione di Salah Chfouka sulla formazione degli imam in italia.

Immigrazione 3

Ora i musulmani “progressisti” danno ragione alla Lega: devono conoscere la nostra realtà
«Gli imam vengano formati qui in Italia»
 
silvio calzolari
Formare gli imam in Italia: è questa la proposta presentata nel corso di un convegno organizzato dall'Associazione culturale Carlo Cattaneo di Pordenone, presieduta da Davide Scaglia. Fatto interessante è che la proposta, già portata avanti da alcuni parlamentari della Lega Nord, viene rilanciata ora da un gruppo di studiosi che si definiscono “musulmani progressisti”: Salah Chfouka, rappresentante legale dell’Associazione Italia-Marocco e Yassine Belkassem, vicepresidente della Confederazione marocchini d’Italia (CMI).
Secondo quanto emerso all'incontro, gli imam che svolgono la loro opera in Italia non dovrebbero essere formati nei Paesi musulmani e non dovrebbero nemmeno essere scelti fra gli inviati ufficiali dei Paesi islamici. Sarebbe opportuno che avessero una serie di requisiti stabiliti e accertati dalle autorità competenti italiane: ottima conoscenza della nostra lingua (dato che le diverse comunità comunicano tra loro non in arabo bensì in italiano), una solida formazione teologica (non solo islamica, ma anche cristiana) e una buona conoscenza dei problemi socio-politici e religiosi europei. I sermoni dovrebbero essere tenuti in italiano, rispettando comunque la lingua araba per la preghiera rituale.
Il governo italiano, dopo aver stipulato delle convenzioni con le comunità più rappresentative degli immigrati presenti nel nostro Paese (Marocco, Algeria, Libia, Tunisia, Bangladesh e Pakistan), con il contributo di ambasciate e consolati, potrebbe così fondare degli Istituti o Centri di “formazione professionale” per gli imam. Tutto si svolgerebbe alla luce del sole, in maniera trasparente; ogni connessione tra politica e religione sarebbe evitata, e gli imam così formati potrebbero in questo modo diventare una componente dinamica della società civile in evoluzione.
Ma chi sono gli imam? Qual è esattamente il loro compito? Nell’Islam sunnita non esistono istituzioni paragonabili alla Chiesa Cattolica, gerarchie ecclesiastiche, concili, sacramenti e voti irrinunciabili. Non ci sono preti, vescovi e cardinali. La fede è un rapporto diretto tra l’uomo e Allah; i principi divini sono contenuti nel Corano e perpetuati dagli Hadhit (i Detti attribuiti al Profeta) e non sono dogmatizzati da una autorità assoluta. Esistono, però, dei personaggi che, per fede e per cultura in materia di Legge islamica, sono considerati dei veri e propri esperti: sono i giureconsulti (muftì, o faqih) che forniscono pareri giuridici chiamati fatwa su problemi pratici di difficile soluzione. Si distinguono dai qadi, i giudici che esercitano la professione pubblica come incaricati dall’autorità costituita per fare regnare sulla Comunità (umma) l’ordine conforme ai dettami della Shari’a (la Legge sacra).
Per quanto concerne la religione, nel senso più vero, l’incarico di imam, quello di condurre la preghiera del venerdì in moschea, può essere conferito a qualsiasi uomo adulto purché considerato idoneo dalla comunità dei fedeli. Un tempo gli imam erano studiosi in scienze religiose (Ulama) che avevano frequentato prestigiose università come quella di al-Azhar, al Cairo, o la Qarawiyyin, a Fes, in Marocco.
Nel Corano, il termine Imam appare spesso come “modello ideale”, “segno”, figura archetipica e la storia dell'Islam ci insegna quanto potesse essere fragile il suo potere: a lui si doveva obbedienza (ta’a) e rispetto solo se dimostrava di essere giusto (’adil), equo e dotato di senso morale. Solo la lontananza o la vicinanza dal divino potevano sconfessare o legittimare l’autorità di un imam.
La parola imam deriva da una radice (’-mm) che significa “mettersi davanti”, “camminare innanzi”, “guidare”. Di conseguenza chi è seduto innanzi agli altri in una moschea e si volge per primo in direzione della Mecca durante la preghiera è chiamato imam.
[Data pubblicazione: 13/05/2006]
martedì, 22 agosto 2006
Immigrazione 4
Caso Salah- Pochi mesi prima dell'espulsione......
3 luglio 2003  La Nazione Lucca
LUCCA – Un incontro in Questura per discutere i problemi degli extracomunitari. E già si raccolgono i primi frutti. Da una parte Adriano Amadei, coordinatore del settore immigrazione del «Forum del volontariato e del terzo settore della Provincia di Lucca» e altre associazioni di volontariato. Dall'altra il questore Giorgio Manari e il dirigente dell'ufficio stranieri, Virgilio Russo. «Nel colloquio abbiamo presentato i numerosi problemi al questore — spiega Amadei —. Manari ha dimostrato grande disponibilità e ha promesso di intervenire subito, rispondendo alle prime richieste». Sul tappeto problemi di ordine amministrativo: permessi di soggiorno, ricongiungimento con i familiari «e soprattutto la mancata accettazione delle autocertificazioni previste agli sportelli ». Ma anche problemi organizzativi, funzionali e tecnici (primo fra tutti la mancanza di un distributore differenziato di numeri d'ordine per l'accesso agli sportelli). I dubbi manifestati riguardano inoltre la formazione del personale. «Non sempre gli operatori sono preparati a rispondere adeguatamente alle richieste». La disponibilità del questore si è tradotta in un impegno concreto. «Sarà firmato un protocollo d'intesa — racconta Salah Chfouka dell'associazione Aimac — poi saranno organizzati tavoli tecnici di confronto. Inoltre ci è stato promesso che oggi inizieranno i lavori per l'installazione di un impianto di climatizzazione agli sportelli». Novità per i turni: da settembre gli sportelli apriranno quattro volte a settimana, anziché tre.
Gianluca Testa
martedì, 26 settembre 2006
Documentazione caso Salah prodotta da Gruppo Ulisse

Il 17 maggio 2004 dopo essere stato prelevato da una volante vicino alla stazione il signor Chfouka Salah viene portato in questura e qui gli viene notificato il provvedimento d’espusione . E’ scaduto il termine dei 60 giorni  senza che il signor Chfouka abbia fatto mai richiesta per il rinnovo del permesso di soggiorno.Viene detto al signor Chfouka , quando egli fa presente che ciò non corrisponde al vero, che così risulta al Questore e si deve osservare la legge. Il signor Chfouka ha un foglio, dal quale si deduce che un funzionario di polizia gli aveva fissato un appuntamento e numerosi testimoni che attestano che egli si è presentato in Questura a Lucca per richiedere il rinnovo del permesso di soggiorno.
Sette giorni dopo una delegazione guidata dal sindacalista della Cgil Bertini viene ricevuta in Questura nel corso dell’iniziativa “Un caffè per Salah” e da parte della Questura si assicura benevolenza nel cercare una soluzione positiva del caso del Signor Chfouka.
Una settimana dopo il Prefetto conferma l’espulsione del Signor Chfouka in quanto non ha mai richiesto il rinnovo del permesso di soggiorno.
Il signor Chfouka decide così di rivolgersi alla magistratura facendo ulteriore ricorso contro la sua espulsione.
Il 30 Giugno 2004 il Giudice Terrusi sciogliendo la riserva formulata nell’udienza del giorno prima respinge il ricorso del Signor Chfouka ritenendolo infondato. Il dottor Terrusi  motiva la sua decisione affermando che: 1-il foglio, dal quale si deduce che un funzionario di polizia ha fissato un appuntamento al Signor Chfouka, non costituisce prova dell’avvenuta presentazione della richiesta di rinnovo del permesso scaduto, in quanto si tratta di una prenotazione presso l’ufficio immigrazione della Questura di Lucca, recante data 5 marzo 2004, senza alcuna specificazione oggettiva e funzionale; 2- che l’apposizione manoscritta “rinnovo 16/2/2004”, che compare in alto a destra del foglio suddetto, è irrilevante in sé, non essendo possibile apprezzarne la provenienza dell’amministrazione pubblica,3- il Signor Chfouka non ha mai presentato richiesta di rinnovo del permesso di soggiorno e va ricordato che per una giurisprudenza consolidata spetta a Lui l’onere della prova in ordine ai titoli di ingresso e/o permanenza nel territorio dello stato.
In merito al punto 3 c’è da precisare però che i titoli suddetti non sono la richiesta di rinnovo.
Il Signor Chfouka ha fatto ulteriore ricorso in Cassazione.
martedì, 26 settembre 2006

Prima di tutti vennero a prendere gli zingari,

e fui contento perché rubacchiavano.

Poi vennero a prendere gli ebrei,

e stetti zitto perché mi stavano antipatici.

Poi vennero a prendere i comunisti,

e io non dissi niente perché non ero comunista.

Un giorno vennero a prendermi,

e non c’era rimasto nessuno a protestare.”

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Berthold Brecht

Hanno espulso Salah?

Ah sì? Embè? Chi se ne frega?

Ma chi ce lo fa fare? Col caldo, i problemi economici, l’euro che ci impoverisce, tutti ‘sti immigrati che ci rubano spazio, risorse, tranquillità e sicurezza; chi ce lo fa fare a preoccuparci per uno stronzo di immigrato marocchino?

Ma che ce ne frega di lui, della sua famiglia e dei suoi compagni così scuri e così diversi da noi, dalla nostra religione, dalla nostra civiltà, dalla nostra cultura.

Ma perché questi sindacati, queste associazioni,  questi contestatori del nostro modo di vita, questi No Global come li chiamano, se la prendono con delle brave persone che si preoccupano di noi  e della nostra sicurezza, invece che essere loro grati perché ci salvaguardano da tanti delinquenti?

Già, chi ce lo fa fare a non strafregarcene di Salah? Perché non preoccuparci di più per quei due milioni di aggressori pronti ad invaderci, come nuovi barbari, dalle coste del paese di quel terribile criminale di Gheddafi?

Chi ce lo fa fare?!

Sono quelle due parole “ I CARE”, mi interessa, mi sta a cuore, che un testimone 

del Vangelo, Don Milani, volle contrapporre al “me ne frego” fascista. Sono quelle due parole: “Persona Umana” che un’antica rivoluzione ha inciso per sempre dentro di noi mutandoci da sudditi a Cittadini mentre condannava per sempre  ogni assolutismo, inventando l’aspirazione alla Democrazia.

È questo che ci fa riconoscere nel volto di ogni uomo oppresso e, come diceva il Che Guevara, nella sua esigenza di libertà la nostra stessa sete di libertà.

La storia di Salah? Certo è importante conoscerla, capirla. Ma è relativa.  Se ogni uomo e la sua storia non diventeranno vita  e storia  di un nostro familiare, noi non avremmo solo negato il suo diritto ad essere  Persona, ma lo avremo negato anzitutto a noi stessi per affidarci, senza alcuna dignità, all’arbitrio dei potenti.

Siamo già morti mille volte, quando il “me ne frego” vince sull’ “I Care”.  Niente è impossibile se ci alzeremo e vorremo ancora navigare oltre le colonne d’Ercole poste dal potere per imporre confini di terrore alla ricerca della nostra dignità di Persone.

martedì, 26 settembre 2006

SOMMARIO

Hanno espulso Salah?…………………… Pag.1

Espulsione di Salah Chfouka: spiegateci il perché……………………………………...Pag.2

Vite negate: cento di questi Salah………..Pag.3

La richiesta di rinnovo?“Mai presentata”……………………………….Pag.5

Possiamo cambiare insieme……………..Pag.6

Progetto Ulisse: chi siamo……………….Pag.6

 

martedì, 26 settembre 2006

Il 21 maggio un cittadino, immigrato a Lucca da 14 anni,  viene espulso: cosa c’è dietro?

ESPULSIONE DI SALAH CHFOUKA: SPIEGATECI PERCHE’…

Chi è Salah? La storia di un marrocchino scomodo, del suo impegno per la dignità

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Salah Chfouka ha oggi 50 anni. Arriva in Italia nel 1988 e dal 1989 si stanzia nell’hinterland milanese dove lavora in fabbrica e conosce la vita dura degli operai, soprattutto immigrati del nord Africa. Dopo una parentesi romana che lo porta a lavorare, fra le altre cose, con l’associazione “Senza Frontiere” di Dino Frisullo, dal 1991 finalmente giunge a Lucca dove collabora con la Cgil e con il circolo Utopia. Fonda l’associazione Italia – Marocco (Aimac). Incontra diffidenze e ostacoli da parte di italiani che connazionali, diffidenze che non impediscono comunque di stringere amicizia e collaborazione con tutti quelli che sul territorio lottano per una città diversa. Diventa una figura di riferimento per l’Islam moderato e collabora al Centro interreligioso di Agliati a Pisa. Lavora da autonomo, con tesserino della Camera di Commercio, come mediatore culturale in molte scuole, soprattutto nella Valdera. Compie opera di interpretariato per i detenuti del carcere, per il Tribunale e anche per la polizia. Aiuta i connazionali al disbrigo delle pratiche del permesso di soggiorno che, con l’avvento della legge Bossi-Fini, diventano sempre più difficili. Si arrabbia davanti agli uffici della questura quando vede i soprusi subiti dai marocchini, mancanze di rispetto e ritardi immotivati. File lunghe notti intere, giorni e salario persi da centinaia di immigrati solo perché esiste solo uno sportello per richiedere il rinnovo del permesso. Arrivano ad accamparsi davanti alla questura anche due o tre notti. Molti si scoraggiano, si parla di persone che muoiono di depressione per non poter rinnovare il permesso. Intanto nell’autunno del 2003 giungono a Lucca la moglie e le due figlie, insieme finalmente dopo 14 anni. Ma, oltre ad aiutare i connazionali, Salah deve rinnovare anche il suo di permesso di soggiorno. Il 17 febbraio chiede regolarmente appuntamento in vista della scadenza. Ma lui è un lavoratore autonomo e invece che il contratto fa fede la dichiarazione dei redditi che non si ha a febbraio Il 17 maggio scadono i termini per presentare tutta la documentazione. Salah non può essere in questura perché partecipa, per l’Aimac,   ad    un    incontro    di      associazioni  e sindacati con la prefettura che da mesi ha chiuso le porte a chi propone un accordo per risolvere lo scandaloso problema delle file e dei tempi burocratici. Nonostante che la legge raccomandi di rilasciare il permesso entro 20 giorni dalla richiesta, siamo ormai a tempi che superano in media in 5 mesi. Salah denuncia la situazione che soffrono gli immigrati davanti ai responsabili di prefettura e questura. Il martedì gli uffici sono chiusi e il mercoledì lo rispediscono dal commercialista. Manca un timbro sulla dichiarazione dei redditi. Parla con l’ispettore preposto per assicurarsi che non prendano questo come pretesto e riceve assicurazioni. Il 21 maggio (venerdì) si presenta agli uffici con tutta la documentazione richiesta. Gli dicono di attendere ma teme di non poter presentare la sua pratica a causa delle immense file. Si reca, dallo sportello immigrati, presso gli uffici della questura. Gli dicono ancora di tornare dopo una mezz’ora per essere ricevuto. Va intanto al bar della stazione dove, dopo pochi minuti, una pattuglia della polizia in borghese lo preleva e lo porta in questura dove gli notificano il provvedimento di espulsione. Una situazione incredibile contro lui che ha contatti diretti con la questura. Il motivo è che non ha rispettato i 60 giorni. “Come mai –commenta incredulo il giorno stesso - hanno così attenzione a questi termini quando loro non rispettano quello per legge di 20 giorni per rinnovare il permesso?". Sindacati e associazioni si mobilitano contro l’ingiusto provvedimento con presidi e manifestazioni. Ma il ricorso al Prefetto viene rigettato e il giudizio sul ricorso alla Procura (come documentiamo in un altro articolo) è una doccia fredda. Salah, da 14 anni a Lucca, con moglie e due figlie studentesse a carico per loro non ha mai presentato la richiesta di rinnovo. Oltre al danno la beffa. Confermano che deve abbandonare il paese. La Cassazione deciderà alla fine sui diritti di questa persona scomoda e che vorrebbero allontanare dall’Italia per il suo impegno a favore degli ultimi. ma, alla meglio, a maggio.
martedì, 26 settembre 2006

VITE NEGATE: CENTO DI QUESTI SALAH

Non esiste solo il caso di Salah. Come funziona il rinnovo del permesso di soggiorno?

Il caso del Prof. Salah Choufka non è l'unico né a Lucca, né, tanto meno, in Italia. Tanti  altri immigrati pagano sulla propria pelle la prepotenza di uno stato che fa dell'immigrazione una questione di mero ordine pubblico e non, invece, un'opportunità di crescita per l'intera società. Ciò che è sbagliato  è il modo con cui viene “gestito” il fenomeno migratorio in Italia. Ne abbiamo parlato con Donatella Francesconi, giornalista che è stata a lungo coordinatrice dello sportello RAM ( Rete Accoglienza Migranti) della CGIL di Lucca che da vari anni accompagna  il difficile e incerto percorso di regolarizzazione di centinaia di immigrati sul nostro territorio.

D: Puoi spiegarci qual è la procedura che deve espletare un immigrato per ottenere il permesso di soggiorno?

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R: innanzi tutto, in Italia sono chiusi i flussi migratori quindi un immigrato puo' chiedere solo il rinnovo del permesso di soggiorno o quello per turismo o per ricongiungimento familiare nei casi previsti dalla legge. A Lucca, fino a poco tempo fa, era necessario prendere per prima cosa un appuntamento con lo sportello immigrazione della Questura. Poi, nella data stabilita, ci si recava in questura per depositare la documentazione e ritirare la ricevuta con foto apposta sul modulo predisposto dal ministero dell’interno.

Dopo di che, quanto c’è da aspettare non è dato di saperlo. La legge Bossi Fini prevede che la pratica del rinnovo debba essere espletata entro venti in giorni, ma in realtà i tempi di attesa arrivano persino a superare l’anno.

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D: E quali sono le conseguenze di questo ritardo per l'immigrato?

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R: L'immigrato è senza permesso di soggiorno. Il tagliando dell’appuntamento provava unicamente che era stata avviata la richiesta del documento. Ma non serviva per allontanarsi dalla Provincia in quanto la  validità era frutto di una prassi non formalizzata che ha efficacia  solo per i territori di competenza delle singole questure. Oggi l’appuntamento non si prende più, ma si fa la fila direttamente allo sportello, dove vengono accettate non più di un certo numero di pratiche al giorno. L’immigrato si presenta munito di tutti i documenti necessari al rinnovo del permesso di soggiorno.  Sperando che vadano tutti bene, che non manchi niente, altrimenti deve tornare su appuntamento, gli viene rilasciata una ricevuta. E' il modulo del Ministero sul quale viene collocata la sua foto ed, eventualmente, quella dei figli minori.

Questa ricevuta  è un permesso provvisorio in attesa della valutazione della sua richiesta di rinnovo.  Egli può muoversi dall'Italia ma è soggetto ad altre grossissime limitazioni dei propri diritti. Ad esempio non può prendere in affitto una casa; non può sostenere l'esame della patente; non può cambiare lavoro; non può iscriversi alle liste di collocamento; non può recarsi all'estero; non può essere assunto;  vi sono grosse magagne per, ad esempio, iscrivere i figli all'anagrafe.

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D: Quanto ci mette la questura a valutare la sua richiesta?

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R: i tempi di attesa arrivano fino a sei mesi. L'immigrato, in questo lasso di tempo, può fare solo ciò che faceva prima della richiesta del rinnovo. Nient'altro. Se, ad esempio, lavora in una qualsiasi fabbrica egli risulta in regola ad un eventuale controllo ma gli imprenditori, spesso,  fanno dei problemi e premono perché l'immigrato si regolarizzi definitivamente. Molti immigrati fanno il mestiere del camionista ma sono impediti dal poter recarsi all'estero. Questa limitazione alla libertà di movimento può portare al loro licenziamento. Vi sono stati dei casi a Lucca nei quali le pratiche di un immigrato sono state perse ed egli ha dovuto attendere un anno per poi essere obbligato a ripresentare tutta la documentazione necessaria. Inoltre, il cittadino straniero non può assolutamente lasciare l’Italia per tutto il tempo del rinnovo del soggiorno.

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D: E l'immigrato non può fare niente in questi casi?

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R: Il problema è che la comunicazione di una eventuale perdita della pratica avviene verbalmente e non in forma scritta. Quindi l'immigrato non ha prove per avviare contro l'amministrazione una procedura di diffida  a procedere che obbliga il soggetto pubblico a dare una risposta entro sessanta giorni.

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Ma la diffida può essere presentata in tutti i casi di ritardo, oltre i 60 giorni dalla presentazione della domanda. Il passaggio successivo, in mancanza di risposta, è la denuncia alla Procura della Repubblica.

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D: Nonostante le procedure di regolarizzazione siano disciplinate dalla legge si verifica un'enorme discrezionalità da parte delle questure. Potresti farci altri esempi che evidenziano la violazione dei diritti degli immigrati?

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R: il primo riguarda quanto detto  precedentemente. Se la documentazione del richiedente viene perduta all'interno degli uffici, egli deve consegnarla di nuovo con conseguente allungamento infinito dei tempi. Un’ altra riguarda il fatto che agli sportelli della questura non ci sono traduttori. Tutti i moduli, ad esempio l'elenco dei documenti necessari alla richiesta del rinnovo, sono in italiano e per di più in un linguaggio burocratico ostico.

Altri casi riguardano  il ricongiungimento familiare, il cambio di residenza, la nascita dei figli. Per ogni minimo cambiamento della situazione sociale dell'immigrato egli deve aggiornare il suo permesso di soggiorno dovendolo lasciare per i tempi sopra indicati negli uffici della questura. Questa lentezza porta molti immigrati a non dichiarare tutto e questo comporta  poi dei problemi al momento  del rinnovo. Se ad esempio un immigrato è disoccupato non può lasciare il suo permesso di soggiorno per un periodo così lungo alla questura perché ne ha bisogno per cercare lavoro . La legge Bossi Fini prevede un periodo di sei mesi nel quale l'immigrato può cercare lavoro per poi poter chiedere il rinnovo. Ma se per il tempo  equivalente la questura trattiene il suo permesso, anche per piccoli cambi suddetti, quali sono gli spazi di azione che rimangono all'immigrato? Quando si apre una pratica amministrativa il soggetto pubblico ha l'obbligo di mantenere attivo il rapporto di comunicazione. Il rinnovo del permesso di soggiorno è una pratica amministrativa, ma sembra che la questura  non la consideri tale in quanto riguarda dei cittadini immigrati. Ne consegue la naturale mancanza di trasparenza  e d'informazione. Inoltre, sempre per la legge sulla trasparenza della pubblica amministrazione, la questura avrebbe l'obbligo di aprire il procedimento di diniego del rilascio del permesso per permettere all'immigrato di godere  del diritto di, entro trenta giorni, presentare nuova documentazione per supportare la pratica. Questo spesso non avviene e gli immigrati pagano  un prezzo altissimo  anche   per    piccoli

errori burocratici. Ma, ripeto, la richiesta del rinnovo del permesso di soggiorno è una pratica amministrativa, e tutte  sono sanabili. L'immigrato non potrebbe essere espulso perché nel periodo di tempo concesso per il rinnovo non ha consegnato tutta la documentazione necessaria in modo corretto. 

Manca anche la trasparenza sul percorso della pratica. Per questo agli uffici della questura si assiste a spettacoli come file di avvocati, pagati dagli immigrati, che si recano agli sportello solo per domandare a che punto è la pratica di rinnovo del loro cliente. L'assenza di regole e tempi precisi può portare il cittadino a rincorrere favoritismi  con enorme discrezionalità da parte degli uffici e con incerto risultato. Per questo il ruolo di uno sportello come quello della RAM ha anche l'obiettivo di tutelare l'immigrato rispetto a questi abusi. Il paradosso è che i tempi di attesa per l'immigrato non sono rispettati ma quando gli viene notificato un provvedimento di espulsione  entro quindici giorni se ne deve andare, pena l'accompagnamento alla frontiera.

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D: Ma, in tutta l'Italia avviene questo?

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R: no, vi sono realtà, come Prato, nelle quali le questure operano in sinergia con gli enti locali e le associazioni. Ma la questura di Lucca non vuole firmare un protocollo di intesa  con il Comune, la Provincia e le associazioni del territorio e questo fa sì che l'immigrazione rimanga una questione di esclusiva gestione delle forze di polizia.

Da questo punto di vista, l'Italia è il paese più arretrato in Europa. In altri paesi dell'Unione Europea le pratiche di richiesta e rinnovo del permesso di soggiorno sono gestite dagli Enti Locali. In Italia l'immigrazione è principalmente una questione di ordine pubblico.

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D: dietro a queste palesi manifestazioni di mancanza di rispetto della dignità e dei diritti degli immigrati stanno le loro storie personali? Ci puoi fare qualche esempio?

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R: un giovane immigrato di Torre del Lago si uccise sui binari della ferrovia nella snervante attesa del rinnovo del permesso di soggiorno. Un anziano immigrato marocchino, che abitava al Centro della Lisca, malato di tumore aveva visto perdersi le sue pratiche per il rinnovo e non poteva, non avendo il permesso di soggiorno, recarsi in Marocco per concludere a casa i propri giorni. Una famiglia senegalese alla quale era morta una bambina non poteva ritornare  in Senegal per seppellirla in quanto le pratiche per il rinnovo del permesso di soggiorno dei genitori erano ferme,  e questo poi avrebbe impedito loro 

di poter, una volta recatisi in Senegal, ritornare in Italia.  In questo caso fu determinante, per risolvere in fretta il problema, il rapporto di collaborazione che si era creato tra la Ram e l’allora dirigente dell’ufficio immigrazione.

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D: un ultima domanda. In tutto questo come si colloca il lavoro della RAM?

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R: la RAM lavora da vari anni  in sostegno agli immigrati nel loro processo di integrazione.

Fino a  due anni fa il rapporto con la questura era molto più disteso. In un quadro di regole definite  vi era un costante scambio di informazioni e le associazioni come la nostra svolgevano un ruolo attivo nel rapporto con gli uffici dell'immigrazione. Da due anni a questa parte si è perso questo modo di lavorare e si è tornati a una totale chiusura della questura alle richieste delle associazioni.

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martedì, 26 settembre 2006

LA RICHIESTA DI RINNOVO? “MAI PRESENTATA”

Il responso di Prefetto e Procura sui ricorsi legali di Salah Chfouka

Il 21 maggio 2004 dopo essere stato prelevato da una volante vicino alla  stazione Salah Chfouka viene portato in questura e qui gli viene  notificato il provvedimento d'espulsione . E' scaduto il termine dei 60  giorni  senza che Salah abbia fatto mai richiesta per il rinnovo  del permesso di soggiorno. Gli viene detto, quando fa  presente che ciò non corrisponde al vero, che così risulta al Questore e si  deve osservare la legge. Salah ha un foglio, dal quale si deduce  che un funzionario di polizia gli aveva fissato un appuntamento e numerosi  testimoni che attestano che egli si è presentato in Questura a Lucca per  richiedere il rinnovo del permesso di soggiorno.

Qualche giorno dopo una delegazione guidata dal sindacalista della Cgil Virginio Bertini viene ricevuta in Questura nel corso dell'iniziativa "Un caffè per  Salah" e da parte del Questore si assicura benevolenza nel cercare una  soluzione positiva del caso. Quindici giorni dopo la notifica del provvedimento  da parte del Questore, il Prefetto conferma l'espulsione del Signor Chfouka in quanto “non ha mai richiesto il rinnovo del permesso di soggiorno”. I legali di Salah decidono così di rivolgersi alla magistratura facendo  ulteriore ricorso contro la sua espulsione. Il 30   Giugno   2004   il   Giudice Terrusi    sciogliendo la riserva formulata  nell'udienza del giorno prima respinge il ricorso ritenendolo infondato. Il dottor Terrusi  motiva la sua decisione affermando che: 1-il foglio, dal quale si deduce che un funzionario di polizia ha  fissato un appuntamento a Salah, non costituisce prova  dell'avvenuta presentazione della richiesta di rinnovo del permesso scaduto,  in quanto si tratta di una prenotazione presso l'ufficio immigrazione della  Questura di Lucca, recante data 5 marzo 2004, senza alcuna specificazione  oggettiva e funzionale; 2- che l'apposizione manoscritta "rinnovo  16/2/2004", che compare in alto a destra del foglio suddetto, è irrilevante  in sé, non essendo possibile apprezzarne la provenienza dell'amministrazione  pubblica,3- il Signor Chfouka non ha mai presentato richiesta di rinnovo del  permesso di soggiorno e va ricordato che per una giurisprudenza consolidata  spetta a Lui l'onere della prova in ordine ai titoli di ingresso e/o  permanenza nel territorio dello stato. In merito al punto 3 c'è da precisare però che i titoli suddetti non sono la  richiesta di rinnovo.I legali a questo punto fanno ricorso in Cassazione ma i tempi di risposta sono lunghi. Intanto un cittadino da 14 anni a Lucca è costretto a vivere da latitante e lontano dalla sua famiglia.
martedì, 26 settembre 2006

Non vi è libertà ogni qualvolta
le leggi permettono che in alcuni eventi l'uomo cessi di essere persona e diventa cosa.

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[Cesare Beccaria "Dei delitti e delle pene”]

“POSSIAMO CAMBIARE INSIEME”

La risposta, in un protocollo d’intesa proposto, alla situazione attuale

Un Protocollo d’Intesa. E’ la proposta del movimento sindacale, associazionistico e civile lucchese che da anni si impegna, sul nostro territorio, a fianco degli immigrati e per i loro diritti. La proposta è finalizzata a coinvolgere la Prefettura, la Questura, gli Enti locali e gli stessi promotori per costruire una collaborazione attiva finalizzata a risolvere i gravi problemi che la situazione attuale evidenzia in modo tragico ed inaccettabile. È stato presentato il 25 giugno ma ancora non c’è volontà di discuterlo e applicarlo.

Il primo obiettivo di questa proposta è quello di ribadire, attraverso un percorso concordato assieme, la “certezza del Diritto come alternativa all’arbitrio” degli operatori a cui si devono rivolgere gli immigrati per le pratiche di regolarizzazione.

“Formalizzazione e trasparenza delle pratiche burocratiche”, è, infatti, il primo punto suggerito dal Protocollo che segue con la richiesta di una necessaria riduzione dei tempi di attesa per le pratiche (la legge prevede, infatti un massimo di 

20 giorni di attesa che non viene quasi mai rispettato). Altre istanze della proposta riguardano “la richiesta di proroghe ai permessi di soggiorno (che in passato già venivano concesse), un’attiva collaborazione volta a far diminuire i tempi di attesa agli sportelli e la possibilità di accogliere, come stabilito dalla legge, le domande di asilo politico”.

Da parte dei sindacati e delle associazioni viene infine richiesto un “riconoscimento attivo per l’impegno sul territorio ed una collaborazione attenta e continua per monitorare lo situazione, prevenire i disagi e migliorare il servizio”.

Questo Protocollo d’Intesa è una proposta che è già stata accolta da altre Questure della Toscana (portando buoni risultati), non accoglierla e non sostenerla sarebbe un chiaro messaggio politico di chiusura per la costruzione di un percorso locale che possa definire i diritti dei migranti e risolvere i problemi che questa gestione delle pratiche sta evidenziando in maniera sempre più tragica ed irresponsabile.
martedì, 26 settembre 2006

PROGETTO ULISSE

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Non siamo un Ente riconosciuto, non siamo e non saremo un Partito Politico. Siamo solo comuni Cittadini che intendono riappropriarsi del modo proprio di fare Politica e di essere Soggetto Politico dei Cittadini dotati della Sovranità ad essi riconosciuta dalla Carta Costituzionale per tentare di costruire percorsi alternativi, concreti e praticabili, alla globalizzazione imposta da un neo-liberismo selvaggio che pretende di essere egemone.

Ci sentiamo parte viva del vasto e variegato movimento di antagonismo a politiche e culture totalizzanti imposte da questo neo-liberismo che si mostra insofferente a qualsiasi forma di indirizzo e controllo politico ed a qualsiasi regime di regole preventive. Ma soprattutto alla affermazione ed al rispetto, nella prassi, della centralità della Persona Umana. Ogni guerra - come espressione di violenza organizzata di Stato - è frutto di una simile cultura di negazione dei Diritti Fondamentali della Persona e dei Popoli. E che ogni atto di puro terrorismo contro persone inermi – come espressione di volontà di gruppi e forme di estremismo radicale – sia guidato dalla medesima cultura.

Ci proponiamo di misurarci con la capacità di costruire una coscienza diffusa nella pubblica opinione e nelle strutture Istituzionali che non solo esistono ragioni sufficienti per motivare un deciso contrasto alle culture egemoni e dominanti, e per sperare in un “altro mondo possibile”; ma che soprattutto è necessario e possibile a ciascuno di noi esprimere questo antagonismo aggregando consenso per partecipare attivamente alla costruzione di queste alternative auspicate, vincendo i timori ed i fatalismi che vorrebbero imporci le nuove Colonne d’Ercole che vengono erette davanti a noi.

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Per informazioni scrivi a progettoulisse@virgilio.it oppure chiama il numero 3280687153

Oggetto: Esposto di circostanze sottoposto alla autonoma valutazione degli Uffici in Indirizzo, per eventuali accertamenti ed indagini ambientali, amministrative o di rilevanza penale su comportamenti di alcuni Uffici e di alcuni funzionari della Questura di Lucca.

martedì, 26 settembre 2006

Il 21 maggio un cittadino immigrato a Lucca da 14 anni  viene espulso: cosa c’è dietro?

ESPULSIONE DI SALAH CHFOUKA: SPIEGATECI PERCHE’…

Chi è Salah Chfouka? La storia di un marrocchino scomodo, del suo impegno per la dignità

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Lucca. Salah Chfouka ha oggi 50 anni. Arriva in Italia nel 1988 e dal 1989 si stanzia nell’hinterland milanese dove lavora in fabbrica e conosce la vita dura degli operai, soprattutto immigrati del nord Africa. Dopo una parentesi romana che lo porta a lavorare, fra le altre cose, con l’associazione “Senza Frontiere” di Dino Frisullo, dal 1991 finalmente giunge a Lucca dove collabora con la Cgil e con il circolo Utopia. Fonda l’associazione Italia – Marocco (Aimac). Incontra diffidenze e ostacoli da parte di italiani che connazionali, diffidenze che non impediscono comunque di stringere amicizia e collaborazione con tutti quelli che sul territorio lottano per una città diversa. Diventa una figura di riferimento per l’Islam moderato e collabora al Centro interreligioso di Agliati a Pisa. Lavora da autonomo, con tesserino della Camera di Commercio, come mediatore culturale in molte scuole, soprattutto nella Valdera. Compie opera di interpretariato per i detenuti del carcere, per il Tribunale e anche per la polizia. Aiuta i connazionali al disbrigo delle pratiche del permesso di soggiorno che, con l’avvento della legge Bossi-Fini, diventano sempre più difficili. Si arrabbia davanti agli uffici della questura quando vede i soprusi subiti dai marocchini, mancanze di rispetto e ritardi immotivati. File lunghe notti intere, giorni e salario persi da centinaia di immigrati solo perché esiste solo uno sportello per richiedere il rinnovo del permesso. Arrivano ad accamparsi davanti alla questura anche due o tre notti. Molti si scoraggiano, si parla di persone che muoiono di depressione per non poter rinnovare il permesso. Intanto nell’autunno del 2003 giungono a Lucca la moglie e le due figlie, insieme finalmente dopo 14 anni. Ma, oltre ad aiutare i connazionali, Salah deve rinnovare anche il suo di permesso di soggiorno. Il 17 febbraio chiede regolarmente appuntamento in vista della scadenza. Ma lui è un lavoratore autonomo e invece che il contratto fa fede la dichiarazione dei redditi che non si ha a febbraio ma, alla meglio, a maggio.

Il 17 maggio scadono i termini per presentare tutta la documentazione. Salah non può essere in questura perché partecipa, per l’Aimac, ad un incontro di associazioni e sindacati con la prefettura che da mesi ha chiuso le porte a chi propone un accordo per risolvere lo scandaloso problema delle file e dei tempi burocratici. Nonostante che la legge raccomandi di rilasciare il permesso entro 20 giorni dalla richiesta, siamo ormai a tempi che superano in media in 5 mesi. Salah denuncia la situazione che soffrono gli immigrati davanti ai responsabili di prefettura e questura. Il martedì gli uffici sono chiusi e il mercoledì rispediscono Salah dal commercialista. Manca un timbro sulla dichiarazione dei redditi. Parla con l’ispettore preposto per assicurarsi che non prendano questo come pretesto e riceve assicurazioni. Il 21 maggio (venerdi) si presenta agli uffici con tutta la documentazione richiesta. Gli dicono di attendere ma teme di non poter presentare la sua pratica a causa delle immense file. Si reca, dallo sportello immigrati, presso gli uffici della questura. Gli dicono ancora di tornare dopo una mezz’ora per essere ricevuto. Va intanto al bar della stazione dove, dopo pochi minuti, una pattuglia della polizia in borghese lo preleva e lo porta in questura dove gli notificano il provvedimento di espulsione. Una situazione incredibile contro lui che ha contatti diretti con la questura. Il motivo è che non ha rispettato i 60 giorni. “Come mai –commenta incredulo il giorno stesso - hanno così attenzione a questi termini quando loro non rispettano quello per legge di 20 giorni per rinnovare il permesso?". Sindacati e associazioni si mobilitano contro l’ingiusto provvedimento con presidi e manifestazioni. Ma il ricorso al Prefetto viene rigettato e il giudizio sul ricorso alla Procura (come documentiamo in un altro articolo) è una doccia fredda. Salah, da 14 anni a Lucca, con moglie e due figlie studentesse a carico per loro non ha mai presentato la richiesta di rinnovo. Oltre al danno la beffa. Confermano che deve abbandonare il paese. La Cassazione deciderà alla fine sui diritti di questa persona scomoda e che vorrebbero allontanare dall’Italia per il suo impegno a favore degli ultimi.

martedì, 26 settembre 2006

Lettera aperta al Questore di Lucca sui diritti dei migranti e sui diritti per tutti.

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Egregio sig. Questore,

mi permetta di rivolgermi a Lei in un ulteriore tentativo di trovare delle soluzioni ragionevoli ad alcuni problemi che abbiamo davanti, in modo da evitare altri contenziosi e, soprattutto, al fine di dare certezza del diritto a tutti e un futuro sereno e migliore a numerose famiglie di cittadini immigrati.

Non la seguirò quindi sulla via da lei intrapresa delle polemiche di basso profilo sul grado di rappresentatività degli esponenti delle associazioni e dei sindacati in quanto mi sembrano insensate e fuori luogo, spia evidente di una sorta di allergia istituzionale alle critiche sul proprio operato.

Mi aspettavo semmai delle scuse da parte sua per avere permesso che il mio volto e il mio corpo ( insieme a quello di altri ) venisse cineripreso dai suoi operatori come persona pericolosa o atta a delinquere mentre salivo a Maggio le scale della Questura durante un incontro concordato, con una delegazione ristretta, per discutere l'espulsione di Salah Chfouka.

Mi aspettavo delle scuse per l'incoerenza da lei dimostrata tra le parole usate per chiudere quell'incontro " affronteremo il caso con benevolenza " e  la micidiale dose di accanimento dimostrata successivamente nella vicenda Salah.

Mi aspettavo ancora delle scuse da parte sua per aver negato l'evidenza delle file e dei ritardi nel rinnovo dei permessi di soggiorno ai primi di Gennaio del 2004 quando di fronte alla mia denuncia di una situazione insostenibile per gli immigrati mi rispose secco che non c'erano problemi e non volle neanche incontrarmi.

Mi aspettavo delle scuse non per me ma ai cittadini immigrati per i ritardi nel rinnovo dei permessi di soggiorno che oscillano tra i tre e i quattro mesi, perché non ce la fate a rispettare le indicazioni della Legge ( che indica entro venti giorni ) a cui Lei fa riferimento unicamente quando parla di espulsioni.

Mi aspettavo delle scuse per la vita impossibile a cui sono costretti gli immigrati in quei tre quattro mesi in cui non hanno ancora il permesso rinnovato, perché a differenza di quanto affermato sulla stampa, e Lei dovrebbe saperlo, quella" ricevuta " non vale davvero niente per affrontare i problemi di tutti i giorni ( lavoro, casa, patente ecc. ).

Mi aspettavo delle scuse per le espulsioni non illegittime ma disumane che sono state fatte in questi ultimi giorni al campo tra Coni e cimitero, che hanno colpito donne, anziani e malati, una parte dei quali poteva essere recuperata ad un percorso di regolarizzazione e di inserimento lavorativo e sociale, spesso conviventi di donne e uomini al lavoro con regolare permesso di soggiorno.

Mi aspettavo delle scuse per i cittadini immigrati che  spesso subiscono mille piccole e grandi discriminazioni ( trattamenti a volte umilianti, ritardi a volte di mesi e mesi nelle risposte a istanze delle associazioni e/o dei legali, ritiro senza preavviso del permesso di soggiorno, disomogeneità nell'applicazione della legge e cambiamenti repentini delle disposizioni ).

Dalla Questura di Lucca non mi aspettavo inoltre la rottura di una tradizione di anni in cui, su insistenza della RAM, aveva comunque, a volte sia pure con difficoltà, applicato le ordinanze del Tribunale dei minori concedendo il permesso di soggiorno anche agli adulti colpiti da precedenti decreti di espulsione, come del resto espressamente previsto dall'art. 31 della legge 286/98 recepita tale e quale dalla legge Bossi-Fini. Con il Suo indirizzo, oggi improvvisamente, senza alcuna modifica legislativa, e senza alcuna giustificazione, rompendo questa prassi consolidata, si sostiene che in questi casi si può non ottemperare alle ordinanze del Tribunale dei Minori.

Non mi aspettavo inoltre che, vanificando gli sforzi dei suoi predecessori, si opponesse alla stipula di un vero e proprio Protocollo d'Intesa tra Sindacati, associazioni e Istituzioni, per ridurre i tempi di attesa e migliorare la qualità del servizio, non mi aspettavo infine che la Questura di Lucca non accettasse le domande di asilo politico dei cittadini sventurati che fuggono dalle guerre, dalla fame, dalle tragedie del mondo.

C'è ancora un filo di possibilità per la ripresa del dialogo e per una collaborazione, nel rispetto dei ruoli e delle funzioni, finalizzata a migliorare la qualità dei diritti per i cittadini immigrati e per la certezza del diritto per tutti.

Occorre un segnale chiaro e forte: la Questura deve ottemperare alle ordinanze del tribunale dei minori, senza se e senza ma. Essa può legittimamente criticarle, fare ricorso in tutte le sedi ma, nel frattempo non può non applicarle, altrimenti, se non le applica, se le ostacola, in tutto o in parte, compie un atto grave e porta oggettivamente un attacco al cuore del nostro Stato di diritto e del nostro ordinamento di legalità e di certezza del diritto per tutti.

Da qui passa la possibilità di un nuovo  e proficuo dialogo, oppure di ulteriori momenti di mobilitazione democratica e di attivazione delle istituzioni giuridiche preposte a garantire il rispetto delle sentenze e dei diritti per tutti.

Distinti saluti.

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Virginio G. Bertini resp, CGIL immigrazione e resp, CGIL Zona di Lucca

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Lucca, 28-10-04

martedì, 26 settembre 2006

Il caso del Prof. Salah Choufka non è l'unico né a Lucca, né, tanto meno, in Italia. Tanti  altri immigrati pagano sulla propria pelle la prepotenza di uno stato che fa dell'immigrazione una questione di mero ordine pubblico e non, invece, un'opportunità di crescita per l'intera società. Ciò che è sbagliato  è il modo con cui viene “gestito” il fenomeno migratorio in Italia. Ne abbiamo parlato con Donatella Francesconi, giornalista che è stata a lungo coordinatrice dello sportello RAM ( Rete Accoglienza Migranti) della CGIL di Lucca che da vari anni accompagna  il difficile e incerto percorso di regolarizzazione di centinaia di immigrati sul nostro territorio.

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D: Puoi spiegarci qual è la procedura che deve espletare un immigrato per ottenere il permesso di soggiorno?

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R: innanzi tutto, in Italia sono chiusi i flussi migratori quindi un immigrato puo' chiedere solo il rinnovo del permesso di soggiorno o quello per turismo o per ricongiungimento familiare nei casi previsti dalla legge. A Lucca, fino a poco tempo fa, era necessario prendere per prima cosa un appuntamento con lo sportello immigrazione della Questura. Poi, nella data stabilita, ci si recava in questura per depositare la documentazione e ritirare la ricevuta con foto apposta sul modulo predisposto dal ministero dell’interno.

Dopo di che, quanto c’è da aspettare non è dato di saperlo. La legge Bossi Fini prevede che la pratica del rinnovo debba essere espletata entro venti in giorni, ma in realtà i tempi di attesa arrivano persino a superare l’anno.

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D: E quali sono le conseguenze di questo ritardo per l'immigrato?

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R: L'immigrato è senza permesso di soggiorno. Il tagliando dell’appuntamento provava unicamente che era stata avviata la richiesta del documento. Ma non serviva per allontanarsi dalla Provincia in quanto la  validità era frutto di una prassi non formalizzata che ha efficacia  solo per i territori di competenza delle singole questure. 

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D: poi che cosa accade?

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R: Oggi l’appuntamento non si prende più, ma si fa la fila direttamente allo sportello, dove vengono accettate non più di un certo numero di pratiche al giorno. L’immigrato si presenta munito di tutti i documenti necessari al rinnovo del permesso di soggiorno.  Sperando che vadano tutti bene, che non manchi niente, altrimenti deve tornare su appuntamento, gli viene rilasciata una ricevuta. E' il modulo del Ministero sul quale viene collocata la sua foto ed, eventualmente, quella dei figli minori. Questa ricevuta  è un permesso provvisorio in attesa della valutazione della sua richiesta di rinnovo. Egli può muoversi dall'Italia ma è soggetto ad altre grossissime limitazioni dei propri diritti. Ad esempio non può prendere in affitto una casa; non può sostenere l'esame della patente; non può cambiare lavoro; non può iscriversi alle liste di collocamento; non può recarsi all'estero; non può essere assunto;  vi sono grosse magagne per, ad esempio, iscrivere i figli all'anagrafe.

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D: Quanto ci mette la questura a valutare la sua richiesta?

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R: i tempi di attesa arrivano fino a sei mesi. L'immigrato, in questo lasso di tempo, può fare solo ciò che faceva prima della richiesta del rinnovo. Nient'altro. Se, ad esempio, lavora in una qualsiasi fabbrica egli risulta in regola ad un eventuale controllo ma gli imprenditori, spesso,  fanno dei problemi e premono perché l'immigrato si regolarizzi definitivamente. Molti immigrati fanno il mestiere del camionista ma sono impediti dal poter recarsi all'estero. Questa limitazione alla libertà di movimento può portare al loro licenziamento. Vi sono stati dei casi a Lucca nei quali le pratiche di un immigrato sono state perse ed egli ha dovuto attendere un anno per poi essere obbligato a ripresentare tutta la documentazione necessaria. Inoltre, il cittadino straniero non può assolutamente lasciare l’Italia per tutto il tempo del rinnovo del soggiorno.

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D: E l'immigrato non può fare niente in questi casi?

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R: Il problema è che la comunicazione di una eventuale perdita della pratica avviene verbalmente e non in forma scritta. Quindi l'immigrato non ha prove per avviare contro l'amministrazione una procedura di diffida  a procedere che obbliga il soggetto pubblico a dare una risposta entro sessanta giorni. Ma la diffida può essere presentata in tutti i casi di ritardo, oltre i 60 giorni dalla presentazione della domanda. Il passaggio successivo, in mancanza di risposta, è la denuncia alla Procura della Repubblica.

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D: Nonostante le procedure di regolarizzazione siano disciplinate dalla legge si verifica un'enorme discrezionalità da parte delle questure. Potresti farci altri esempi che evidenziano la violazione dei diritti degli immigrati?

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R: il primo riguarda quanto detto  precedentemente. Se la documentazione del richiedente viene perduta all'interno degli uffici, egli deve consegnarla di nuovo con conseguente allungamento infinito dei tempi. Un’ altra riguarda il fatto che agli sportelli della questura non ci sono traduttori. Tutti i moduli, ad esempio l'elenco dei documenti necessari alla richiesta del rinnovo, sono in italiano e per di più in un linguaggio burocratico ostico.

Altri casi riguardano  il ricongiungimento familiare, il cambio di residenza, la nascita dei figli. Per ogni minimo cambiamento della situazione sociale dell'immigrato egli deve aggiornare il suo permesso di soggiorno dovendolo lasciare per i tempi sopra indicati negli uffici della questura. Questa lentezza porta molti immigrati a non dichiarare tutto e questo comporta  poi dei problemi al momento  del rinnovo. Se ad esempio un immigrato è disoccupato non può lasciare il suo permesso di soggiorno per un periodo così lungo alla questura perché ne ha bisogno per cercare lavoro . La legge Bossi Fini prevede un periodo di sei mesi nel quale l'immigrato può cercare lavoro per poi poter chiedere il rinnovo. Ma se per il tempo  equivalente la questura trattiene il suo permesso, anche per piccoli cambi suddetti, quali sono gli spazi di azione che rimangono all'immigrato?

Quando si apre una pratica amministrativa il soggetto pubblico ha l'obbligo di mantenere attivo il rapporto di comunicazione. Il rinnovo del permesso di soggiorno è una pratica amministrativa, ma sembra che la questura  non la consideri tale in quanto riguarda dei cittadini immigrati. Ne consegue la naturale mancanza di trasparenza  e d'informazione.

Inoltre, sempre per la legge sulla trasparenza della pubblica amministrazione, la questura avrebbe l'obbligo di aprire il procedimento di diniego del rilascio del permesso per permettere all'immigrato di godere  del diritto di, entro trenta giorni, presentare nuova documentazione per supportare la pratica. Questo spesso non avviene e gli immigrati pagano  un prezzo altissimo anche per piccoli errori burocratici. Ma, ripeto, la richiesta del rinnovo del permesso di soggiorno è una pratica amministrativa, e tutte  sono sanabili. L'immigrato non potrebbe essere espulso perché nel periodo di tempo concesso per il rinnovo non ha consegnato tutta la documentazione necessaria in modo corretto. 

Manca anche la trasparenza sul percorso della pratica. Per questo agli uffici della questura si assiste a spettacoli come file di avvocati, pagati dagli immigrati, che si recano agli sportello solo per domandare a che punto è la pratica di rinnovo del loro cliente.

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D: Questo “monopolio del tempo” che possiedono le questure porta a casi  discutibili di trattamenti privilegiati magari dietro  ricavi vantaggiosi di varia natura?

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R: l'assenza di regole e tempi precisi può portare il cittadino a rincorrere favoritismi  con enorme discrezionalità da parte degli uffici e con incerto risultato. Per questo il ruolo di uno sportello come quello della RAM ha anche l'obiettivo di tutelare l'immigrato rispetto a questi abusi. Il paradosso è che i tempi di attesa per l'immigrato non sono rispettati ma quando gli viene notificato un provvedimento di espulsione  entro quindici giorni se ne deve andare, pena l'accompagnamento alla frontiera.

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D: Ma, in tutta l'Italia avviene questo?

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R: no, vi sono realtà, come Prato, nelle quali le questure operano in sinergia con gli enti locali e le associazioni. Ma la questura di Lucca non vuole firmare un protocollo di intesa  con il Comune, la Provincia e le associazioni del territorio e questo fa sì che l'immigrazione rimanga una questione di esclusiva gestione delle forze di polizia.

Da questo punto di vista, l'Italia è il paese più arretrato in Europa. In altri paesi dell'Unione Europea le pratiche di richiesta e rinnovo del permesso di soggiorno sono gestite dagli Enti Locali. In Italia l'immigrazione è principalmente una questione di ordine pubblico.

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D: dietro a queste palesi manifestazioni di mancanza di rispetto della dignità e dei diritti degli immigrati stanno le loro storie personali? Ci puoi fare qualche esempio?

R: un giovane immigrato di Torre del Lago si uccise sui binari della ferrovia nella snervante attesa del rinnovo del permesso di soggiorno. Un anziano immigrato marocchino, che abitava al Centro della Lisca, malato di tumore aveva visto perdersi le sue pratiche per il rinnovo e non poteva, non avendo il permesso di soggiorno, recarsi in Marocco per concludere a casa i propri giorni. Una famiglia senegalese alla quale era morta una bambina non poteva ritornare  in Senegal per seppellirla in quanto le pratiche per il rinnovo del permesso di soggiorno dei genitori erano ferme,  e questo poi avrebbe impedito loro di poter, una volta recatisi in Senegal, ritornare in Italia.  In questo caso fu determinante, per risolvere in fretta il problema, il rapporto di collaborazione che si era creato tra la Ram e l’allora dirigente dell’ufficio immigrazione

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D: un ultima domanda. In tutto questo come si colloca il lavoro della RAM?

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R: la RAM lavora da vari anni  in sostegno agli immigrati nel loro processo di integrazione. Fino a due anni fa il rapporto con la questura era molto più disteso. In un quadro di regole definite  vi era un costante scambio di informazioni e le associazioni come la nostra svolgevano un ruolo attivo nel rapporto con gli uffici dell'immigrazione. Da due anni a questa parte si è perso questo modo di lavorare e si è tornati a una totale chiusura della questura alle richieste delle associazioni.

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martedì, 26 settembre 2006

Lucca, data dell’inoltro o del deposito

.

Alla Cortese Attenzione del

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CAPO  dell’ UFFICIO  della

PROCURA della  REPUBBLICA

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del  TRIBUNALE  di

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L U C C A      LU

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Oggetto: Esposto di circostanze e richiesta di valutazione ai fini di una eventuale azione penale.

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I sottoscritti Cittadini Italiani, di cui in calce sono riportati i dati anagrafici, con la presente si rivolgono alla Funzione ed Autorita’ Giudiziaria attribuite al Suo Ufficio per

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ESPORRE

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con piena e consapevole responsabilita’, e sottoporre alla autonoma valutazione della Procura della Repubblica – Ufficio Titolare della Azione Penale -, fatti e circostanze che essi ritengono potrebbero avere rilevanza penale.

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Fatti e circostanze che preoccupano perche’, a giudizio degli esponenti, essi potrebbero mettere a rischio, per il futuro, la tutela e la certezza dei Diritti Costituzionalmente garantiti ad ogni Cittadino.

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Fatti e circostanze  che potrebbero prefigurare inoltre deviazioni insopportabili del nostro sistema ordinamentale e potrebbero costruire, se non tempestivamente e severamente contrastati, condizioni di indebita alterazione del quadro di regole su cui si fonda la nostra Societa’ Nazionale, ed il rapporto dei poteri tra Funzioni ed Amministrazioni dello Stato.

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Cioe’ fatti e circostanze che il nostro sistema giuridico definisce “Atti di natura eversiva”.

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Infatti

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PREMESSO CHE

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<!--[if !supportLists]-->1.      <!--[endif]-->il Tribunale per i Minorenni di Firenze, in data 9 Settembre 2004, ha emesso la sentenza-ordinanza (che si allega in copia come Annesso A), con la quale ha disposto, con “efficacia immediata”, che all’intero nucleo familiare del sig. Chfouka Salah - Cittadino del Regno del Marocco immigrato in Italia, dove risiedeva nel territorio di Capannori Provincia di Lucca, fino all’intervento di un decreto di espulsione firmato dal Sig. Prefetto di Lucca in data 21 Maggio 2004 -  era riconosciuto il Diritto a permanere sul territorio italiano, nell’esclusivo e prevalente interesse della figlia minorenne Hind, e disponeva il loro conseguente Diritto a ricevere un regolare Permesso di Soggiorno per “motivi familiari”, con il connesso Diritto del capo famiglia ad esercitare attivita’ lavorativa;

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<!--[if !supportLists]-->2.      <!--[endif]-->La sentenza-ordinanza aveva conoscenza e dava atto che nei confronti del predetto Chfouka Salah fosse stato disposto il citato decreto prefettizio di espulsione.

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[Tale decreto - va ricordato, anche se cio’ e’ ininfluente nel contesto del presente esposto - era stato determinato dalla conforme richiesta della Questura di Lucca, presentata al Prefetto nella stessa data del decreto. Successivamente il provvedimento espulsivo era stato confermato dallo stesso Prefetto in base al rinnovato ed identico parere della medesima Questura che risulta motivato e giustificato non per atti illeciti consumati dall’interessato ed accertati dall’Autorita’ competente; ma sulla affermazione che “non fosse mai stata presentata formale domanda di rinnovo del permesso di soggiorno da parte dell’interessato” .

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Tale affermazione e’ stata contestata dall’interessato che sostiene di aver presentato regolare richiesta ed esibisce un foglio timbrato dalla Questura con apposta manoscritta la dicitura “rinnovo permesso” accanto alla data di appuntamento.

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In prima istanza il Tribunale di Lucca non ha riconosciuto che tale apposizione potesse immediatamente essere riferita od attribuita alla Questura e pertanto ha confermato la validita’ del provvedimento espulsivo. Contro tali decisioni Chfouka Salah sta espedendo, tramite i propri legali, i previsti ricorsi giurisdizionali];

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<!--[if !supportLists]-->3.      <!--[endif]-->Il Tribunale per i Minorenni, pur non entrando nel merito di tale provvedimento espulsivo (ancorche’ impugnato dall’interessato), motivava la propria disposizione esecutiva (peraltro in via provvisoria ed urgente, rimanendo impregiudicato l’esito della decisione definitiva) sulle sole ragioni ed argomentazioni normative di propria specifica competenza, e cioe’: “La tutela dei minori accompagnati e non, immigrati e non;

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<!--[if !supportLists]-->4.      <!--[endif]-->Tali argomentazioni sono state esplicitate in sentenza con puntuali riferimenti alla normativa vigente in tema di Immigrazione (L. 189/02 detta Legge Bossi-Fini), per la parte specifica ove si tratta la materia del Diritto dei minori.

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Riferimenti confortati dai richiami (citati in sentenza) alla Costitituzione Italiana ed al quadro normativo sulla tutela dei minori definito, oltreche’ dalla Legge Bossi-Fini, anche dal D. Lgs 286-1998 e persino dal C.P. (art. 570) in relazione alla violazione dei doveri di assistenza e mantenimento del minore da parte dei responsabili della potesta’ di genitori (art. 316 c.c.), ed al Diritto Internazionale comunemente accettato, come la Convenzione di New York sui Diritti dei Minori, ratificata dal nostro Parlamento;

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<!--[if !supportLists]-->5.      <!--[endif]-->La sentenza-ordinanza veniva notificata con urgenza, via fax, alla Questura ed alla Prefettura, Amministrazioni deputate alla esecuzione di quel provvedimento giudiziario, emesso, si ricorda, “con efficacia immediata”;

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<!--[if !supportLists]-->6.      <!--[endif]-->La Questura veniva anche richiesta dal Tribunale di depositare tempestivamente la documentazione (copia del provvedimento di espulsione e delle motivazioni del mancato rinnovo del permesso di soggiorno) ritenuta da quell’organo giudiziario necessaria ed idonea per determinare il pronunciamento definitivo di quel Tribunale. Alla data del 9-10-2004 nessuna documentazione, per quanto esigita dalla Autorita’ Giudiziaria, risultava essere pervenuta dalla Questura alla cancelleria od alla segreteria del Giudice Romagnoli;

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<!--[if !supportLists]-->7.      <!--[endif]-->Il Questore di Lucca ha ritenuto di non ottemperare ad alcuna di tali disposizioni esecutive. Ne’ ha restituito al Cittadino Chfouka i documenti di identita’, movimento (patente di guida) e attivita’ lavorativa (tesserino della Camera di Commercio) inibendone dunque il Diritto a svolgere attivita’ lavorativa ed alla affermazione della sua stessa identita’;

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<!--[if !supportLists]-->8.      <!--[endif]-->Egli ha inoltre resistito alla richiesta (depositata in data 18 Settembre 2004) del legale che cura gli interessi della Famiglia Chfouka, l’Avv. Casella Mauro, il quale l’aveva presentata anche come diffida a procedere alla esecuzione di una sentenza gia’ di per se stessa e per sua stessa esplicita volonta’“immediatamente efficace”;

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<!--[if !supportLists]-->9.      <!--[endif]-->Solo in data 4 Ottobre il Sig. Questore di Lucca, Dott. Manzo, ha ritenuto di giustificare il proprio comportamento omissivo con la lettera “Cat A12/Imm.-04” destinata al legale della famiglia Chfouka che alleghiamo al presente esposto (come Annesso B) avendone ottenuto copia e dichiarazione liberatoria d’uso e pubblicizzazione da parte dell’interessato e dai componenti maggiorenni del suo nucleo familiare;

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tutto cio’ premesso, gli esponenti

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CHIEDONO

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di sapere se l’Ufficio della Procura della Repubblica, Titolare della Azione Penale, non ritenga di conseguenza:

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<!--[if !supportLists]-->a.                  <!--[endif]-->Che sia fatto gravissimo e di evidente rilevanza penale la testarda omissione del Questore di atti dovuti, e la sua esplicita volonta’ di non dare esecuzione  ad una sentenza-ordinanza, comunque “immediatamente efficace” perche’ tale definita nel suo dispositivo.

Una sentenza-ordinanza emanata da un Organo Legittimo della Funzione Giurisdizionale Italiana, pur restando impregiudicato il Diritto della Amministrazione di impugnare sia la sentenza-ordinanza notificata (cosa che a noi sembra comunque irritale in una fase provvisoria del giudicato), sia l’esito (oltreche’ della decisione definitiva di quel Tribunale) dei ricorsi presentati dalla Amministrazione nelle forme legittime e previste davanti ad organismi girisdizionali deputati a valutarli e che da tali organismi fossero stati eventualmente respinti;

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<!--[if !supportLists]-->b.                 <!--[endif]-->che da parte del Questore sia stato mantenuto un inaccettabile atteggiamento pretestuoso ed illecito, gravemente lesivo dei doveri di Ufficio e contrario alle norme dell’Ordinamento Italiano fissato dalla Costituzione,

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<!--[if !supportLists]-->ü        <!--[endif]-->Omettendo di eseguire le disposizioni dell’Autorita’ Giudiziaria, trasmesse da quel Tribunale dei Minorenni con “efficacia immediata” -,

<!--[if !supportLists]-->ü        <!--[endif]-->Contestando la “ritualita’” della decisione di quel Tribunale – quasi che le sentenze della Magistratura possano essere ritenute “accettabili ed eseguibili” solo ove assecondino i desiderata degli organismi amministrativi dello Stato, cosa che ai nostri occhi appare quantomeno inopportuna ed illecita -,

<!--[if !supportLists]-->ü        <!--[endif]-->Arrivando ad affermare esplicitamente di non riconoscere la legittimita’ del Tribunale dei Minorenni (in specie pag. 2 rigo secondo della citata lettera del Questore) a determinare effetti sul decreto espulsivo, quando la stessa sentenza-ordinanza (come e’ ovvio ed ordinario che avvenga in simili atti giudiziari) richiama esplicitamente i riferimenti normativi di tale legittimazione a sentenziare;

<!--[if !supportLists]-->ü        <!--[endif]-->E comunque ad osteggiarne le decisioni vanificando l’obiettivo che la sentenza-ordinanza voleva autoritativamente perseguire e determinare;

<!--[if !supportLists]-->ü        <!--[endif]-->e di averlo fatto proprio mentre afferma di aver attivato, con una nota “rituale” alla Avvocatura di Stato, un formale ricorso nei confronti di quella sentenza-ordinanza provvisoria presso la sovraordinata  Corte d’Appello dei Minori;

<!--[if !supportLists]-->c.                  <!--[endif]-->Che appaia inquietante e meritevole di sanzione l’atteggiamento irrisorio mantenuto dal Questore nei confronti delle prerogative del Tribunale dei Minorenni, laddove e’ stata lasciata senza esito anche la richiesta di quel Tribunale di depositare specifica documentazione necessaria alla determinazione della sentenza definitiva

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<!--[if !supportLists]-->d.                 <!--[endif]-->Che tale comportamenti omissivi e renitenti configurino una insopportabile ed arbitraria limitazione delle prerogative costituzionali di un organo giudiziario indipendente da parte di un funzionario di una Amministrazione meramente esecutiva, tanto da far temere fortemente che una simile presunzione di indipendenza dalla Costituzione, dalla Legge e dalla subordinazione ordinamentale (pur non volendola considerare una sfrontata dichiarazione di sprezzante insofferenza a quei vincoli) ben possa prefigurare futuri scenari preoccupanti di arbitrarieta’ e pretesa di insindacabilita’ (anche nei confronti della Magistratura) da parte delle Amministrazioni dello Stato, e determinare la proliferazione di ingiustificate ed illecite limitazioni, per tutti i Cittadini Italiani (e dunque non solo nei confronti dei Cittadini Immigrati), dei Diritti e delle garanzie Costituzionalmente tutelati;

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<!--[if !supportLists]-->e.                  <!--[endif]-->Che la deliberata omissione da parte del Questore e degli Organi preposti alla esecuzione di una qualsiasi sentenza e, nel caso, espressamente invitati a farlo dalla stessa Autorita’ Giudiziaria emanante il provvedimento, configuri estremi di concreta violenza privata, arbitraria ed ingiustificata, nei confronti dei Cittadini interessati dal provvedimento disatteso dal Questore (le Persone del nucleo familiare Chfouka). E che tale violazione dei Diritti Civili ed Amministrativi Personali si sia concretizzato in maniera particolare nei confronti di Chfouka Ymane della quale si sostiene che sia in una condizione di irregolarita’ similare a quella del padre Salah, e che dunque tale condizione sarebbe sanabile solo secondo le medesime procedure per lui suggerite, estemporaneamente, nella citata lettera del Questore.

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Siano consentite alcune considerazioni finali, sui punti sopra esposti, per meglio argomentare l’interesse degli esponenti e la loro convinzione di essere legittimati, come Cittadini ordinari, alla stesura del presente esposto ed alla conoscenza del suo esito.

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<!--[if !supportLists]-->ü                  <!--[endif]-->La sentenza-ordinanza del Tribunale dei Minori non ha inteso, a nostro parere, entrare nel merito delle motivazioni del decreto espulsivo.

Ne’ piu’ ne’ meno, cioe’, di quanto accada con una sentenza-ordinanza di un Tribunale della Revisione (comunemente detto della Liberta’), il quale non entra nel merito delle contestazioni penali nei confronti di un soggetto imputato, per il quale sia stato disposto anche un ordine di carcerazione preventiva.

Infatti tale istanza di garanzia delibera solamente sulla sussistenza o meno delle condizioni previste per la emissione di quel provvedimento restrittivo della liberta’ personale, come effetto e misura collaterale delle imputazioni ascritte. Cioe’ valutando e deliberando, pur senza intervenire sulla fondatezza delle imputazioni, sulle sole conseguenze immediate, limitative di Diritti prevalenti (la liberta’ personale), desunte dagli inquirenti in base a quelle imputazioni ed in funzione di esse.

Non diversamente accade quando un diverso Organismo giurisdizionale, pur senza entrare nel merito delle condanne inflitte, tuttavia valuta e decide su una istanza di incompatibilita’ sanitaria con la condizione di privazione della liberta’, avanzata da parte di un reo in stato di detenzione, e ne dispone la rimessione in liberta’ (condizionando certamente la applicazione degli effetti restrittivi di quelle pur legittime condanne), ancorche’ limitata nella forma degli arresti domiciliari.

Tali organismi deliberano dunque in relazione alla prevalenza di beni tutelati (liberta’, salute psico-fisica) ai quali si attribuisce preminenza su altre diverse condizioni e circostanze sulle quali pur siano stati emessi altri e specifici provvedimenti. E naturalmente influenza la efficacia ed applicabilita’ di tali provvedimenti pur non entrando nel merito degli stessi.

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<!--[if !supportLists]-->ü                  <!--[endif]-->Come avviene per tali organi giurisdizionali, il Tribunale dei Minorenni ha dunque valutato circostanze altre e diverse (cioe’ la presenza nel nucleo familiare degli Chfouka di una ragazza minorenne ed il suo prevalente diritto ad essere tutelata nella sua personale condizione oggettiva di soggiorno nel nostro Paese) da quelle poste a base del decreto espulsivo nella vicenda esaminata, e le ha esplicitamente ritenute preponderanti sugli effetti delle decisioni emanate da altri e diversi organismi amministrativi.

<!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]-->

<!--[if !supportLists]-->ü                  <!--[endif]-->Tanto e’ sufficiente, a nostro modesto avviso, a far apparire del tutto arbitraria la affermazione del Questore secondo la quale “il provvedimento espulsivo non e’ mai stato revocato o sospeso da nessuna autorita’ legittimata a farlo e pertanto (esso) e’ da ritenersi tutt’ora valido ed efficace”.

<!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]-->

<!--[if !supportLists]-->ü                  <!--[endif]-->Sono forse impunemente non eseguibili le decisioni degli organismi giudiziari, quali essi siano, da parte di organismi meramente esecutivi, per quanto tali organi esecutivi (e persino gli organi inquirenti) possano essere convinti della non corretta interpretazione delle reali circostanze da parte di quegli organi giurisdizionali? Questo e’ tuttavia accaduto.

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<!--[if !supportLists]-->ü                  <!--[endif]-->Il questore usa la medesima supponenza ed autoreferenzialita’ quando definisce la posizione della Sig.na Ymane Chfouka, defininendola semplicemente irregolare.

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<!--[if !supportLists]-->ü                  <!--[endif]-->Ebbene la condizione di “presunta irregolarita’” di tale Persona, Ymane Chfouka, (quand’anche fosse corretto ritenerla effettivamente tale) sarebbe stata comunque determinata, a parere degli esponenti, non tanto dall’intervenuto decreto espulsivo nei confronti del proprio padre, quanto dall’immotivato ed illecito ritardo della Amministrazione Italiana nella regolarizzazione della sua personale posizione.

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<!--[if !supportLists]-->ü                  <!--[endif]-->Essa infatti giunse regolarmente in Italia il 26 Settembre 2003, ancora minorenne, per il consenso rilasciato dalle Autorita’ Italiane (Questura di Lucca e la Ambasciata italiana in Marocco) alla richiesta di ricongiungimento familiare presentata dallo Chfouka, e presento’ tempestivamente richiesta di regolare permesso di soggiorno confortata dalla completa documentazione necessaria.

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<!--[if !supportLists]-->ü                  <!--[endif]-->Ora: la Legge fissa in 20 giorni il limite massimo per la regolarizzazione di simili pratiche, quando esse siano perfette nella documentazione richiesta (e tali erano le documentazioni presentate da tutte le componenti della famiglia Chfouka), ma ad otto mesi di distanza, quando cioe’ veniva emanato il decreto espulsivo per il padre Salah, la Sig.na Ymane (come le altre sue familiari) non risultava ancora regolarizzata dall'Ufficio della Questura di Lucca. E senza alcun ragionevole motivo.

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<!--[if !supportLists]-->ü                  <!--[endif]-->Con la sua lettera il Questore di Lucca sembra voler affermare dunque che una violazione di Legge, consumata da funzionari dello Stato e senza alcuna giustificazione, sarebbe comunque idonea a determinare per una Persona conseguenze devastanti (e che si pretende siano legittime) in virtu’ di atti successivi e per estensione non dichiarata dei suoi effetti. Atti non correlati alla medesima Persona, e posti in essere dai medesimi funzionari responsabili della violazione originaria.

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<!--[if !supportLists]-->ü                  <!--[endif]-->Conseguenze per la Persona che, pur se si volesse ritenere legittimo quel successivo decreto di espulsione del genitore, non avrebbero potuto certamente concretizzarsi, con l’automatismo preteso, ove si fosse rispettato precedentemente il disposto legislativo e dunque il Diritto della Persona Ymane Chfouka e delle altre due donne sue familiari.

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<!--[if !supportLists]-->ü                  <!--[endif]-->Essendo venuta meno la causa originaria della loro presenza in Italia” recitava, a dimostrazione di questo assunto,  la prima notifica della Questura alle familiari dello Chfouka, quando cioe’ si preannunciava loro l’orientamento ad opporre diniego alla loro regolarizzazione (notifica qui allegata come Annesso C).

E questo accade quando invece la nostra legislazione conferma, in caso di assenza intervenuta o addirittura di morte di un Cittadino (cioe’ l’unica causa non redimibile di una assenza), che ai familiari sopravvissuti siano estesi i diritti determinati dal rapporto di parentela (o anche di pura e sola convivenza) con il dante causa, fino alla permanenza nella abitazione con il subentro automatico negli eventuali contratti di affitto.

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<!--[if !supportLists]-->ü                  <!--[endif]-->Qui invece si pretenderebbe che “avendo ucciso un uomo” sia legittimo pretendere che i suoi familiari cessino da qualsiasi diritto determinato dal loro esser Persone e Cittadini e familiari del “deceduto” e che essi siano espropriati anche dei diritti correlati al rapporto di parentela con “il morto”. E che dunque essi siano necessariamente accomunati alla “semplice rimozione” del loro congiunto. E cio’ si pretenderebbe che fosse una conseguenza legittima  della circostanza che, violando la Legge, non sia stato regolarizzato in precedenza il loro personale rapporto anagrafico con lo Stato.

Cosi’ e’ accaduto ad esempio che Salah Chfouka non abbia potuto iscrivere il proprio nucleo familiare nella anagrafe del Comune di residenza (Capannoni), precedentemente al decreto espulsivo, proprio a causa dell’immotivato ritardo nella regolarizzazione del nucleo familiare, e che – successivamente al decreto – sia stata disposta la cancellazione dello Chfouka dai registri anagrafici del Comune e dunque si sia determinato il dissolvimento anagrafico di tutto il nucleo familiare. dalla residenza nel Comune di Capannoni. Esponendo le tre donne superstiti ad una condizione di totale insicurezza ed assenza delle assistenze previste.

(Con quale legittimazione ad esempio il Comune potrebbe dare corso ai progetti di integrazione ed assistenza economica, pur gia’ elaborati per il nucleo familiare dello Chfouka, senza esporsi a critiche pubbliche e non ultimo anche a responsabilita’ di rilevanza penale?)

Una cancellazione anagrafica, quella disposta per lo Chfouka, assolutamente tempestiva, a differenza di quanto avviene oggi per la esecuzione di una sentenza-ordinanza di un Tribunale di questo Paese.

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Agli esponenti sembra incredibile che la consumazione di un reato possa consolidare effetti legittimi di atti e circostanze conseguenti a quel reato e consideriamo cio’ una insopportabile aberrazione della Cultura del Diritto Positivo che ci anima, e che contraddistingue il nostro Paese, nella Sua Costituzione e nel Suo Ordinamento.

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I sottoscritti esponenti pertanto

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CHIEDONO

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all’Ufficio della S.V. di valutare molto attentamente se i comportamenti personali posti in essere dal sig. Questore di Lucca, Dott. Manzo, e dalla Amministrazione di Polizia non possano configurare chiari estremi di reati penali e di violenza privata (suscettibili dunque questi ultimi di doverose azioni e richieste risarcitorie, come recita l’art. 28 della nostra Costituzione – rimasto per ora intoccato dal delirio del suo cambiamento -).

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E, nel caso, che l’Ufficio provveda ed agisca perche’ i responsabili siano perseguiti, per ciascun reato, con la fermezza con cui si procede contro qualsiasi altro Cittadino, autoctono o immigrato, responsabile di qualsivoglia reato.

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Tanto chiediamo - unitamente alla cortese richiesta di essere informati, secondo le previsioni di Legge, sugli esiti del presente esposto - nella dottrina comunemente condivisa del Diritto Positivo, secondo la quale ogni reato ha una responsabilita’ penale personale, ma viene perseguito anche e soprattutto nell’interesse pubblico e generale, in ragione della indubbia rilevanza che qualsiasi e ciascun reato ha, per qualsiasi cittadino, nella alterazione del quadro di regole che un Paese si sia dato, per la ordinata e pacifica convivenza sociale, e che sia stato voluto e previsto dalla Costituzione e dalle Leggi dello Stato, a salvaguardia del Diritto Personale ed a tutela del comune interesse ed al rispetto assoluto di tali norme.

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Con cio’ riteniamo di aver esaurito il nostro doveroso esposto e salutiamo con fiducia e rispetto istituzionale.

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                                                                                                                                    I  FIRMATARI

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Cognome e Nome                     n. a il                                      Residenza                                           firma leggibile

domenica, 15 ottobre 2006
Quando la falsità, la menzogna regna in un potere, in uno stato non ti stancare di coltivare la speranza,
essa è più preziosa di ogni cosa che vive o sta nell'universo,
essa ti è nutrimento per continuare a Vivere.... Laura
mercoledì, 09 maggio 2007
Sintesi convegno immigrazione 16 e 17 marzo 2007 Lucca


Conclusioni del gruppo di lavoro sulle tematiche locali

 

 

 

 

1.     è necessario elaborare una serie di iniziative rivolte alle scuole elementari, medie e superiori sul tema dell’educazione interculturale e riuscire a coordinare le esperienze delle singole realtà. A Lucca espressioni di neofascismo e razzismo vedono protagonisti ragazzi di 13 e 14 anni, proprio per questo ci sembra necessario intervenire tempestivamente con progetti mirati. Secondo noi la Provincia potrebbe essere promotrice di azioni positive e del coordinamento fra le varie esperienze;

2.     sarebbe importante elaborare esperienze e spazi sociali per favorire l’interazione e l’incontro tra migranti e tra migranti e italiani, per conoscersi e per avere uno spazio dove dar voce ai cittadini stranieri e alle loro storie (es. il Giornalino,un sito internet, ecc.);

3.     riprendere la vertenza sociale: a partire dall’inserimento lavorativo degli over 40 (migranti e italiani); la rivendicazione del diritto di voto, la revisione dei Protocolli di intesa con la Questura e la Prefettura, chiedere l’applicazione del progetto della Fondazione casa per offrire alloggi ad affitti calmierati;

4.     sarebbe necessaria una inchiesta sulla condizione di vita e le vere esigenze dei migranti in Provincia di Lucca: alloggi necessari, spazi sociali, asili nido, ecc. Dovrebbe essere svolta da società competenti ma come Rete dei Diritti dei Migranti potremmo fare una inchiesta preliminare da cui ricavare preziose indicazioni.


  1. dare vita ad una rete che si unisce periodicamente per creare un tavolo in modo da non perdere le  esperienze raccolte. Una rete formata da associazioni, enti locali, scuola e singoli cittadini anche con il sostegno della Regione Toscana.

 
Proposte per una normativa nazionale sull’immigrazione:

 


  1. Per l’elaborazione di una nuova normativa sull’immigrazione il Governo dovrebbe innanzitutto fare un’analisi di 10 anni del fenomeno migratorio e di come la legislazione sia riuscita o meno a elaborare positivamente il fenomeno. E’ necessario prima di dar vita ad una nuova legge un confronto con associazioni e cittadini stranieri.
  2. introduzione di una disposizione legislativa che abbia valenza temporale permanente, al di fuori dei meccanismi della “sanatoria” e preveda la regolarizzazione dei soggiornanti irregolari in considerazione della natura e della reale esistenza di vincoli familiari e/o sociali e/o culturali, della comprovata durata del soggiorno e dell’assenza di precedenti penali ex art.380-381 cpp (limitatamente alle fattispecie non colpose);
  3. superamento del sistema flussi, la cui rigidità è al momento attenuata “opportunamente ” soltanto per alcune particolari categorie (colf e badanti): i flussi dovrebbero essere definiti a livello quanto meno regionale con il coinvolgimento delle Province, delle parti sociali, delle associazioni e comunque in modo aperto e rivedibile;
  4. allungamento della durata dei permessi di soggiorno, eliminazione di ogni automatismo che implichi la perdita del permesso di soggiorno, ampia possibilità di revoca delle espulsioni per irregolarità amministrative;
  5. conversione dei permessi di soggiorno per motivi familiari, per turismo, per studio, per cure mediche e altro in permessi per motivi di lavoro. Permesso di soggiorno per studio o per lavoro ai minori che diventano maggiorenni per studio o lavoro;
  6. estensione dell’elettorato (almeno passivo) a coloro che sono in possesso di regolare permesso di soggiorno da più di cinque anni;
  7. diritto alla cittadinanza in tempi brevi e dopo cinque anni, ius soli (cittadinanza per chi nasce in Italia) e legge organica sull’asilo;
  8. completa parità di diritti in materia di assunzioni nel pubblico impiego, previdenza, ecc. Equipollenza dei titoli di studio.
  9. previsione di un doppio grado giurisdizionale di merito per i procedimenti previsti negli art. 13 e 14 TU; automatica sospensione del decreto di espulsione per effetto dell’impugnativa; superamento del procedimento in camera di consiglio; istituzione di una magistratura specializzata;
  10. passaggio alle amministrazioni locali della materia dell’immigrazione, soprattutto le pratiche burocratiche che riguardano i cittadini immigrati; revoca o radicale modifica delle convenzioni con le Poste Italiane;
  11. introduzione del sistema degli ingressi per ricerca lavoro, con gli sponsor pubblici, privati e anche con forme di autosponsorizzazione, al di fuori delle quote previste dai flussi;
  12. interpretazione autentica dell’art. 18 del TU e estensione a tutte le situazioni di supersfruttamento;
  13. emersione del lavoro nero e regolarizzazione dei lavoratori sfruttati sulla base di specifica denuncia;
  14. possibilità per un migrante titolare di un permesso di soggiorno rilasciato da uno dei paesi membri della CE di lavorare in ogni paese membro;
  15. chiusura dei CPT rivelatesi strumenti giuridici incivili e contenitori di disumanità. Le risorse economiche destinate oggi a questi centri dovrebbero essere utilizzate per centri di prima accoglienza e, in accordo con Regioni e Province, per un piano di alloggi a prezzi di affitto calmierati (non più del 20% del salario) per lavoratori italiani e stranieri a basso reddito, promuovendo strutture come le Fondazioni Casa e progetti di housing sociale;
  16. chiarire il punto su carta di soggiorno e precedenti penali. Un decreto dà ora la possibilità di ottenere la carta di soggiorno a coloro che hanno avuto in passato precedenti penali. La questura può concedere la carta se lo straniero non è ritenuto pericoloso ma non esistono indicazioni su cosa significa non pericoloso.
  17. trasparenza sugli atti delle Ambasciate: ad esempio motivare i rifiuti dei visti.

 

 
ESPERIENZE SOCIALI E DI MOBILITAZIONE E TEMATICHE APERTE

 

Dott. Silvia Cerri

 

 

Il 1999 è un anno di profondo cambiamento nell’esperienza di solidarietà tra cittadini della provincia di Lucca e cittadini migranti. Tutto nasce dalla vicenda dei rumeni che, scappati dalle terre dell’est Europa alla ricerca di una vita migliore, sono arrivati a Lucca con l’intera famiglia andandosi a collocare nello spazio tra il campo Coni e il cimitero. Nessun permesso di soggiorno in mano che rendesse regolare la loro permanenze in Italia; nel loro futuro quindi il rimpatrio forzato. Si sviluppò una grande mobilitazione di CGIL, ARCI, Ceis, Caritas, Mani tese e altre associazioni e nacque un progetto con il sostegno della Provincia e della Regione Toscana. La mobilitazione sfociò in uno sciopero della fame di sette giorni e all’occupazione della Chiesa di S. Michele e si concluse con il rilascio del tanto agognato permesso di soggiorno per lavoro.

Da qui sono nate tante esperienze e progetti legati alle problematiche dell’immigrazione fra cui laRete Accoglienza Migranti ( un progetto di sportelli e operatori finanziato dalla Provincia con i fondi della Comunità europea e gestito da Proteo, Arci ed in seguito Consorzio Sirio e altre associazioni e il sostegno giuridico dell’avv. T. Pedonese ) con l’obiettivo di tutelare e sostenere i diritti costituzionali dei migranti come cittadini partendo dal diritto al lavoro, alla tutela sindacale, alla casa, alla risoluzione di quei problemi burocratici spesso legati a quel permesso di soggiorno così difficile da ottenere, ma soprattutto da mantenere.

Le esperienze nate sono state tante altre e si sono consolidati tutta una serie di progetti a favore dei cittadini migranti: le mense della Caritas come primo momento di accoglienza, punti di ascolto, il GVAI con l’Agenzia casa, che ha cercato di dare una soluzione al problema centrale dei cittadini migranti, ma anche italiani, e cioè la CASA. Un progetto gestito in collaborazione con i comuni che però, vista la portata della problematica, non ha potuto dare una risposta a tutti coloro che ne avevano bisogno. Dal 2001 è attivo un progetto per richiedenti asilo e rifugiati, iniziativa gestita dall’Anci, in particolare dai comuni di Gallicano, Castelnuovo G., Borgo a Mozzano, Capannori e dalla Provincia di Lucca: il progetto prevede l’accoglienza e la tutela dei migranti in possesso di permesso di soggiorno per richiesta asilo e rifugiati.

Anche altri sindacati hanno poi dato vita a progetti per la tutela dei migranti vedi l’Anolf della CISL e così hanno fatto i comuni in collaborazione con le associazioni, vedi il comune di Capannori o di Viareggio con il Consorzio Sirio – extraordinaire, il Ghibli in Media Valle, ma anche i migranti stessi si sono uniti in associazioni come AIMAC e Marocco Insieme ecc..

Nasce quindi a Lucca una realtà nuova che possiamo definire Rete dei Diritti dei Migranti (composta da Aimac, Arci, Ceis, Cisl, Cgil, Ghibli, Mani Tese, Marocco Insieme, Progetto Ulisse, Crea Extraordinaire, Cittadinanzattiva ecc.)

Nel 2004 Nasce l’Associazione di Mutuo Soccorso “A. Macchia” (promossa da Arci, Aimac, Ceis, Cgil, Cisl, Cittadinanzattiva, Ghibli, Mani Tese, Marocco Insieme, Movimento Shlaom, progetto Ulisse) con l’obiettivo di costruire una comunità solidale e consapevole tra cittadini italiani e migranti basata sul reciproco rispetto e sul reciproco aiuto; aiutare economicamente le persone sia italiane che immigrate in difficoltà, sostenere, anche economicamente, progetti personali o di gruppo, di crescita culturale e professionale, contribuire alle spese di sostegno, alla mobilitazione e alla lotta dei soggetti più deboli e svantaggiati. Un’esperienza piena di significato che però ha incontrato oggi alcune difficoltà sul piano economico e organizzativo ed è in fase di riprogettazione. Sempre nel 2004 ci troviamo di fronte al caso Salah e della sua famiglia, dove, a seguito del diritto negato di vedersi rinnovare il permesso di soggiorno e addirittura davanti ad un decreto di espulsione inaccettabile, è iniziata una grande mobilitazione che ha coinvolto gran parte delle associazioni e dei sindacati e singole persone che in segno di solidarietà hanno cominciato dopo 2 anni di lotta una sciopero della fame che ha coinvolto circa venti persone fino a 16 giorni a fianco della famiglia Chfouka. Una battaglia che alla fine si è conclusa positivamente grazie alla Sentenza del tribunale per i Minorenni di Firenze, che ha concesso il permesso di soggiorno per tre anni a tutto il nucleo familiare. Soluzione positiva con problemi che rimangono aperti per il futuro. Non sempre ma spesso in questi anni ci siamo scontrati con un atteggiamento burocratico e autoreferenziale della Questura, sul merito dei problemi, anche a seconda dei dirigenti e delle loro interpretazioni. Ci auguriamo che prevalga da ora in poi un dialogo costruttivo.

 

Tutti questi episodi hanno data vita ad una vertenza sociale territoriale allargata a diverse tematiche direttamente collegate con il mondo dell’immigrazione:


  • Una vertenza per ridurre i tempi di attesa dei permessi di soggiorno e per sbrogliare le maglie della burocrazia italiana;
  • Per rivendicare progetti mirati di formazione e inserimento al lavoro soprattutto per le fasce deboli (gli over 40, le persone senza professionalità o con alti titoli di studio non riconosciuti);
  • Per la realizzazione di una fondazione casa, come previsto dall’accordo con la provincia risalente al 2002, che aveva l’obiettivo di garantire case a prezzi di affitto calmierati ai soggetti svantaggiati, sia migranti che italiani;
  • Per avere mediatori culturali nelle scuole;
  • Per avere spazi sociali aperti;
  • Per la conquista dei diritti politici (elettorato attivo e passivo) e i diritti di cittadinanza.

 

Nasce nel 2005 un protocollo d’intesa tra Prefettura, Questura, Provincia di Lucca, Comune di Capannori, e Rete dei diritti dei Migranti per trovare una soluzione positiva ai problemi dei cittadini migranti e un’intesa sulle linee guida da tenere. Si discusse, mettendo per iscritto, di tempi di attesa e della necessaria riduzione degli stessi, di trasparenza delle pratiche burocratiche, di miglioramento delle condizioni dei migranti e dei rapporti con la questura. Purtroppo il protocollo è rimasto in alcune parti disatteso, soprattutto sulla questione della riduzione dei tempi per il rilascio dei permessi di soggiorni. Una questione che ha trovato però una risoluzione in senso positivo con il nuovo dirigente dell’ufficio immigrazione che è riuscito in poco tempo a rilasciare i permessi in 30 e poi 20 giorni, come indica la legge sull’immigrazione e che quindi ci ha dimostrato che ciò che chiedevamo era possibile e che era sufficiente la volontà di farlo.

 

Ma quando questo problema dei tempi a Lucca era stato risolto è partita, alla fine dell’anno 2006, l’esperienza delle poste con i suoi 70 euro a rinnovo di permesso e ad oggi, ci risulta, nemmeno un permesso di soggiorno magnetico rilasciato. Ciò ha creato disagio soprattutto per coloro che chiedono il primo permesso perché non beneficiano della direttiva di governo sulla equipollenza della ricevuta di rinnovo e il permesso originale. Ma non solo; la procedura si è triplicata perché i migranti si devono recare prima alla posta per il ritiro del modulo, farlo compilare o da un patronato o da una terza persona, riportare il tutto alle poste, andare in Questura quando saranno chiamati per portare le foto, i documenti in originale e per le impronte digitali, aspettare che il permesso di soggiorno magnetico sia pronto per poi tornare di nuovo in questura per ritirarlo. Questa è la procedura regolare, ma se il modulo si discosta nella compilazione dal modello informatico o se mancano documenti l’immigrato dovrà, prima di recarsi alle questura, inviare la documentazione mancante di nuovo a mezzo posta destinandola al centro servizi. La cosa più assurda che sta succedendo è che spesso vengono richiesti documenti che non sono mai stati necessari per il rinnovo del permesso e che bloccano ugualmente l’iter della pratica.

Abbiamo chiesto e chiediamo pertanto un intervento tempestivo per la risoluzione del problema e chiediamo di nuovo il passaggio di competenza dalla poste agli enti locali con l’ausilio di associazioni e sindacati.

 

CONCLUSIONI

Arrivati a questo punto la Rete dei Diritti dei Migranti si impegnerà a riprendere in mano la vertenza su queste tematiche non ancora risolte sia per i lavoratori migranti che italiani.

Il caso Salah è stato risolto solo parzialmente, è stata vinta una battaglia ma adesso bisogna chiedere il cambiamento delle legge in modo che i permessi, rilasciati sulla base dell’art 31 del Testo Unico dell’Immigrazione vigente, vengano rinnovati in permessi per lavoro. Ma non solo questo, bisogna tornare a chiedere la soppressione dei CPT e di tutti i centri che hanno i connotati del carcere, chiedere l’emersione del lavoro nero prevedendo un permesso ad hoc per coloro che denunciato la loro situazione di irregolarità nel lavoro o per coloro che lo fanno insieme al proprio datore di lavoro. La legge sull’immigrazione va di nuovo costruita e sostituita alla vigente Bossi-Fini.

Bisogna poi rimettersi a lavorare sull’emergenza casa riprendendo la discussione sulla fondazione casa che è stata creata sulla carta ma che non è ancora attiva

Dobbiamo ridiscutere sui tempi di attesa, sui nuovi sistemi macchinosi delle poste, sul miglioramento della burocrazia italiana.

Continuare a chiedere progetti di formazione e reinserimento lavorativo guidato per gli immigrati della fascia debole (donne senza professionalità o anche con alte qualifiche che non riescono a farsi riconoscere il proprio titolo di studio a cause del sistema macchinoso italiano relativo ai riconoscimento e equipollenza dei titoli di studio o delle qualifiche, o persone over 40 che difficilmente riescono a reinserirsi nel mondo del lavoro). Una prima esperienza è stata già fatta in Provincia di Lucca con i cittadini migranti e cioè il Progetto Work Experience che grazie alla collaborazione tra Agenzia Formativa Proteo, Crea Impresa, associazioni di categoria e Provincia hanno dato la possibilità ad alcuni cittadini migranti, in difficoltà di inserimento, o a donne che volevano cambiare il tipo di lavoro, di inserirsi nel mondo del lavoro, attraverso uno stage che prevedeva un contributo di 1000 €. Questa esperienza deve essere quindi ripetuta, rafforzata e prevista anche per gli italiani nelle stesse difficoltà di lavoro.

E’ necessario poi riprendere il Protocollo d’intesa con la questura per aggiornarlo e applicarlo.

Infine affrontare il tema del diritto di voto attivo e passivo, partendo (ma non limitandosi a questo) dal voto amministrativo che nello schema di Disegno di Legge Delega, varato dal governo il 19 gennaio, conferirà agli enti locali il potere di decidere sul diritto di voto.

Siamo passati in quindici anni dalla presenza di circa tremila migranti a oltre ventimila: occorre una politica complessiva delle Istituzioni locali con politiche non solo di accoglienza ma di cittadinanza, dal lavoro, alla casa, dal voto agli spazi sociali. Occorre che le amministrazioni locali promuovano anche interventi di sensibilizzazione sociale contro il razzismo strisciante e contro quello apertamente dichiarato, che costituiscono il motore di ogni forma di discriminazione e l’alibi per ogni manifestazione di intolleranza.

Per ogni questioni ci aspettiamo risposte costruttive e piena collaborazione dagli enti locali perché solo attraverso l’unione delle forze è possibile realizzare un progetto di convivenza e di interazione tra culture e sensibilità differenti, ricordandoci sempre che non bisogna annientare le differenze ma riconoscerle e apprezzarle sapendo che l’incontro tra popoli differenti, può creare ricchezze e non necessariamente scontro come la cultura del potere, che si serve dei media, ci vorrebbe invece far credere.

venerdì, 11 maggio 2007

Dal Tirreno.it


FUCECCHIO. Una campagna di sensibilizzazione per avvicinare i cittadini alle problematiche sociali e alla convivenza e tolleranza tra popoli. E, non meno importante, per far conoscere la cultura e il mondo islamico. E’ quanto propone il Movimento Shalom, in collaborazione con il Comune di Fucecchio, la Tavola della pace di Pontedera, la Caritas diocesana di San Miniato, l’Ufficio diocesano per l’ecumenismo e il Centro dialogo interreligioso di Agliano.  L’iniziativa, dal titolo “L’Islam in casa” prevede tre incontri condotti da Salah Chfouka, docente di lingua e cultura araba, che si terranno proprio a Fucecchio venerdì 11, 18 e 25 maggio. Tutti gli incontri inizieranno alle 21.15.  «Noi ci occupiamo di educazione alla pace e alla mondialità - spiega Claudio Terreni, del consiglio direttivo del Movimento Shalom Onlus -, di dialogo interculturale e religioso. Questa rassegna di incontri vuole essere uno strumento di conoscenza del mondo islamico in tutte le sue sfaccettature. Storia, cultura e famiglia ma anche problematiche più delicate, legate alla donna e alla solidarietà. E vuole essere anche un punto di dialogo e di integrazione tra le varie comunità della zona, locali e islamiche».  Del resto per una convivenza civile alla base ci deve essere la conoscenza.   Questo il programma. Venerdì 11 maggio, ore 21,15 presso l’Auditorium La Tinaia di Parco Corsini, “La storia, la cultura, la famiglia nel mondo musulmano”.  Venerdì 18 maggio, ore 21,15 presso l’Auditorium La Tinaia, “Convivenza e integrazione delle comunità islamiche”.  Venerdì 25 maggio, presso la Sala del Poggio Salamartano, “Il sufismo - corrente mistica dell’Islam”.  Concluderà la serata un’esibizione di Peter Hassan Dyck, musicista e poeta. Alle serate, inoltre, parteciperanno e interverranno i rappresentanti delle comunità islamiche e i vari Imam delle moschee presenti nel nostro territorio. Manuela Maccanti

mercoledì, 30 maggio 2007

Dal tirreno.it


FUCECCHIO. Continua “L’Islam in casa”, la rassegna di incontri dedicati al mondo islamico e organizzato dal Movimento Shalom, in collaborazione con il Comune di Fucecchio, la Tavola della Pace di Pontedera, la Caritas Diocesana di San Miniato, l’Ufficio Diocesano per l’Ecumenismo e il Centro Dialogo Interreligioso di Agliano.  Il prossimo appuntamento è per questa sera alle ore 21,15 all’Auditorium La Tinaia di Parco Corsini a Fucecchio, dove si parlerà di “Convivenza e integrazione delle comunità islamiche”. La serata verrà introdotta dall’Imam Ferass Jabareen, che riassumerà la storia musulmana e affronterà le problematiche legate alla costruzione della moschea e del centro culturale a Colle Val d’Elsa. Per poi passare a parlare di convivenza ed integrazione tra popoli, con i rappresentanti di alcune tra le più significative comunità islamiche presenti in Toscana (come quelle di Poggibonsi, Colle Val D’Elsa, Santa Croce sull’Arno). «L’epoca che stiamo vivendo - spiega Claudio Terreni, del comitato direttivo del Movimento Shalom Onlus - e i cambiamenti sociali ci impongono una convivenza con persone di nazionalità e credi religiosi diversi dai nostri. Non possiamo più fare finta di niente ignorare la diversità, ma dobbiamo saperla accogliere nel rispetto reciproco, consapevoli che il contatto con altre comunità può essere un’occasione di crescita e di arricchimento. Per tutti. La conoscenza della cultura islamica è il primo passo da compiere per superare la paura, la diffidenza e l’odio che possono minare le basi di una civile convivenza tra popoli».  Alla serata, condotta da Salah Chfouka (docente di lingua e cultura araba), parteciperanno e interverranno i rappresentanti delle comunità islamiche e i vari Imam delle moschee presenti nel nostro territorio. Manuela Maccanti

mercoledì, 30 maggio 2007

Dal tirreno.it


Un successo gli incontri sull’Islam










 FUCECCHIO. Si è conclusa con grande successo “L’Islam in casa”, la rassegna di incontri dedicati al mondo musulmano e organizzati dal Movimento Shalom. «Siamo orgogliosi di dirci italiani d’adozione - ha detto Salah Chfouka, docente di lingua e cultura araba che ha condotto i 3 incontri -. Abbiamo voluto presentare l’Islam in tutti i suoi aspetti per avvicinare e integrare le persone con la nostra cultura. In questo mosaico culturale, cristiani, musulmani e ebrei hanno un solo Dio e le civiltà hanno un unico linguaggio universale: quello di incontrarsi».  Quelle di Fucecchio sono state tre serate per conoscere l’Islam in tutte le sue sfaccettature: dalla storia, la cultura e la famiglia fino alla convivenza e integrazione tra comunità islamiche. Con una curiosa e originale parentesi, l’ultima serata, dedicata alla musica. A condurla, tra versi del Corano e aneddoti di tradizione islamica, Peter Hassan Dyck, celebre musicista e poeta della corrente mistica del sufismo, che ha scelto Fucecchio come unica tappa toscana della sua tournee. «L’epoca che stiamo vivendo - spiega Claudio Terreni, dello Shalom - ci impone una convivenza con persone di nazionalità e credi religiosi diversi. Dobbiamo saper accogliere la diversità nel rispetto reciproco, consapevoli che la conoscenza è il primo passo da compiere per superare la paura, la diffidenza e l’odio che possono minare le basi di una civile convivenza tra popoli». Alla rassegna oltre al professor Salah Chfouka hanno partecipato i vari rappresentanti delle comunità islamiche del territorio,tra cui l’imam di Colle Val D’Elsa, Ferass Jabareen, e il vicepresidente delle confederazioni marocchine, Belkacem Yassin. Manuela Maccanti
domenica, 10 giugno 2007
Progetto Scuola Serale Migranti

(edizione sperimentale, giugno-luglio 2007)

 

La Scuola Serale Migranti mira anzitutto a fornire ai partecipanti nuove conoscenze in merito ai propri diritti di cittadini e lavoratori e a dotarli di nuovi strumenti per la comprensione della società italiana.

La condizione degli ospiti del Centro di accoglienza, che in molti casi – a causa delle loro peculiari vicende personali – incontrano difficoltà aggiuntive nel maturare capacità di inserimento, di partecipazione e di rivendicazione di diritti, rende particolarmente evidente ed urgente l’esigenza di intervenire in questa direzione, approntando un adeguato programma formativo di base.

 

Le attività della Scuola saranno dunque ispirate dalla volontà di consolidare la capacità del migrante di affrontare le numerose difficoltà proprie della fase di inserimento e di integrazione nella società italiana, che spesso rendono ardua l’acquisizione di una piena cittadinanza, fornendogli – attraverso l’impiego di metodologie didattiche snelle, efficaci e coinvolgenti – nozioni e capacità interpretative immediatamente utilizzabili nel concreto dispiegarsi delle attività quotidiane in un contesto come quello di Pisa e della sua provincia.

 

Gli argomenti delle "lezioni" (svolte preferibilmente con modalità non tradizionali, come conferenze di esperti, proiezioni, laboratori, simulazioni, spettacoli sul tema ecc.) saranno categoricamente scelti in base alle esigenze (anche le più concrete e quotidiane) e alle preferenze dei migranti stessi. A tal fine saranno presi in particolare considerazione i questionari mirati compilati dagli ospiti del centro nell’aprile 2007, di cui si allega una copia.

 

Le “lezioni”

Per la prima edizione-pilota le “lezioni” saranno cinque, di circa due ore ciascuna (ore 17.30-19):

 

Sabato 9 giugno 2007: “Lezione” di carattere giuridico sulle più recenti evoluzioni della normativa italiana e comunitaria: a) La legislazione italiana “in movimento”: il nuovo progetto Amato- Ferrero; b) Il nuovo ricongiungimento familiare e il permesso di lungo soggiornante: brevi cenni e uffici di riferimento.Relatore: Massimiliano Vrenna (Università di Pisa).

 

Sabato 23 giugno 2007: “Lezione” sui diritti sociali, di cittadinanza e più in generale sui diritti dei lavoratori che stimoli una maggiore consapevolezza di diritti, garanzie e tutele previsti dalla legge italiana e indichi gli strumenti e le modalità più utili a farli valere. Con grande semplicità verranno illustrate tutte le legittime prerogative esercitabili dal lavoratore, dalla richiesta di un salario equo, a quella di un orario di lavoro adeguato in condizioni di sicurezza, ai diritti alle ferie e alla malattia, fino alle nozioni di base sul sistema pensionistico italiano. Non mancheranno informazioni di base sul diritto costituzionale di aderire ad organizzazioni sindacali generali e di categoria, illustrando i peculiari compiti e i servizi erogati da esse.

Relatore: Giovanni Rizzuto (ANOLF-CISL).

 

Sabato 7 luglio 2007: “Lezione” di carattere “geopolitico” sui flussi migratori: cause e dinamiche dello sfruttamento. L’obiettivo di questo modulo formativo è di fornire ai partecipanti una maggiore consapevolezza dei fenomeni generali in cui individualmente possono essere inserite le vicende personali dei migranti. Si ricostruiranno i meccanismi che a livello internazionale regolano i flussi migratori illegali, individuandone le cause politiche ed economiche. In particolare l’attenzione si concentrerà sul caso europeo, e sul fenomeno della “tratta dei migranti” dall’Africa e dai Balcani verso la penisola italiana.

Relatori: Alessandro Volpi (Università di Pisa) e Alessandro Dal Lago (Università di Genova).

 

Sabato 14 luglio 2007: “Lezione” sui servizi sanitari sul territorio e sui diritti in materia igienico-sanitaria dei migranti. Si ricostruirà con semplicità la struttura sanitaria in Toscana, fornendo le più utili informazioni sulle modalità per usufruire di prestazioni sanitarie. Particolare attenzione verrà attribuita anche all’assistenza sanitaria garantita anche ai migranti senza permesso di soggiorno (STP). Infine, si illustreranno le patologie e le malattie maggiormente diffuse all’interno della comunità migrante, fornendo chiari elementi per farvi fronte, sia individualmente che tramite il ricorso alle apposite strutture di assistenza.

Relatrici: dott.ssa Moretti D’Ercole (ASL Pisa) e dott.ssa Romboli (ASL Pisa).

 

Sabato 21 luglio 2007: “Lezione” di carattere sociologico su cultura e società italiana. L’obiettivo di questa attività consiste nel fornire strumenti interpretativi che rendano i partecipanti capaci di riflettere in maniera non convenzionale sul alcuni tratti essenziali del contesto socio-culturale in cui sono catapultati attraverso le dinamiche migratorie. Il modulo formativo si svilupperà a tal fine attraverso il confronto tra aspetti significativi delle “società tradizionali” e delle “società moderne”, come il ruolo della famiglia, la posizione della donna, le fenomenologie dei processi di individualizzazione che investono i paesi ad economia avanzata. Fino a prendere in considerazione le più recenti trasformazioni della società italiana, alla prova delle sfide della cosiddetta “post-modernità” e della multiculturalità. Relatore: Luigi Brogi (Università di Pisa).

 

I workshops

Alle “lezioni” verranno abbinati due workshops di due ore circa ciascuno con coinvolgimento diretto degli allievi aventi la funzione di facilitare l’assimilazione e la rielaborazione dei contenuti delle “lezioni” stesse. L’attività di workshop sarà finalizzata alla realizzazione di “guide della scuola migrante” in italiano e/o lingue straniere contenenti informazioni pratiche diffuse nelle “lezioni”, alla elaborazione di materiale video, alla realizzazione di progetti di intervento sociale, etc.

Workshop “lezioni” 1-2: sabato 30 giugno 2007 ore 17; workshop “lezioni” 3-5: 28 luglio 2007.

 

La Scuola migrante sul web: impiego di tecnologie digitali e utilizzo della rete internet

Acquisterà una particolare rilevanza l’attività di ripresa video, in collaborazione con alcuni siti specializzati in questioni migratorie: tutti i materiali elaborati o riguardanti le attività della Scuola verranno riversati, senza costi aggiuntivi, su portali video, trasformandosi così anche in un utile strumento di supporto per analoghi progetti di formazione e sensibilizzazione dei cittadini migranti in altre località italiane.

 

Il tutor

Un tutor, individuato tra gli operatori della Cooperativa «Il Cerchio», curerà lo svolgimento degli workshops e gestirà l’attività di coordinamento amministrativo e operativo, nonché quella di elaborazione del materiale prodotto nel corso delle attività.

 

I partners del progetto

Il progetto è frutto della collaborazione tra la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Pisa, le cooperative «Il Cerchio» e «Il Progetto», la Società della Salute – Zona pisana.

 

All’Università di Pisa e alle cooperative «Il Cerchio» e «Il Progetto» spetterà la concreta realizzazione delle attività della Scuola migrante:

 

- L’ateneo pisano fornirà le competenze scientifiche più aggiornate per definire i modelli didattico-formativi, l’individuazione delle tematiche e dei docenti, svolgendo una funzione di generale supervisione sulla concreta realizzazione del corso. Esperti della facoltà di Scienze politiche forniranno supporto e assistenza anche alle attività di workshop, in particolare per gli aspetti relativi all’impiego di tecnologie audio-video e al trasferimento di materiali sul web. I ricercatori dell’ateneo ne analizzeranno infine i risultati, impegnandosi in particolare a svolgere un’opera di diffusione e di discussione con la comunità scientifica delle esperienze maturate nella prima edizione della Scuola migrante.

 

- Le cooperative svolgeranno tramite il proprio personale specializzato un’accurata azione di tutorship nei confronti dei partecipanti, seguendoli quotidianamente prima e dopo i momenti formativi e garantendo in tal modo il più efficace apprendimento delle nozioni diffuse nel corso delle “lezioni”. In questa prima edizione sperimentale della Scuola serale migranti verranno pure allestiti dagli operatori almeno due workshops – con l’impiego di tecnologie audio e video – di particolare utilità per l’apprendimento e la rielaborazione di quanto emerso nelle “lezioni”. Le cooperative, con la supervisione dell’Università di Pisa, cureranno infine la redazione di supporti informativi cartacei (“guide”) che conterranno concrete informazioni da impiegare utilmente nella vita quotidiana e sul posto di lavoro.

 

Modalità di partecipazione e conseguimento attestati di frequenza

I partecipanti alle attività della Scuola serale migranti saranno 25 circa: gli ospiti del Centro di accoglienza (10/15) e altri migranti interessati (5/10).

 

Le attività si terranno presso il Centro di accoglienza di via Garibaldi nelle ore tardo-pomeridiane del sabato per meglio incontrare le esigenze degli ospiti del Centro e saranno aperte al pubblico.

 

Al termine del ciclo di “lezioni”, a frequenza obbligatoria (almeno il 75% degli appuntamenti), ai partecipanti (circa 25 persone) verrà rilasciato un certificato di frequenza e partecipazione.

 

A ottobre è prevista una giornata conclusiva aperta al pubblico, in occasione della consegna degli attestati di frequenza ai partecipanti, nella quale i partners del progetto discuteranno e valuteranno l’esperienza.

 

La Scuola serale migranti come modello riproducibile

Il progetto didattico-formativo fin qui sinteticamente delineato costituisce un modello facilmente riproducibile in analoghe situazioni sul territorio nazionale. In particolare l’impiego delle tecnologie digitali e della rete internet, dove confluiranno i materiali (testi e audio/video) elaborati dai partecipanti nel corso delle attività, rende l’esperienza della Scuola serale migranti un’opportunità per enti ed organismi impegnati nell’articolazione di politiche sempre più efficaci in materia di migrazioni.
mercoledì, 25 luglio 2007



EMPOLI: ESTATE AL PARCO MARIAMBINI CON L'ASSOCIAZIONE MANI TESE FIRENZE

Campo di lavoro e studio “Turisti e vagabondi” a Empoli dal 22 al 31 luglio


Tre serate nel parco Mariambini in via Bisarnella con l’associazione Mani Tese Firenze, che anche quest’anno ha scelto la nostra città per il campo di lavoro e studio “Turisti e vagabondi” dal 22 al 31 luglio. Un campo estivo di volontariato con ragazzi provenienti da tutta Italia per svolgere attività di sensibilizzazione alle tematiche della sobrietà, sostenibilità ambientale, della cittadinanza attiva.

Tre incontri pubblici sul tema delle migrazioni nell’ambito di Estate al parco Mariambini. Il primo appuntamento è domani, martedì 24 luglio 2007, Gli squilibri nord/sud. Interverranno l’assessore alle politiche giovanili del Comune di Empoli, Maurizio Cei; Mattia Vitiello, ricercatore dell’Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali del Cnr; Roberto Sensi di Mani Tese sulla campagna per la riforma della Banca Mondiale; Ester Olivieri e Andrea Branca sul progetto di Mani Tese denominato ‘Shanti’.

Giovedì 26 luglio 2007 la prospettiva di chi accoglie con Luigi Muggini dell’associazione progetto Arcobaleno; l’onorevole Mercedes Frias come associazione Nosotras; Henda Labidi. Coordinatrice dell’ufficio accordo di programma e Mario Ciancarella dell’associazione Aimac, associazione Italia Marocco per l’amicizia e la cooperazione. Durante la serata sarà proiettato il dvd ‘Io sono Salah’ con l’intervista a Salah Chfouka.

Venerdì 27 luglio 2007 La prospettiva di chi arriva con l’assessore ai diritti di cittadinanza del Comune di Empoli, Francesca Fondelli, Giuseppe Faso, direttore scientifico del Centro Interculturale Empolese Valdelsa; Jamila Cheqroune, mediatrice linguistico culturale; Edlira Kaza, mediatrice linguistico culturale; Consulta degli stranieri di Empoli che presenteranno un libro e distribuiranno materiale sull’immigrazione.

Il campo dell’associazione Mani Tese sarà presente in piazza della Vittoria con il mercatino dell’usato, tutti i giorni dalle 9 alle 24. Durante il campo i partecipanti saranno in giro per la città a raccogliere oggetti in buono stato e funzionanti che non usiamo più, come vestiti, scarpe, borse, libri, giocattoli, mobili, elettrodomestici e altro.

La raccolta sarà effettuata nel pomeriggio di mercoledì 25, giovedì 26 e venerdì 27 luglio 2007. Le cose che non servono più possono essere lasciate fuori dal portone; oppure, si può portare ciò che non serve più direttamente in piazza della Vittoria. Se il materiale è troppo ingombrante, è possibile chiamare al 333 5047076 e fissare un altro giorno per la raccolta.

Tutto il ricavato del campo andrà a finanziare il progetto “Mojoca”, Movimento Jòvenes de la Calle: un progetto di educazione e formazione per i giovani di strada nella città del Guatemala.

Per limitare le spese del campo e non incidere sui fondi da destinare al progetto, l’associazione accetta di buon grado contributi alimentari di qualsiasi genere per il vitto dei campisti.

http://files.splinder.com/da451440560cbba1c9d83677f34f7400.pdf

domenica, 27 gennaio 2008

Vicenda Salah Chfouka




Annunciamo un GRANDE RISULTATO, non solo per Salah ed i suoi familiari, 
ma per tutti coloro che hanno a cuore il riconoscimento dei diritti
fondamentali degli Immigrati, come di ogni Persona Umana, e la
soluzione nel quadro del diritto positivo, e non della sola
"benevolenza" di qualche funzionario, delle controversie che essi siano
costretti a sostenere per interpretazioni forzose e spesso arbitrarie
delle normative vigenti, eche abbiano potuto travalicare anche i
contenuti di Leggi pur estrememente penalizzanti come la Legge Bossi
Fini.

IL DECRETO DI ESPULSIONE DEL 2004 CONTRO SALAH CHFOUKA E' STATO
INFATTI REVOCATO COME DA DECRETO DI REVOCA DEL PREFETTO NOTIFICATO A
SALAH TRAMITE I SUOI LEGALI, E QUI RIPORTATO IN ALLEGATO.

E' una
vittoria certamente della tenacia testarda dei Legali Casella e Novani
e della loro convinzione che e' nella Civilta' del Diritto
costituzionale che vadano ricercate argomentazioni e motivazioni per
rivendicare e vedere riconosciuti i diritti che si vogliono affermare e
rivendicare.

Oggi infatti tutto quello che veniva ripetutamente
dichiarato - dalla locale Prefettura, dalla Questura, e dagli stessi
Uffici del Ministero, presso cui si reco' una delegazione significativa
della solidarieta' organizzata attorno alla vicenda di Salah (e
velatamente e forse inconfessabilmente ritenuto anche da alcuni che
avrebbero dovuto rivendicare il diritto violato, impugnando
correttamente le determinazioni penalizzanti) - circa la
improponibilita' di una richiesta di revoca dell'originario decreto
espulsivo, stante anche sentenze ormai passate in giudicato che ne
confortavano l'orientamento (sentenze determinate forse, va detto - e
nessuno ce ne voglia per questa affermazione -, anche da impianti e
tesi difensive rivelatisi quantomeno insufficentemente motivati), E'
DECADUTO TOTALMENTE, a fronte delle argomentazioni della "istanza di
revoca, presentata (...) dagli avv.ti Casella e Novani", come recita
l'incipit del nuovo decreto del Prefetto, di revoca della precedente
determinazione espulsiva.

Ricordiamo che nulla e' intervenuto di
nuovo, a livello legislativo e ordinamentale, a mutare il quadro
normativo cui riferire per valutare la condizione di Salah e le sue
rivendicazioni sostenute dai legali. Cosi' come la istanza di revoca
nulla contiene che non riferisca alla condizioni inziali della vicenda.

Questa soluzione e' tale da farci sentire ancora piu' forte il
rammarico per aver visto condannare anche in appello, in questi stessi
giorni, i Rom coinvolti nella allucinante esperienza accaduta a Lucca
della "visita" di operatori delle Forze dell'Ordine nel campo di sosta
nomadi del Cimitero. Forse, e noi vogliamo dircene certi - anche a
costo di dispiacere qualcuno; ma avendo piena conoscenza delle reali
condizioni in cui si svolse quella vicenda - una linea difensiva piu'
determinata e meno preoccupata di conservare "rapporti di simpatia" con
ambienti della Questura, avrebbe potuto determinare esiti assolutamente
diversi.

D'altra parte in un Paese dove si rivendica ad ogni pie'
sospinto il diritto alla libera espressione della critica sara' ben
consentito a chiunque di esprimere riserve sui concreti comportamenti
di qualche legale (anche "nostro"), laddove poi gli esiti del loro
patrocinio siano cosi' spesso negativi per i loro assistiti e quasi
sempre nei casi in cui le cause non apparissero "facili" fin
dall'inizio o tali da non dover costituire motivo e condizioni di
aperto conflitto con le Istituzioni dell'Ordine Pubblico.

Ma l'esito
di questa vicenda di Salah - un esito ancora incompleto, perche' non ci
dice quali prospettive saranno ora assunte per la regolarizzazione del
permesso di soggiorno suo e dei suoi familiari (che a nostro parere,
stante il dispositivo della revoca, potrebbero ricondursi alla
condizione originaria del 2004, con rinnovo automatico del permesso e
con riconoscimento ai suoi familiari del permesso per ricongiungimento
familiare richiesto da Salah e regolarmente accettato a suo tempo dalla
Questura) ci dice che e' stata anche una vittoria del buon senso e
della disponibilita' istituzionale a valutare con intelligenza
sostanziose argomentazioni di Diritto e di fatto.

Spesso noi, che
invochiamo democrazia e rivendichiamo Diritti, rischiamo di lasciare
soli i funzionari delle Istituzioni, costretti tra Potere e Diritti dei
Cittadini, e certamente non aiutiamo la evoluzione della civilta'
istituzionale verso traguardi di democrazia sostanziale sempre piu'
profondi, quando ci accostiamo alle Istituzioni con atteggiamento di
sudditanza e di malcelata cointeressenza a carpire la sua benevolenza,
piuttosto che pungolarle verso il pieno riconoscimento dei Diritti
Costituzionali, anche a costo di costruirsi poca simpatia ed a volte
astiosa ostilita'. L'intelligenza, fosse pure di pochi, va infatti
aiutata e confortata con stimoli molto forti, tanto piu' quando la
volonta' di prevaricazione di ambienti istituzionali appaia determinata
ad andare oltre la Legge e contro i Principi Costituzionali di garanzie
minimali per i Cittadini.

Dobbiamo essere coscienti infine che questa
vittoria si lega ad un rapporto sinergico molto efficace tra il
"braccio armato" degli operatori del diritto (i legali Casella e
Novani) e la pressione politica e sociale determinata dalla concreta
solidarieta' mostrata a Salah ed alla sua vicenda umana e familiare.

Siamo certi infatti, pur non avendone al momento documentabile
riscontro, che gli ambienti ed i funzionari della Questura,
nell'argomentare il proprio parere favorevole al Prefetto sull'istanza
di revoca, parere che viene richiamato "integralmente" dall'incipit
dello stesso decreto di revoca, abbiano anche potuto, voluto e saputo
valutare (in prospettiva della scadenza fra due anni del permesso
ottenuto si' dalla famiglia Chfouka; ma in forza della sola sentenza
del Tribunale dei Minori la quale alla scadenza naturale non sarebbe
stata automaticamente trasformabile in permesso di lavoro o di
soggiorno, diversamente motivati) il possibile riattivarsi di forme di
contestazione politica e di solidarieta' civile e sociale che al potere
appaiono sempre e comunque fastidiose, perche' estranee alla ordinaria
cultura di rapportarsi "istituzionalmente" con i soli operatori
deputati e legittimati quasi in eslusiva (in tale criterio) a
rappresentare le istanze dei Cittadini.

Dunque oggi piu' che mai siamo
chiamati ad eleborare progetti di solidarieta' che sappiano
consapevolmente adottare strumenti efficaci e costantemente verificati
di strategia legale ed elaborare forme efficaci di vertenze sociali sui
problemi che, come dichiariamo, ci stanno a cuore per l'umanita' che vi
e' coinvolta e per la prospettiva di civilta' democratica che la loro
soluzione esigerebbe.

Ancor piu' oggi, quando una esperienza
governativa di sinistra si e' conclusa per contraddizioni insanabili in
se stessa che ne hanno costantemente limitato l'esercizio di una
politica di progresso e di democrazia sostanziale, e si riaffaccia
dunque lo spettro di un Governo delle destre ancor piu' autoritarie e
forse vendicative (dalle vertenze su Genova al controllo sociale per la
costantemente richiamata "Sicurezza dei Cittadini") dei pur piccoli
spazi di democrazia riconquistati in questi due ultimi anni.

Grazie a
tutti per la costante vicinanza a Salah ed alla sua vicenda umana e
familiare.

A.I.M.A.C.

Prot. n. 2429/08/Area IV/Imm.
 
IL PREFETTO della PROVINCIA di LUCCA
 
 
LETTA           l’istanza di revoca del decreto di espulsione del Prefetto di Lucca
del 21-5-2004, pervenuta in data 19-11-2007, presentata dal Sig. SALAH CHFOUKA,
nato in Marocco il 28-3-1954, rappresentato dagli avv.ti Casella e Novani,
del Foro di Lucca;
 
TENUTO CONTO   del parere favorevole espresso dalla Questura di Lucca
con nota n. cat.A. 12/Imm./2007 del 29-12-2007, le cui argomentazioni
si richiamano integralmente;
 
RITENUTO   pertanto di dover revocare il decreto di espulsione;
 
VISTO           
IL D.Lg.vo 586/98 e s.m.i., il D.P.R. 394/99 e s.m.i. e ò’art. 21 quinquies
della L. 241/90 e s.m.i.;
 
D E C R E T A
 
 
il decreto di espulsione, datato 21-5-2004,
emesso nei confronti del sig. SALAH CHFOUKA,
nato in Marocco il 28-3-1954,
e’ revocato per i motivi indicati in premessa.
 
La Questura di Lucca e’ incaricata della notifica
e della esecuzione del presente provvedimento.
 
Lucca, 23 Gennaio 2008
 
 
 
 
                                                                                             
p. IL PREFETTO
                                                                                 
IL VICE PREFETTO  AGG.TO
                                                                                                         
(Reale)

Email da Associazione Aimac


UNA ORDINARIA ESECUZIONE DI SFRATTO

CAUSA IL DECESSO DI UN FETO ALL’ OTTAVO

MESE DI GRAVIDANZA

 

 

 

Nel costante palleggiamento di accuse di responsabilita’ tra gli strenui difensori della sicurezza pubblica contro gli immigrati da una parte e coloro che vorrebbero vederne garantiti almeno i diritti minimali dall’altra, una nuova drammatica vicenda si inserisce a rendere ancor piu’ amaro il calvario delle Persone costrette alla drammatica esperienza della emigrazione.

 

Una vicenda “ordinaria” di “ordinaria” violazione dei diritti umani elementari, consumata durante lka secuzione di uno sfratto.

 

Uno sfratto coattivo, deliberato dal Magistrato ed eseguito da un Ufficiale Giudiziario (donna!), alla presenza di un medico, delle Forze dell’Ordine e del Presidente dell’AIMAC, il prof. Salah Chfouka, marocchino come la famiglia soggetta allo sfratto e da sempre impegnato nella tutela dei Diritti degli Immigrati.

 

La donna di quella famiglia e’ incinta all’ottavo mese. L’ultima visita ginecologica del 24 Gennaio, ha accertato un normale decorso verso la conclusione della gravidanza. La famiglia ha anche un bimbo di cinque anni.

 

La loro disperazione e’ massima, non sanno dove andare dopo lo sfratto. La disperazione e’ aggravata anche dalla circostanza che il proprietario ha dichiarato di aver concesso loro di abitare la casa in comodato d’uso gratuito, quando in realta’ egli percepiva al nero la somma non esigua dell’affitto preteso.

 

Invano il prof. Chfouka sottolinea come quantomeno le condizioni di gravidanza della donna interessata dallo sfratto potrebbero consentire, nella ordinaria accezione del diritto alla abitazione, un rinvio della esecuzione ed evidenzia i pericoli che potrebbero derivare alla gestante ed al suo bambino dalla vicenda. Il medico presente sottolinea tuttavia che a suo parere la esecuzione dello sfratto (pur con le ovvie conseguenze di stress ed ansia) non potra’ certamente indurre nella madre incinta alcun pericolo, ne’ mettere in pericolo la salute del feto.

 

I Carabinieri presenti dichiarano che sarebbero orientati a consentire con un eventuale rinvio.

 

Ma l’Ufficiale Giudiziario (una donna, torniamo a ripetere!) e’ sensibile solo alle pretese del legale presente (Avv Paganelli), rappresentante della proprieta’, ed ingiunge la esecuzione dello sfratto disposta dal Giudice. A nulla vale (nell’impossibilita’ di rintracciare almeno l’avv. Novani) l’intervento telefonico dell’Avv. Casella, raggiunto mentre era fuori sede, il quale parlando direttamente all’Avv. Paganelli ed all’Ufficiale Giudiziario insisteva per l’accordo di una proroga.

 

Nella notte la donna, accolta provvisoriamente da alcuni connazionali immigrati, avverte i primi malesseri. E’ ricoverata in ospedale al mattino dopo, ma i medici non possono che constatare la morte del figliolo per “aborto endouterino alla 32^ settimana di gestazione”.

 

Per la famiglia questo e’ un finale straziante e drammatico. Ma per noi tutti questa vicenda non avrebbe mai dovuto potersi concretizzare e rapprsenta una evidente violazione dei diritti minimali di ogni Persona Umana. Vorremmo quantomeno sapere dal medico presente alla vicenda come e perche’ abbia potuto sostenere che non c’erano pericoli per la salute del feto, o almeno perche’ poi possa essere intervenuto l’aborto.

 

Sara’ l’autopsia a dire quali cause dirette ed indirette abbiano causato la morte del feto, ma noi fin d’ora affermiamo che quali esse siano state – a fronte della accertata normalita’ della gestazione di appena pochi giorni prima gli eventi – la causa puo’ certamente risiedere nella tensione ansiosa determinata da una cinica esecuzione di sfratto, assolutamente rimandabile invece ad una data successiva al parto. Speriamo che, ove fossero accertate responsabilita’, esse siano contestate e perseguite con equa severita’.

 

L’AIMAC, con i suoi legali, mentre si stringe ai dolenti marocchini per la grave vicenda e perdita di un futuro figliolo e cittadino, torna a porre con forza l’interrogativo del come si intenda affrontare, politicamente e socialmente, la questione e la soluzione dei Diritti Umani relativamente alla Immigrazione.

 

Mentre condividiamo assolutamente la necessita’ che tutti, a partire dai Cittadini Immigrati, rispettino i loro doveri sociali e civili, a garanzia della sicurezza di ciascuno, ribadiamo infatti il convincimento che questo obiettivo potra’ essere perseguito e raggiunto solo quando si riconoscera’ a ciascun Cittadino, e dunque anche a qualsiasi Immigrato, la piena parita’ di Diritti Umani, Sociali e Civili.

 

Riteniamo che questo sia l’unico percorso possibile per evitare che le ingiustizie subite e le sofferenze, spesso inutili, provocate da un sistema spesso xenofobo e discriminatorio, possano poi indurre le vittime ad aderire a criteri di improbabili rivalse violente astutamente instillate dagli annunciatori del piu’ perverso integralismo religioso e culturale, e di conseguenza determinare la crescita di culture di insofferenza alla pacifica convivenza e di propensione alla illegalita’ diffusa.

 

Auguriamo che questa situazione possa e voglia essere superata anche con la costituzione di centri di difesa legale attivi e sinceramente sensibili ai problemi di civilta’ del Diritto, costantemente allertabili e sempre disponibili ad intervenire tempestivamente per tutelare diritti esposti a violazione, con la piena collaborazione di espressioni sociali, associazioni, sindacati e di intelligenti rappresentanti istituzionali, per soluzioni ragionevoli dei conflitti e dei contrapposti interessi nelle piu’ varie vertenze che nascono naturalmente in ogni convivenza sociale.

 

E’ solo ampliando gli spazi di Democrazia e di garanzie costituzionali (senza che questo divenga automaticamente avallo di che potra’ essere preteso da tutti il rispetto dei correlati doveri sociali, senza che quest’ultimo divenga piuttosto espressione di tutela pregiudiziale di privilegi xenofobi ed escludenti dei poveri e dei senza potere.

 

Per l’AIMAC

Chfouka Salah

Ciancarella Mario

 

Attacco ai diritti inalienabili dei Rom tramite post su siti e blog di estrema destra