COSSIGA E USTICA:
L’IGNOBILTA’ REGNA SOVRANA
Un giorno ebbi a scrivere a Cossiga, al tempo fondatore dell’Udeur che poi
sarebbe stata affidata alla “mani abili” di Mastella, che egli “sedeva nel
nostro Parlamento con la stessa dignita’ con cui Pinochet sedeva nel Congresso
Cileno”.
Dopo le dichiarazioni recenti del senatore sulla vicenda Ustica, quel
concetto va corretto certamente, ed a favore di Pinochet, ahinoi!
Appare ignobile ed insopportabile infatti la metodica del “ricatto
politico” utilizzata dal senatore Cossiga il quale, pur di cercare un accredito
- fino ad oggi negato - di servitore fedelissimo di interessi di altre
sovranita’, non esita a disegnare a tinte fosche la dignita’ delle nostre
Istituzioni Nazionali.
Dunque uomini dei nostri servizi (chi, in quale occasione e circostanza?
Non viene detto, come sempre, per “salvaguardare la riservatezza degli stesi
servizi”, naturalmente) avrebbero rilevato al nostro Presidente della Repubblica
ed al sottosegretario Amato, dunque tra il 1985 ed il 1992, che i responsabili
dell’abbattimento dell’IH870 sarebbero stati i francesi.
Ora bisognerebbe capire, e chiederlo al senatore al fine di questa
comprensione necessaria, come sia possibile che le massime cariche dello Stato,
se messe a conoscenza di una simile circostanza, abbiano potuto sottacerla al
Paese, al suo Parlamento ed alle sue Istituzioni Giudiziarie evitando che se ne
potesse chiedere conto ai presunti responsabili con la forza e la determinazione
che una simile conoscenza avrebbe dovuto determinare.
Non solo. Essendo al tempo in piena attivita’ la azione investigativa del
giudice Priore c’e’ da chiedersi se questa circostanza omissiva non concretizzi,
essa si’, una attivita’ di Alto Tradimento, unica ipotesi in cui sia possibile
incriminare anche il Capo dello Stato per le attivita’ poste in essere durante
il proprio mandato.
Cosi’ come c’e’ da chiedersi come sia possibile assistere alla inerzia dei
responsabili attuali delle piu’ alte Magistrature della Repubblica a fronte
delle odierne ignobili esternazioni del nostro senatore, gia’ presidente di
questa Repubblica. L’indignata domanda del senatore Manca, gia’ autorevole
membro della cd Commissione Stragi, sul perche’ allora il senatore Cossiga abbia
taciuto simili circostanze alla Commissione, e’ solo un piccolo espediente per
definirsi “imbrogliati” piuttosto che “improvvidi ed impreparati” (specie per
chi ha recentemente scritto addirittura un libro a sostegno della ipotesi bomba)
e per non trarre comunque dalla odierna indignazione delle immediate conseguenze
di denuncia agli organi di garanzia della legittimita’ legale e costituzionale
di questo Paese.
Se le affermazioni del senatore Cossiga avessero infatti una qualche pur
minima parvenza di verita’ sostanziale, essi tutti – dal Capo dello Stato, al
Capo del Governo, dalla Magistratura Inquirente a quella Costituzionale, fino
alla Presidenza delle due Camere – avrebbero l’obbligo di insorgere non solo
contro la dinamica oggi denunciata dal senatore e di chiederne conto, in tutte
le forme legittime ed in tutte le sedi deputate, ai presunti responsabili, ma
avrebbero anche e contestualmente l’obbligo di agire contro l’omertoso silenzio
mantenuto negli anni dal senatore Cossiga, dall’on. Amato e da quanti abbiano
omesso (secondo la aneddotica cossighiana) di rendere nota e di pubblico dominio
una circostanza di simile gravita’.
Se invece le circostanze denunciate fossero destituite di ogni fondamento
non sarebbe possibile sottrarsi quantomeno all’obbligo di certificazione di
“demenza senile” per il senatore, anche al solo fine, quantomeno, di sottrarlo
ad altre e ben piu’ pesanti responsabilita’.
La ben piu’ triste e drammatica realta’ e’ che il primo e diretto
responsabile della organizzazione e della disposizione esecutiva per Ustica (per
quanto egli ed i responsabili politici possano essere stati tratti in inganno
dagli apparati sulla reale dinamica che sarebbe stata poi realizzata) e’ stato
proprio il senatore Cossiga, per facilitare una aspettativa statunitense, non
diversamente realizzabile direttamente dagli apparati americani, per una serie
molto ben documentabile di circostanze politico diplomatiche.
Il senatore Cossiga vive lacerato dal rimorso, forse, e certamente dalla
triste constatazione di non aver saputo o potuto ottenere da quell’estremo atto
di servilismo atlantico nessun riconoscimento ufficiale. Certamente anche in
virtu’ del concreto esito fallimentare di una azione coperta che avrebbe potuto
destabilizzare una larga parte dell’Occidente lungo il corso di tutti questi
ventotto anni di menzogne e ritrosie. E questo lo tormenta profondamente,
proprio perche’ nonostante i suoi ridicoli tentativi di accreditarsi come “uomo
di strutture militari o paramilitari” (senza mai aver svolto alcuna attivita’
militare propria e pur essendosi autoproclamato prima – da sottosegretario –
Capitano, e poi – da Presidente del Consiglio – Colonnello, in relata’ Capitano
di fregata della Marina), il senatore non ha la stoffa e la cultura per
accettare di svolgere in assoluto anonimato incarichi da cui non sia possibile
trarre alcuna gratificazione concreta e pubblicamente registrabile, e per i
quali sia necessario accontentarsi della sola consapevolezza di “aver fatto la
cosa giusta”.
E’ una angustia da sempre dissimulata, che il senatore ha cercato di
superare con rivelazioni, sempre parziali e sempre autoreferenziali, della sua
improbabile partecipazione alla preparazione delle reazioni politico-militari
alla conquista del potere legittimo da parte di formazioni politiche del
comunismo; con una apparente “modestia” sui propri ruoli nei progetti di
controllo militare della nostra sovranita’ nazionale e con la costante chiamata
in correita’ e responsabilita’ di chi sapeva sarebbe stato costretto a tenergli
il sacco per non disgelare la propria ignobilta’ istituzionale se fossero state
approfonditi gli scenari che volta a volta il senatore andava
prospettando.
Ma sono tutti tenativi destinati a lasciarlo con la frustrazione deprimente
del proprio fallimento umano e di uomo delle Istituzioni.
L’invito al senatore non puo’ allora che essere quello di dire, alla fine e
prima della sua fine, la sola ed unica verita’ possibile: quella di essere stato
cioe’ l’organizzatore e l’artefice primo della scellerata strage di Ustica, ne’
piu’ ne’ meno di come il dittatore Pinochet abbia rivendicato la sua attivita’
golpista e le drammatiche violenze contro i civili che la hanno accompagnata,
per “salvare il popolo cileno dal comunismo incombente a causa di
Allende”.
Ne trarrebbe certamente una maggiore dignita’ rispetto a questi miserevoli
tentativi di attribuire a altri, che pure gli sono stati complici collaterali
quanto fondamentali (come i Francesi) nel raffinato progetto stragista di
Ustica, responsabilita’ dirette che egli sa di avere esclusivamente in prima
persona e di condividere con i piu’ alti vertici politico e militari che al
tempo e successivamente si resero complici della sua realizzazione e della sua
dissimulazione depistante.
La finisca il senatore di inventare piccole e ripetute balle su presunti
quanto improbabili responsabili diretti dell’abbattimento di quell’aereo civile,
di fare affermazioni che rendono sempre piu’ ignobile la natura dei poteri
politici di questo nostro sfortunato Paese, ed assuma finalmente il coraggio e
la responsabilita’ di alzarsi davanti al Popolo italiano e dichiararsi il
principale artefice di quell’atto scellerato e sanguinario, ma che sarebbe un
po’ meno ignobile se finalmente avessimo piena conoscenza dei (non
imperscrutabili) retroscena e dei necessari responsabili istituzionali che lo
resero possibile.
Mario Ciancarella
Ci sono degli errori nel comunicato di Mario Ciancarella che per correttezza secondo me vanno segnalati.
Il primo è che Cossiga nelle sue dichiarazioni di due giorni fa parla di Amato
quando era sottosegretario alla presidenza del consiglio,
non di quando Amato era presidente del Consiglio.
La presidenza della Repubblica di Cossiga va dal 1985 al 1992.
Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio l'onorevole Amato è stato durante la presidenza Cossiga
dal 1985 al 1987. Ci dispiace che il senatore a vita non abbia detto queste cose allora,
erano vivi Marcucci, Dettori,i piloti Naldini e Nutarelli, i due testimoni di Marcucci.
Avremmo (come singoli e come popolo) voluto sentire il loro parere, magari se non fossero stati uccisi
(sempre secondo noi) uno dopo l'altro in questi ventuno anni
tutti avrebbero avuto molto da dire su quanto sostenuto solo oggi dal senatore Cossiga,
magari queste persone per noi uccise, se vive avrebbero aiutato i magistrati
a risolvere il caso Ustica e non ci sarebbe più bisogno di parlarne, perchè le vittime
avrebbero avuto Verità e Giustizia.
L’ultimo errore riscontrato da noi nel comunicato di Mario Ciancarella
è che il senatore Manca non domanda a Cossiga perchè non ha detto quanto sostiene oggi
alla Commissione Stragi, ma quando fu interrogato all’udienza di
primo grado contro Tascio, Bartolucci,Ferri e Melillo in Corte d’Assise a Roma.
Questi errori non cambiano la sostanza di quello Mario Ciancarella scrive, siamo pienamente
d’accordo con lui. Cordialmente,
Laura Picchi