Rilascio Clearance compito del Sios Aeronautica

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18. I SIOS: le funzioni fondamentali

All'articolo 5 della legge n. 801 del 1977 si prevede che "i reparti e gli uffici addetti all'informazione, sicurezza e situazione esistenti presso ciascuna Forza armata o corpo armato dello Stato hanno compiti di carattere esclusivamente tecnico-militare e di polizia militari limitatamente all'ambito della singola Forza armata o corpo. Essi agiscono in stretto collegamento con il SISMi".
Le competenze di questi reparti e di questi uffici nonché il collegamento con il SISMi costituiscono dunque oggetto ordinario del controllo parlamentare che il comitato deve esercitare nei confronti dei SIOS (Servizi di informazioni operative e situazione) di forza armata, gerarchicamente dipendenti dai rispettivi Capi di stato maggiore e dal Ministro della difesa. Va ricordato che i SIOS sviluppano a mezzo di intercettazioni, di analisi tecnica delle comunicazioni in una determinata area di interesse, una attività di intelligence finalizzata a configurare la situazione degli obiettivi annualmente indicati dallo Stato maggiore della difesa, sentito il SISMi. Così il SIOS Esercito è chiamato a definire il potenziale militare di un determinato paese, il SIOS Marina a controllare la situazione marittima complessiva, non solo militare, nell'area del Mediterraneo, il SIOS Aeronautica ad occuparsi, tra l'altro, dell'autorizzazione al sorvolo di velivoli che transitano o fanno scalo sul territorio nazionale. I dati riferiti alle diverse situazioni sono messi a disposizione delle strutture che ne hanno bisogno, in primo luogo il SISMi al quale pervengono, in tal modo, le informazioni dai SIOS. Ma anche dal SISMi sono fornite informazioni ai SIOS di forza armata, secondo un rapporto di scambio reciproco, di flusso continuo di dati e di notizie che potrebbero trovare - ad avviso del Comitato - un fattore di razionalizzazione nella creazione di una intelligence militare unificata.
Ai SIOS di forza armata compete il rilascio delle abilitazioni di sicurezza oltre che per i militari (fino al grado di tenente colonnello incluso) per i civili e il personale ausiliario delle forze armate, per i civili operai e assimilati dipendenti da ditte che effettuano lavori o assicurano forniture «classificati» per le forze armate e per i quali le ditte medesime hanno inoltrato al competente SIOS le richieste di abilitazione. I SIOS di forza armata rimettono all'UCSI le pratiche di abilitazione per tutti i casi nei quali sorgano dubbi e perplessità in ordine alla fiducia da accordare ai fini della sicurezza.
Anche questa competenza, che integra l'attività dei SIOS di forza armata nel sistema della sicurezza, è stata attentamente valutata da parte del Comitato.
Si è così accertato che la fase istruttoria che precede la concessione dell'abilitazione da parte dei SIOS è gestita dall'Arma dei carabinieri.

Estratto Lettera Mario Ciancarella all’ex CSM AMI Tricarico

“(…)Ed ancora: il Tribunale, mi sembra di poter dire, non ha indagato con la dovuta attenzione e consapevolezza la vicenda del famoso Zombie 56, il velivolo di Gheddafi.

Ora Lei sa perfettamente, come io so, che quando esiste una autorizzazione internazionale di sorvolo del territorio spazio aereo (“clearence”) per un vettore aereo straniero – qualunque sia il nomignolo che si voglia attribuire a quel volo - e’ evidente la necessita’ che gli Uffici preposti al rilascio siano perfettamente consapevoli della natura e dello scopo di quel volo e, nella circostanza libica, dunque di un velivolo potenzialmente ostile, anche della natura degli occupanti del velivolo.

Perche’ dunque il Tribunale ha ritenuto di poter praticamente escludere a priori la presenza di Gheddafi su quel volo (o di ritenerla indifferente), quando lo stesso “Colonnello” libico aveva parlato di quella circostanza, ed ammesso la sua presenza su quel volo, in una lunga intervista ad Italia 1 nel 1994?

Forse perche’ il Tribunale ha dimenticato (o era ignaro) che l’Ufficio preposto al rilascio di ogni clearence e’ il SIOS Aeronautica (che al tempo si “leggeva” come Gen. Tascio) e che dunque era al responsabile di quell’Ufficio che andava chiesto chi avesse siglato la clearence, per quale motivo, e sulla base di quali informazioni.

Sarebbe potuta allora emergere una doppia e singolare circostanza. Quella che al tempo aveva fatto rizzare i nostri capelli, le nostre orecchie e la nostra intelligenza in quella nostra autonoma ricerca investigativa.

Primo: il volo di Gheddafi era stato autorizzato su una rotta molto diversa da quella inizialmente richiesta. Era stata infatti richiesta una clearence (a quanto ci fecero sapere colleghi controllori di Ciampino) su una rotta tangente allo spazio aereo italiano (Bengasi – Brindisi – Belgrado – Varsavia) e stranamente era stata invece autorizzata una rotta tutta interna al nostro territorio spazio aereo (Bengasi – Palermo – Ponza – Ancona – Belgrado – Varsavia). Perche’? Nessuno lo ha chiesto ad alcuno o ha voluto chiederselo e chiederlo.

Non avrebbe dovuto essere difficile individuare gli uomini di servizio che avevano trattato e comunicato quella clearence, e sapere da loro quanto e come fosse intervenuto il responsabile dell’Ufficio Sios, il Gen. Tascio, nell’autorizzare quella singolare variante. O meglio, non sarebbe stato difficile se non fosse stata avallata quell’altra “puttanata” che e’ stata sciorinata dal Gen. Arpino alla cd Commissione Stragi e cioe’ che nella Forza Armata Aeronautica sia possibile alterare ordinariamente ed impunemente gli statini di servizio, anche al puro e semplice scopo di occultare alla propria famiglia (ed in specie alla propria moglie, evidentemente) qualche “marachella”. E siamo al limite dell’inaudito, del disgustoso e del raccapricciante, per un ambiente di Cittadini con le stellette.

Ma c’e’ un secondo aspetto, piu’ grave e problematico, che per essere approfondito avrebbe avuto bisogno di una ben piu’ ferma decisione dei Magistrati di non sottrarre all’indagine il vertice politico-militare e lo scenario internazionale a supporto ed a scenografia della strage.

Infatti Gheddafi non avrebbe mai potuto pensare di chiedere autonomamente, a meno di essere stato attratto in una trappola mortifera e mortale, di volare proprio in quel giorno alla volta Varsavia. E comunque il Sios (cioe’ il Gen. Tascio) – se non si fosse trattato di quella trappola micidiale che noi credemmo di aver intercettato e decodificato - non avrebbe potuto assolutamente rilasciare quella autorizzazione al sorvolo alla volta di Varsavia, a meno di determinare un incidente diplomatico internazionale.

In quei giorni, dal 25 al 29 Giugno, era infatti ospite del Ministro per la Difesa Polacco, il Gen. Jaruzelski, il suo corrispondente francese Bourges. E questo, a meno di una convocazione clandestina di Gheddafi, ad un tavolo riservato di trattativa diplomatica, non avrebbe mai consentito alla Polonia di autorizzare l’arrivo di leader libico sul proprio territorio.

Era ancora troppo fresca la umiliazione subita nel CIAD dalla Francia, ad opera dell’intervento delle truppe libiche, con la conseguente costrizione a chiudere la ambasciata francese di D’Jamena. Erano troppo vive le reciproche minacce di aggressione e ritorsione (fino alle pubbliche dichiarazioni di volonta’ di impiegare anche armamenti nucleari o di realizzare devastanti serie di omicidi) che le due diplomazie Franco Libiche andavano scambiandosi in quei giorni, per poter consentire una visita non programmata di Gheddafi. A meno che, appunto, quella visita non fosse stata invece sollecitata dallo stesso Jaruzelski, come mediatore ed “alleato” in qualche misura, o comunque simpatizzante e garante, del Governo libico non foss’altro che per la collocazione geopolitica del suo Paese, come condizione di un “riconoscimento francese”, una presa d’atto della vittoria Governo libico in Ciad e per la apertura di trattative diplomatiche riservate per la composizione dei rapporti conflittuali tra i due Stati.

Avrebbe mai potuto Gheddafi, nel suo ben noto narcisismo, rifiutare un simile allettante invito?

Come non vedere in questa prospettiva (della creazione di un’astuta trappola contro il leader libico) la sola ragione per cui quella clearence venne rilasciata, e perche’ lo fosse proprio su quella rotta inusuale? Come non leggere in questa prospettiva la reazione di Gheddafi nell’Agosto successivo, alla scoperta del progetto di rovesciamento del suo regime? Una scoperta che condusse in carcere un ingegnere italiano e che determino’ la feroce reazione del rais contro le truppe ribelli concentrate a Tobruk, con l’uccisione di oltre mille uomini e la costrizione al suicidio per il Gen. Shaibi? Come non leggere nella costruzione comune di quella trappola la ragione di complicita’ internazionale (statunitense, italo, franco, polacca) che avrebbe poi reso vano ogni tentativo di collaborazione alla Verita’ da parte dei Governi dei Paesi coinvolti? Come non vedere in quella significatica partecipazione del Gen. Jaruzelski al complotto internazionale la ragione per cui gli fu lasciata mano libera nella presa di potere sulla Polonia, nell’anno successivo?

Come non leggere in questa stessa prospettiva, la serie infinita di ricatti reciproci che i governi “complici” si sono scambiati tra loro stessi ed hanno dovuto subire dal loro obiettivo mancato: il Col. Gheddafi? Dalla strage punitiva di Bologna (per la mancata corretta esecuzione del piano Ustica) alla vicenda di Sigonella, ai missili italiani Otomat sparati da Gheddafi verso Lampedusa, ai rifiuti di concessione di scali aerei sul nostro territorio per le missioni statunitensi punitive verso Gheddafi, e cosi’ via dicendo?

Quando, alla fine del nostro percorso, a Sandro Marcucci e me furono chiare le precise dinamiche e queste scellerate motivazioni della esecuzione di inermi cittadini civili ed il contesto di guerra fredda in cui essa si compi’, la memoria di quel criterio della intelligence statunitense che risponde al nome di “attacco alla fattoria” (del tutto simile al nostro piu’ antico e forse piu’ aulico “creare artificiosamente un casus belli” cui ricorse persino Hitler per dichiarare guerra alla Polonia, cercando qualche parvenza di legittimita’), rese tutto molto piu’ comprensibile.

E peggio lo illustro’ il Presidente Cossiga quando elaboro’, pur rivestendo le sue altissime funzioni di massimo garante della Costituzione e in una poco nobile forma anonima, quel suo scellerato panphlet su “A cosa servono i servizi”, dove illustro’ cinicamente le condizioni in cui possono disporsi e finanziarsi “covert action” finalizzate a realizzare atti di sabotaggio e terrorismo per conseguire i fini ed i beni che i vari Governi possano essersi assegnati o per contrastare attivita’ di pericolo.

Fini e beni che non sarebbero, a giudizio del Presidente emerito, acquisibili in via legale o in forma “aperta”, o attivita' di pericolo svolte in forme illegali e contrastabili, in modo efficace, solo nello stesso modo. (Cioe’ in modo illegale!!!)

Una interpretazione schizofrenica della Democrazia, e per di piu’ in aperto contrasto con quelle dichiarazioni di fermezza per il caso Moro in cui si disse, a ben ragione, che oltre a non patteggiare con i terroristi lo Stato avrebbe dimostrato la sua superiorita’ ed autorevolezza affrontando il terrorismo con le armi della Legalita’, della Certezza del Diritto e della Giustizia, e non certamente della illegalita’.

Ed invece proprio per quei motivi di illegalita’ nella natura dei fini e dei beni da conseguire e degli attacchi da fronteggiare, il Presidente ripeteva, la legalità sostanziale dei servizi e delle loro attività risiede negli interessi dello Stato e nel carattere “non convenzionale” del bene che si vuole acquisire, o del pericolo da cui ci si vuole difendere

Dunque quello a cui pervenimmo fu uno scenario ancor piu’ agghiacciante, se possibile, dovendo accettare la constatazione che un principio di simile barbarie, per quanto elaborato da alleati in un medesimo quadro di civilta’ e valori, avesse potuto essere applicato e cinicamente eseguito da uomini delle nostre Forze Armate. Ma Abu Grahib e’ li’ a dirci che non sono sufficienti le dichiarazioni di principio per evitare che una idea di Democrazia possa evolvere verso sciagurate prospettive di autoritarismo e di violenza.
Non lo credeva, invece, il parlamentare Taradash quando, durante la audizione del Gen. Arpino, oso’ declamare questa frase scellerata:

Taradash: “ (..) c’era un confronto molto aspro tra Stati Uniti ed Unione Sovietica (..). Ma (..) c’era una differenza qualitativa poiche’ l’Unione Sovietica distruggeva la liberta’, mentre il Patto avversario, cioe’ la NATO, poteva commettere degli errori ed anche degli orrori, ma certamente non aveva come principio metodologico quello di liquidare le liberta’, ovunque le incontrasse. Desidero sapere se l’Aeronautica militare ha detto la verita’ e non ha imbrogliato il Governo, oppure in quegli anni lontani, ma al contempo vicini, aveva, come del resto le Forze Armate di questo Paese, altri obblighi preminenti, e, alla luce della storia, giustificabili.”

Giustificabili da che cosa e da quali principi, non era dato da capire. O a me risulta comunque incomprensibile ed inaccettabile(..)