Norme di utilizzo materiale crypto e Comsec(negli Usa e nella Nato): sintesi

 

 

 

Nota relativa a materiale crypto e Comsec Usa e Nato(quindi anche in Italia)

 

Tre dei 5 documenti pubblicati(esclusi quindi i due sulla clearance compito del sios)nella cartella “clearance e materiale cripto nato” sono in lingua inglese certo, ma nelle parti in cui ci sofferma sulla normativa che regola l’uso, la conservazione e la distruzione di materiale Crypto e Comsec Usa e Nato confermano quanto scrisse Mario Ciancarella all’ex Capo di Stato Maggiore Ami Camporini:

“(…)Lei sa bene che esistono direttive rigidissime sulle modalita’ di raccolta e distruzione di tutte le chiavi di letura dei codici cripto superati e sostituiti. Una rigidita’ addirittura feroce, fino a configurare l’Alto Tradimento per chi non rispetti scrupolosamente l’ordine della riconsegna, e della distruzione dei codici cripto. Ad Ustica questa rigidita’ sembra sciogliersi invece come neve al sole.

Infatti, in questo quadro di condizioni militari di filosofia, di cultura e di operativita’, qualcuno vorrebbe farmi credere che sia possibile reperire improvvisamente un codice obsoleto e che avrebbe gia’ dovuto essere distrutto in tutti gli esemplari esistenti delle chiavi interpretative, “abbandonato in un cassetto” da uno sciatto non si sa chi, e li’ rinvenuto da non si sa chi, in circostanze imprecisate, e riconosciuto per arcani motivi, finendo col pervenire finalmente a quei giudici che cosi’ disperatamente avevano cercato di acquisirlo ed ai quali fino a quel giorno era stata opposta la impossibilita’ di esibizione per intervenuta distruzione.

Cosa fa quel Magistrato? Si affretta ad utilizzare il codice, arrivando quasi a ringraziare per la collaborazione e beccandosi, con i Parlamentari referenti, la “laude alla italica sciatteria”.

Neppure per un attimo si ferma per risalire a ritroso la catena di quell’incomprensibile rinvenimento tardivo. Era stato il Capo di Stato Maggiore a consegnarlo? Bastava chiedergli, costringendolo sotto minaccia di incriminazione, di dire da chi gli era stato consegnato, e cosi’ via via procedendo a ritroso si sarebbe arrivati a quell’anonimo rinvenitore al quale sarebbe stato possibile chiedere: “In quale cassetto esattamente lo ha trovato, e cosa conteneva d’altro il cassetto che lei stesse cercando?” Perche’ e’ ovvio che se il codice e’ stato rinvenuto solo fortuitamente e non in una sua caccia disperata, quel cassetto deve essere stato aperto per altri motivi.

Ma ancora gli si sarebbe potuto chiedere: “Cosa le ha fatto intuire, pensare, ritenere che potesse trattarsi proprio del codice cripto che ritenevamo ormai disperso perche’ distrutto per intervenuta sostituzione?”. I contenitori dei codici infatti non recano in chiaro ed a caratteri cubitali il rispettivo contenuto, ma solo quei numerini di riferimento che abbiamo visto per le buste Charlie. E poiche’ certamente il nostro uomo non aveva possibilita’ di utilizzare su qualche consolle radar il codice, onde poterlo riconoscere, avrebbe dovuto preconoscere quel numero identificativo (di un codice obsoleto) o essere affiancato all’atto di aprire il cassetto da qualcuno che potesse averne memoria (memorie di ferro, in certi casi, signori. In altri solo qualche mesto e meschino “non ricordo”).

L’eventuale sicurezza dell’interessato nel riconoscimento del codice avrebbe inoltre potuto facilmente essere messo alla prova chiedendogli di fornire altri elementi identificativi di contenitori diversi del medesimo codice obsoleto, o di altri simili. Di fronte ad eventuali incertezze gli si sarebbe potuto chiedere di rivelare chi gli avesse ordinato di guardare proprio in quel cassetto proprio in quel giorno, e forse anche di ricordare proprio quel numero identificativo.

A me non risulta che una simile attivita’ investigativa sia stata svolta; ma questo non mi impedisce di affermare che essa fosse necessaria per evitare il rischio di aver ottenuto tardivamente un codice di decriptazione opportunamente “adeguato” che consentisse cioe’ di vedere, leggere ed interpretare solo cio’ che era piu’ utile e funzionale agli interessi dei responsabili della strage.

Ed e’ molto sospetta, mi lasci dire, la inerzia disciplinare di un Comandante che, rinvenuto un pur prezioso codice cripto che avrebbe gia’ dovuto essere stato tassativamente distrutto, si compiacesse della “italica sciatteria”,  piuttosto che lavorarare per individuare il responsabile della mancata riconsegna (cosa estremamente semplice perche’ come abbiamo visto esiste una precisa procedura di consegna di ciascuna chiave cripto a precisi e rintracciabili Ufficiali responsabili), cosi’ come il responsabile della non rilevazione di quella mancanza di una delle chiavi di lettura consegnate al momento del loro richiamo per sostituirle, e dunque responsabile della sucessiva distruzione di un lotto di chiavi cripto verbalizzando che riferisse alla totalita’ degli esemplari ricevuti quando in realta’ ne sarebbe mancato uno.

Via Signor Generale, sia comprensivo, questo non e’ affatto credibile in una organizzazione di uomini in armi, non ne conviene?(..)

Indice Documenti a cui ci si riferisce nella cartella “clearance e documenti cripto Nato”che confermano quanto scritto da Mario Ciancarella al CSM AMI Camporini:

1)BY ORDER OF THE AIR FORCE INSTRUCTION 33

2) inspections

3) SOP for COMSEC

Buona Lettura!

P.s. Mario Ciancarella non ha mai ottenuto risposta alle lettere scritte ai CSM AMI Tricarico e Camporini.

 

SECONDA PARTE

 

Desidero ricordare anche quanto scriveva Mario Ciancarella all'allora CSM Ami gen. Tricarico:
 
"(...)Ora Lei, in quanto militare, dovrebbe convenire che non e’ dato che le copie di un codice possano essere dimenticate da qualcuno in qualche cassetto anonimo per anni, e che non si sia proceduto, quando disposto, alla loro totale distruzione. Questo perche’ i codici non sono di libero accesso a chiunque, tra il personale militare, e chiunque ne riceva una copia e’ tenuto a sottoscriverne la assunzione in carico e responsabilita’ personale. Se cio’ avveniva per ogni capo equipaggio che, andando in missione fuori dalla propria base, riceveva una “busta Charlie” - dal Comando operativo o dall’Ufficiale di picchetto al Corpo di Guardia, quando fosse chiamato a decollare fuori dall’ordinario orario di servizio -, contenente i codici di comunicazione da attivare nel caso in cui si fossero determinate emergenze nazionali ed internazionali, ben difficilmente potra’ essere credibile che cio’ non avvenga per un codice di criptazione NATO sui tracciati radar, non Le pare?

Ha un bel dire il Gen. Arpino davanti alla cd Commissione Stragi che bisognava essere grati, una volta tanto, alla italica e nota sciatteria, la quale avrebbe dunque consentito di rintracciare quel codice in qualche anonimo cassetto. Anonima e’ rimasta tuttavia l’identita’ del o dei soggetti che avrebbero effettuato il fortunoso ritrovamento, anonime sono rimaste comunque le circostane ed i luoghi di quel ritrovamento, anonime ed ignote le indagini per l’accertamento delle responsabilita’ omissive di una distruzione “dovuta”.

E si tratta di un “dovere” ineludibile, come Lei stesso non avrebbe difficolta’ ad ammettere in qualsiasi circostanza venisse interrogato al riguardo da un Ufficio deputato e legittimato a farlo, e la cui mancata attuazione sarebbe di una gravita’ assoluta, perche’ essa costituirebbe una possibilita’ drammatica di intelligence di spionaggio dell’avversario sui nostri codici e dunque di insicurezza e penetrabilita’ del sistema difensivo aereo dell’intera alleanza atlantica.

Molto opportunamente allora andava dicendo il senatore Cossiga che i codici erano stati da sempre nella disponibilita’ delle nostre Forze Armate Nazionali, mentre il Magistrato si affannava a richiedere un codice di criptaggio non piu’ disponibile - in quanto obsoleto e materialmente distrutto - ai Comandi NATO, la cui autorita’ e’ si’ coordinata ma mai sovraordinata alla potesta’ della Autorita’ politica Nazionale di un Paese membro della Alleanza, nei confronti delle proprie Forze Armate.

Ma proprio omettendo questo particolare aspetto del problema (la indisponibilita’ assoluta dei codici obsoleti e sostituiti) l’astuto Cossiga preparava alla accettazione passiva della consegna – ottenuta forse addirittura con un sospiro di sollievo - di un codice che riapparisse improvvisamente. Tant’e’ che nessuno ha chiesto “dove, da chi, in quali circostanze fosse stato rinvenuto, e quali caratteristiche ne avessero suggerito la ricognizione al fine di stabilire realmente che proprio di quel codice cripto lungamente e vanamente richiesto dalla Magistratura si trattasse e non di altro”.

Ma quel “codice ritrovato” non offriva alcuna garanzia, in realta’, di saper mostrare efficacemente e realmente le tracce radar per quello che in verita’ esse erano state al tempo della registrazione. Ne’ piu’ ne’ meno di quanto il piu’ recente “codice da Vinci” possa offrire certezze sulle interpretazioni che vorrebbe offrire alla “doppia vita del Cristo”. Dunque siamo di fronte ad una ennesima e raffinatissima modalita’ di depistaggio.

Quella ultima decriptazione, legata a questo strano codice ritrovato, non offriva in realta’ assolutamente la certezza di rivelare i reali movimenti intervenuti nel cielo di Ustica quel giorno 27 Giugno 1980. E certamente non davano conto dei tre coni di oscuramento del controllo civile, che in quel periodo potevano essere attivati - dopo la smilitarizzazione, “teleguidata” dai Comandi militari, di parte del Servizio di Controllo aereo, e realizzata appena nell’Ottobre precedente - sulle direttrici Maddalena-Grosseto- Rimini, Maddalena-Grazzanise-Gioia del Colle e Maddalena-CataniaSigonella.

Se qualcuno avesse avuto coscienza e consapevolezza di questo particolarissimo aspetto del controllo del traffico aereo (e delle ragioni che lo avevano suggerito in quel caldissimo inizio del 1980 – crisi internazionale per invasione militare dell’Afghanistan da parte delle truppe sovietiche, Ciad e scontro Libia-Usa e Libia-Italia, quest’ultimo per la vicenda Malta e concessioni di ricerche petrolifere all’AGIP -) forse avrebbe saputo meglio interpretare le lunghe circuitazioni di velivoli Awacks in quelle ore di quel giorno, in punti strategici precisi dello spazio aereo. Stavano oscurando i tratti di spazio aereo lungo i quali si sarebbe svolto l’avvicinamento per l’attacco finale al velivolo civile.

E forse non sarebbe caduto nella astuta trappola, anch’essa predisposta con raffinata astuzia perche’ fosse rappresentata e sostenuta dalle sue stesse vittime, di affermare che quella traccia “apparsa improvvisamente nel cielo” di un velivolo alla medesima quota del DC9 dimostrava la partenza di un velivolo dal ponte di una portaerei. Santa ignoranza dei neofiti
! (...)
 
e invitarVi a confrontare le parole di Mario Ciancarella con le:
 
"

Norme di utilizzo materiale crypto e Comsec(negli Usa e nella Nato): sintesi

 

Ognuno tragga liberamente le sue conclusioni. Laura

 

 

lunedì, 18 agosto 2008

materiale crypto(anche nato): codici di identificazione alfanumerici‏

Ripartiamo da cosa scrisse Mario Ciancarella all’ex Capo di Stato Maggiore Ami Camporini:

 “(…)Lei sa bene che esistono direttive rigidissime sulle modalita’ di raccolta e distruzione di tutte le chiavi di letura dei codici cripto superati e sostituiti. Una rigidita’ addirittura feroce, fino a configurare l’Alto Tradimento per chi non rispetti scrupolosamente l’ordine della riconsegna, e della distruzione dei codici cripto. Ad Ustica questa rigidita’ sembra sciogliersi invece come neve al sole.


Infatti, in questo quadro di condizioni militari di filosofia, di cultura e di operativita’, qualcuno vorrebbe farmi credere che sia possibile reperire improvvisamente un codice obsoleto e che avrebbe gia’ dovuto essere distrutto in tutti gli esemplari esistenti delle chiavi interpretative, “abbandonato in un cassetto” da uno sciatto non si sa chi, e li’ rinvenuto da non si sa chi, in circostanze imprecisate, e riconosciuto per arcani motivi, finendo col pervenire finalmente a quei giudici che cosi’ disperatamente avevano cercato di acquisirlo ed ai quali fino a quel giorno era stata opposta la impossibilita’ di esibizione per intervenuta distruzione.


Cosa fa quel Magistrato? Si affretta ad utilizzare il codice, arrivando quasi a ringraziare per la collaborazione e beccandosi, con i Parlamentari referenti, la “laude alla italica sciatteria”.


Neppure per un attimo si ferma per risalire a ritroso la catena di quell’incomprensibile rinvenimento tardivo. Era stato il Capo di Stato Maggiore a consegnarlo? Bastava chiedergli, costringendolo sotto minaccia di incriminazione, di dire da chi gli era stato consegnato, e cosi’ via via procedendo a ritroso si sarebbe arrivati a quell’anonimo rinvenitore al quale sarebbe stato possibile chiedere: “In quale cassetto esattamente lo ha trovato, e cosa conteneva d’altro il cassetto che lei stesse cercando?” Perche’ e’ ovvio che se il codice e’ stato rinvenuto solo fortuitamente e non in una sua caccia disperata, quel cassetto deve essere stato aperto per altri motivi.


Ma ancora gli si sarebbe potuto chiedere: “Cosa le ha fatto intuire, pensare, ritenere che potesse trattarsi proprio del codice cripto che ritenevamo ormai disperso perche’ distrutto per intervenuta sostituzione?”. I contenitori dei codici infatti non recano in chiaro ed a caratteri cubitali il rispettivo contenuto, ma solo quei numerini di riferimento che abbiamo visto per le buste Charlie. E poiche’ certamente il nostro uomo non aveva possibilita’ di utilizzare su qualche consolle radar il codice, onde poterlo riconoscere, avrebbe dovuto preconoscere quel numero identificativo (di un codice obsoleto) o essere affiancato all’atto di aprire il cassetto da qualcuno che potesse averne memoria (memorie di ferro, in certi casi, signori. In altri solo qualche mesto e meschino “non ricordo”).


L’eventuale sicurezza dell’interessato nel riconoscimento del codice avrebbe inoltre potuto facilmente essere messo alla prova chiedendogli di fornire altri elementi identificativi di contenitori diversi del medesimo codice obsoleto, o di altri simili. Di fronte ad eventuali incertezze gli si sarebbe potuto chiedere di rivelare chi gli avesse ordinato di guardare proprio in quel cassetto proprio in quel giorno, e forse anche di ricordare proprio quel numero identificativo. (...)


 


Al link: http://www.fas.org/man/dod-101/navy/docs/swos/ops/72-23.html


si trova scritto: "(...) 


H. CMS ACCOUNT

A CMS account is an administrative entity, identified by a six-digit account number, in which custody and control of COMSEC material are maintained.

I. CMS CUSTODIAN

An individual designated in writing by the Commanding Officer to manage COMSEC material issued to a CMS account. The CMS Custodian is the Commanding Officer's primary advisor on matters concerning the security and handling of COMSEC material and the associated records and reports.

J. ALTERNATE CUSTODIAN(S)

The individual(s) designated in using by the Commanding Officer responsible for assisting the CMS Custodian in the performance of his/her duties and assuming the duties of

the CMS Custodian his/her absence. Alternate Custodian(s) share equally with the CMS Custodian the responsibility for the proper management and administration of a CMS account.

K. LOCAL HOLDER (LH) ACCOUNT

Local Holder accounts are separate units or commands that require COMSEC material and function essentially as sub-accounts of a numbered CMS account. LH accounts are managed much the same way as a CMS account except they are not assigned a CMS account number and normally receive their COMSEC material from a parent CMS account instead of directly from a CMIO or other source.

L. LOCAL HOLDER CUSTODIAN AND ALTERNATE(S)

Individuals designated in writing by a Commanding Officer manage the COMSEC material issued to a LH account.


  1. CMS CLERK

  2. An individual designated in writing by the Commanding Officer who assists the CMS Custodian and Alternate(s) with routine administrative account matters. Appointment of a CMS Clerk is not mandatory but is at the discretion of the Commanding Officer.

    N. CMS USER

    An individual designated in writing by the Commanding Officer who, regardless of whether or not they have personally signed for COMSEC material requires COMSEC material to accomplish an assigned duty and has obtained the material from a Custodian or another User on local custody. CMS Users must comply with the procedures for the handling and accountability of COMSEC material placed in their charge.

    O. CMS WITNESS

    Any properly cleared U.S. Government employee (military or civilian) who may be called upon to assist a Custodian or User in performing routine administrative tasks related to the handling of COMSEC material A witness must be authorized in writing, access to keying material

     

    II INTRODUCTION TO COMSEC MATERIAL


    1. GENERAL


    COMSEC material must be handled and safeguarded based on its assigned classification and accounted for based on its accountability legend (AL) code. COMSEC material control within the U.S. Government is based on a system of centralized and local accounting and decentralized custody and protection. COMSEC material is centrally accountable to DCMS and/or accounted for locally at the account command.


    1. CONTROL AND REPORTING

    2. 1. Control of COMSEC material is based on the following:



        1. A continuous chain of custody receipts using both transfer reports and local custody documents.



b. Accounting records, such as periodic inventory reports destruction records, transfer reports, and local custody records.




    1. Immediate reporting of COMSEC material incidents to ensure compromise decisions are made expeditiously by controlling/evaluating authorities.



C. COMSEC MATERIAL CLASSIFICATION

The classification of COMSEC material is indicated by the standard classification markings: Top Secret (TS), Secret (S), Confidential (C), or Unclassified (U). The security classification assigned to COMSEC material determines its storage and access requirements.

 

D. COMSEC MATERIAL IDENTIFICATION(identificazione materiale comsec)



  1. SHORT TITLE

  2. : An identifying combination of letters and or digits (e.g., KG-84A, USKAT 2333) assigned to certain COMSEC material to facilitate accounting and control A Short title consists of 5 fields: (5 modi di identificazione con numeri e lettere materiale Comsec)



    1. System First field consists of a group of letters and/or digits (e.g., KAM, KG, USKAK, AKAT).



b. Class: Second field consists of letters and/or digits found between the system and the number of a short title. For example, in the short title "USKAC D 166," the

c. AL Code 3: COMSEC material is locally accountable by serial number and handled/safeguarded based on its classification after initial receipt to DCMS. (NOTE: Assigned to COMSEC keying material in lieu of AL 1 when tactical or operational need dictates decentralized accounting.)




    1. AL Code 4: COMSEC material is locally accountable by quantity and handled/safeguarded based on its classification after initial receipt to DCMS.



2. CMIO's are required to continuously account to DCMS for all AL3 and 4 material

All transfers of AL 3 and 4 material to or from a CMIO, cache, or a non-DON account must be reported to DCMS.


  1. AL codes are assigned by the originating government department or agency that produces the COMSEC material and represent the minimum accounting standard.



  1. AL codes will appear on all accounting reports but not necessarily on the material . If DCMS changes the AL code for any COMSEC material, the material must be accounted for based on its new AL code effective upon notification of the change. The classification of COMSEC material has no bearing on the AL code assigned to an item. For example, Top Secret COMSEC material may be assigned AL 1 or AL 3; however, there is also Secret, Confidential and Unclassified COMSEC material that is assigned AL 1 or AL 3. AL codes determine how material is accounted for and classification determines handling and storage requirements.



  1. The DCMS COR computer system, ACMS (Automated COMSEC Material System), requires assignment of an AL code to each short title in the system to permit automated processing (ie., automatic distribution and report generation requirements).


F. CRYPTO MARKING

The marking or designation "CRYPTO" identifies all COMSEC keying material which is used to protect or authenticate classified or sensitive unclassified government or government derived information, the loss of which could adversely affect national security. The marking "CRYPTO" is not a security classification



    1. AL Code 3: COMSEC material is locally accountable by serial number and handled/safeguarded based on its classification after initial receipt to DCMS. (NOTE: Assigned to COMSEC keying material in lieu of AL 1 when tactical or operational need dictates decentralized accounting.)





    1. AL Code 4: COMSEC material is locally accountable by quantity and handled/safeguarded based on its classification after initial receipt to DCMS.



CMIO's are required to continuously account to DCMS for all AL3 and 4 material

All transfers of AL 3 and 4 material to or from a CMIO, cache, or a non-DON account must be reported to DCMS. AL codes are assigned by the originating government department or agency that produces the COMSEC material and represent the minimum accounting standard.

AL codes will appear on all accounting reports but not necessarily on the material. If DCMS changes the AL code for any COMSEC material the material must be accounted for based on its new AL code effective upon notification of the change. The classification of COMSEC material has no bearing on the AL code assigned to an item. For example, Top Secret COMSEC material may be assigned AL 1 or AL 3; however, there is also Secret, Confidential and Unclassified COMSEC material that is assigned AL 1 or AL 3. AL codes determine how material is accounted for and classification determines handling and storage requirements.

The DCMS COR computer system, ACMS (Automated COMSEC Material System), requires assignment of an AL code to each short title in the system to permit automated processing (ie., automatic distribution and report generation requirements). (..)

 

 

In un altro documento poi si trova scritto al link:

http://www.iantn.navy.mil/INSTUCCIONES%20COMSEC/nag18a.pdf

 

" (..)

Edition. In addition to being identified by short title and accounting number (if applicable),

COMSEC material may be identified by alphabetic or numeric edition. COMSEC material is

superseded when the new COMSEC material becomes effective (effective edition). The effective

dates of operational keying material are considered “CONFIDENTIAL.” This information

should not be disclosed over an unsecure mode of communications, e.g., unsecure telephone,

teletype, facsimile, etc
."


 

I dati delle chiavi(il cosidetto titolo breve, il numero di identificazione e archiviazione nei casi in cui è applicabile)  del materiale operativo Comsec sono confidenziali, non possono essere trasmessi su un mezzo di comunicazione che non sia assolutamente sicuro.

 

Nello stesso documento si trova anche scritto: "(..)

CRYPTO Marking. COMSEC keying material, which is used to protect or authenticate

telecommunications carrying national security and government sensitive information, is

identified by the bold marking CRYPTO. The purpose of this marking is to make this material

readily identifiable from other material so that its dissemination can be restricted to personnel

whose duties require access and, if the material is classified, who have been granted a final

security clearance equal to or higher than the classification of the keying material involved


 

Le chiavi del materiale Comsec possono essere conosciute solo dal personale che ha diritto di accesso per la sua consultazione e che ha un'autorizzazione uguale o più alta della classificazione del materiale Comsec d'interesse.